BOLZANO

Alto Adige, contratti di lavoro già per 120 migranti

E altri 120 si danno da fare con giardinaggio, pulizie e tirocini. Stocker: possono essere assunti 60 giorni dopo l’ arrivo

di Valeria Frangipane

BOLZANO. Fanno i lavapiatti ed i tuttofare negli alberghi. Sono aiuto cuoco, addetti alle pulizie, facchini, guardie notturne, magazzinieri, operai. «Spesso impiegati in lavori poco attrattivi per gli altoatesini». L’assessora Martha Stocker non si tira indietro: «Per una buona integrazione serve un lavoro e noi ci muoviamo in questo senso. Stiamo facendo di tutto per occupare i profughi... perchè utilizzino il tempo in modo sensato durante la fase dell’accoglienza... ma credetemi non è facile. Dobbiamo risolvere problemi di alfabetizzazione, di lingua ed abbiamo di fronte persone che non sono specializzate quindi ancora più difficili da impiegare». E ieri a Palazzo Widmann, l’assessora, il direttore della Ripartizione lavoro, Helmuth Sinn, ed il direttore della Ripartizione politiche sociali, Luca Critelli, hanno presentato le misure adottate in Alto Adige per facilitare l’inserimento lavorativo dei migranti. «A tutt’oggi su un totale di 1.060 richiedenti asilo siamo riusciti a dare un lavoro retribuito a 120 persone. Altri 70 danno una mano in attività volontarie (lavori di giardinaggio, Seab ecc.) e questo succede sulla base di un accordo tra Provincia, Commissariato del Governo, Comuni, Comprensori e enti vari (già prima che trascorrano 60 giorni dalla presentazione della domanda). Altri 50 poi sono alle prese con i tirocini».

La Provincia ricorda anche che nei 18 centri di accoglienza dell’Alto Adige si tengono continui corsi di formazione e aggiornamento per alfabetizzazione, lingue, formazione e sicurezza sul lavoro.

In base alle statistiche dell’Osservatorio del mercato del lavoro sono per dunque 120 i richiedenti asilo che lavorano con retribuzione e provengono dall’Africa e dell’Asia.

I settori di attività sono per lo più quelli della ristorazione ed alberghiero. In futuro, secondo Sinn, sarà opportuno effettuare una rilevazione delle competenze professionali di tutti i richiedenti asilo, delle loro esperienze lavorative, del fabbisogno di manodopera nei diversi settori economici provinciali, dovranno essere organizzati specifici corsi di formazione linguistica e si dovrà inoltre sensibilizzare i vari datori di lavoro affinché diano loro maggiori opportunità di lavoro.

Opportunità che al momento mancano.

Alberto Stenico (ex Legacoop) giudica critica la situazione nonostante gli sforzi della Provincia. «Dei 1.060 richiedenti asilo presenti in provincia di Bolzano, solo il 10% lavora. Molto poco se si considera che ogni processo di integrazione inizia proprio con la prima occupazione di queste persone. Il restante 90% è ancora escluso da questa possibilità e generalmente non per colpa propria; sono ancora scarse - infatti - le offerte di lavoro adeguate e inoltre molti ostacoli vengono da normative garantiste sulla carta, ma nella realtà, escludenti. È il caso del lavoro in agricoltura per la raccolta della frutta, nel quale molti dei richiedenti asilo potrebbero essere occupati. Per le attività di qualche giornata o settimana (vendemmia, raccolta mele, ecc) si presume legittimamente si possa avviare un rapporto di lavoro occasionale con il pagamento tramite voucher (10 euro/ora comprensivi di contributi Inps). Ebbene, tutto ciò non è possibile - precisa Stenico - perchè i voucher - ha detto Helmuth Sinn - secondo le recenti nuove normative, si possono usare solo per studenti e pensionati! I profughi continueranno ad annoiarsi, facendo da spettatori alla intensa attivitá di questi mesi nei nostri vigneti e meleti».