Questioni (ignorate) di genere

Sono scomparse dai radar. Tante chiacchiere. Più di una promessa (che accomuna i marinai ai politici). E le preferenze di genere sono finite nel cestino. Insieme al dibattito sulla presenza delle donne in politica, nella società, nei ruoli di comando. A Trento, malgrado promesse, programmi di maggioranza (condivisi, s’immagina) e tanto di disegno di legge, non se n’è fatto nulla. Ha vinto l’ostruzionismo delle minoranze. Se ne riparla nella prossima legislatura. Il presidente Rossi dice che resta l’impegno morale, ma con gli impegni morali non si cambiano né la politica né la società, né la cultura imperante. Le minoranze esultano: come se la questione di genere riguardasse solo chi è al governo... A Bolzano, se possibile, va anche peggio: il problema non s’è nemmeno posto. Quando si tratta di alzare indennità, magari inventandosene di nuove (per i capigruppo, per i presidenti di commissione) tutti pronti ad alzare la manina anche nella notte. Quando si parla di donne, la manina la tengono tutti in tasca. Mi si dirà: nelle liste sarà obbligatorio prevedere la presenza di un terzo di candidate. Ma gli elettori sono autorizzati a non votarle... Di qui l’assurdità della norma che, a Bolzano, prevede che vi sia una presenza femminile in giunta proporzionata a quelle delle consigliere presenti in aula. Peccato che, per legge, le consigliere potrebbero anche non esserci, in aula. Il calcolo è dunque presto fatto. Mi si dirà anche che alcuni partiti sono molto attenti alla questione di genere, ma il risultato non cambia. O si fa una legge che modifichi le cose o si ammette che c’è un luogo dove il maschilismo regna sovrano: le istituzioni di questa regione. Istituzioni che ovviamente non riescono a fare una legge condivisa a livello regionale nemmeno su un tema così importante per una società che stenta a cambiare, che continua a pagare le donne meno degli uomini e che continua a impedire alle donne, salvo rare eccezioni, di fare (davvero) carriera. Su questo tema siamo ormai gli ultimi, in Italia. Ennesima medaglia di cui andar poco fieri.