«È ancora tempo di Resistenza» 

Celebrazioni del 25 aprile dedicate al ricordo e all’attualità Caramaschi: «Solidarietà». Kompatscher: «Diamo l’esempio»

di Francesca Gonzato

BOLZANO. Il 25 aprile è adesso. È stata tutta proiettata sull’attualità la Festa della Liberazione celebrata a Bolzano. Perché tornano i giovani e perché chi ieri è stato in piazza ha collegato più che mai la fine della dittatura nazifascista al ritorno del nazionalismo e del razzismo, al dovere della memoria, al rispetto delle istituzioni, alla voglia di piazze più unite. «Meno retorica e più verità storica», riassume Guido Margheri, al suo primo 25 aprile come presidente dell’Anpi.

Il 25 aprile di Bolzano ha visto i due cortei cittadini nei luoghi della memoria guidati dal sindaco Renzo Caramaschi e dal vicesindaco Christoph Baur partire dal Municipio, raggiungere l’uno via dei Vanga per il maestro Franz Innerhofer, il parco Rosegger, piazza IV Novembre e l’altro il cimitero di Oltrisarco, il cimitero ebraico, via Volta, via Siemens e poi di nuovo insieme piazza Adriano, il muro del Lager e la conclusione in piazza Matteotti. La piazza sta diventando il luogo, insieme al festival delle resistenze, in cui la Festa della liberazione rallenta il passo e diventa un appuntamento per la città, con la pasta solidale e, da ieri, il «Trofeo della liberazione», organizzato con la Federazione ciclistica Alto Adige.

Parlano le presenze e le assenze, accanto alle autorità. Per la politica, nelle diverse tappe, il presidente Arno Kompatscher, molto Pd, dal segretario Huber all’assessore provinciale Tommasini, assessori e consiglieri, l’ex deputata Luisa Gnecchi, qualche esponente Svp come Elmar Pichler Rolle, sinistra e Verdi. Centrodestra e M5S hanno deciso invece di non esserci. Hanno fatto eccezione solo il sindaco di Laives Christian Bianchi, Carlo Vettori (Lega) e l’ex consigliere Vitantonio Gambetti, che dice «meglio non commentare». Diverso il centrodestra trentino, che ieri ha schierato alle cerimonie parlamentari come Maurizio Fugatti (Lega) ed Elena Testor (Forza Italia). Ma in piazza a Trento c’era anche uno striscione dei sindacati. Caramaschi al muro del Lager ribadisce la promessa di un monumento con i nomi di tutti i prigionieri transitati dal campo: «Abbiamo preso l’impegno solenne di ricordare. Dedichiamo un minuto di silenzio alle loro sofferenze e alla battaglia per la democrazia». E in Piazza Matteotti Caramaschi aggiunge: «È bello essere qui, nei quartieri popolari che nel dopoguerra seppero rinascere, con grande senso di solidarietà». Kompatscher insiste: il ricordo di «milioni di vittime del nazifascismo» deve riempire di senso oggi «valori come uguaglianza e democrazia, mentre c’è tanta insicurezza tra i cittadini per la globalizzazione e l’immigrazione e questo sentimento diventa anche un atteggiamento distruttivo, che punta a cancellare quanto è stato costruito nel dopoguerra, a partire dalla democrazia. Invece ci vuole rispetto per le istituzioni e la Costituzione. Il rispetto va conquistato e la politica deve dare il buon esempio. Le regole valgono per tutti, su questa base si costruisce un nuovo senso civico». Margheri commenta: «Gli assenti al 25 aprile hanno sempre più torto. È diventata una battaglia politica e culturale, perché c’è il tentativo di delegittimare la resistenza e l’antifascismo». C’era invece, tra gli altri, il vecchio partigiano Giacinto Passoni, mentre l’Anpi ha affidato la propria corona a una studentessa universitaria e a Sonia Zanotti, sopravvissuta alla strage di Bologna. Non mancano mai i discendenti di Manlio Longon, da ottobre cittadino onorario di Bolzano, ieri con la figlia Mila e la sua famiglia. E poi «Bella ciao» in piazza Adriano. Eco dei dissapori romani con la Brigata ebraica: kefiah palestinese per Giorgio Zaninelli e Oreste Galletti. Successo al Parco Petrarca per la Festa del comitato Lac.

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