L'INTERVISTA

Andrea Vettori, il bolzanino a Bruxelles che cerca di salvare il mondo dalla plastica 

Una carriera in Europa. Dopo il Carducci e la laurea in Economia, l’impegno per l’ambiente nella Commissione europea. «Biodiversità da tutelare e norme coraggiose contro l’inquinamento»

di Luca De Marchi

BOLZANO. Andrea Vettori, bolzanino, lavora presso le istituzioni europee da oltre dieci anni. Diplomato al liceo classico Carducci, ha studiato economia a Milano. Dopo alcuni tirocini, ha lavorato per quattro anni al Parlamento europeo ed è diventato funzionario della Commissione europea. Da sei anni si occupa di protezione e uso del territorio come Vice Capo Unità della Direzione Generale Ambiente.

Come inizia il suo percorso all'interno dell'Unione europea?

Dopo essermi laureato in economia, sono arrivato a Bruxelles per un tirocinio e mi sono fermato: ho lavorato per una ONG e poi al Parlamento europeo, prima di diventare funzionario della Commissione europea.

Come si è evoluta la sua idea di Europa?

Prima di lavorare in Europa avevo l’impressione di un’amministrazione burocratica e lontana. Poi a Bruxelles ho conosciuto persone preparate e motivate, che hanno lasciato il proprio paese per portare avanti il progetto di mantenere la pace nel continente e migliorare la qualità di vita dei cittadini. Certo, ci sono aspetti da migliorare, ma non dimentichiamo che per occuparsi di 500 milioni di cittadini, i funzionari dell’Unione sono 43.000, una cifra che più o meno corrisponde al totale dei dipendenti pubblici in Alto Adige.

I giovani credono nell'Europa?

Secondo l’Eurobarometro 2019 il 45% ha un'immagine positiva dell’Unione, mentre il 17% ne ha una negativa. Da parte mia ho incontrato due volte gli studenti del mio vecchio liceo, il Carducci di Bolzano: i ragazzi conoscono l’Europa più di quanto la conoscessi io alla loro età, sono interessati e affascinati dalle possibilità offerte per studiare, lavorare e sviluppare i propri progetti in Europa.

Qual è il futuro della questione ambientale nel continente?

Oggi chiunque lavori con una prospettiva di medio o lungo termine è cosciente delle sfide poste dal degrado ambientale e dai cambiamenti climatici. Secondo gli esperti del Word Economic Forum di Davos, sei dei 10 maggiori rischi per l’economia mondiale sono relativi all’ambiente. E i giovani, che per natura guardano a come sarà il mondo fra dieci o venti anni, sono in prima linea per chiedere misure per correggere gli errori del passato.

Quali politiche ambientali hanno avuto successo nell'Europa degli ultimi anni?

Negli ultimi 40 anni le emissioni di inquinanti specifici nell'aria, nell'acqua e nel suolo sono state ridotte. Forse i più anziani ancora ricordano le piogge acide sulle foreste del centro Europa, e i fiumi e i laghi inquinati degli anni ‘70, e il mare Adriatico coperto di mucillagini a fine anni ‘80. Un altro esempio è il buco nell’ozono, un’emergenza ambientale che si sta oggi riducendo grazie al divieto dei gas HCFC.

Cosa è stato fatto per l’inquinamento da plastica?

Nel mondo, la produzione di plastica è aumentata di 20 volte in 50 anni e si prevede un raddoppio nei prossimi 20 anni. Le materie plastiche rappresentano l'85% dei rifiuti marini e, sotto forma di microplastica, sono presenti anche nell'aria, nell'acqua e nel cibo, con effetti sulla nostra salute ancora sconosciuti. In seguito all'iniziativa sui sacchetti di plastica nel 2015, che ha portato il 72% degli europei ad averne ridotto l'uso, la UE ha adottato l’anno scorso una nuova direttiva sulla plastica monouso che sarà lo strumento giuridico più ambizioso a livello mondiale: verranno banditi dal mercato i dieci prodotti di plastica monouso trovati più di frequente sulle spiagge e nei mari d'Europa.

Quali sono?

Bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, agitatori per bevande, aste per palloncini, contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso: insieme alle reti da pesca abbandonate, questi prodotti costituiscono il 70% dei rifiuti marini e la normativa li ridurrà di oltre la metà, evitando danni ambientali che altrimenti costerebbero 22 miliardi di euro entro il 2030, evitando l'emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2.

E sulla biodiversità?

Nel 2011 la Commissione europea aveva adottato una strategia con l'obiettivo di porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici entro il 2020. Inoltre, la rete europea “Natura 2000”, sviluppata per proteggere le specie e gli habitat più a rischio, copre oggi circa il 20% del territorio europeo e il 6% delle zone marine. Tuttavia, secondo l’ultima relazione sullo stato della natura europea, solo un quarto (23%) delle specie protette nell’ambito della cosiddetta “direttiva Habitat” si trova in buono stato di conservazione, mentre oltre la metà (60%) è in uno stato sfavorevole. E per quanto riguarda gli habitat stessi, solo il 16% si trova in uno stato di conservazione favorevole.

Le politiche ambientali europee come influiscono sulla vita dei cittadini di Bolzano?

Si stima che ’80% della legislazione ambientale nazionale sia in attuazione delle norme europee. Esempi concreti sono la certezza che l’acqua che esce dai nostri rubinetti non ponga alcun rischio per la nostra salute e che tutti i prodotti in vendita nei negozi rispettino livelli minimi di sicurezza. La Provincia di Bolzano, con un cofinanziamento europeo, ha installato impianti fotovoltaici sui suoi edifici, mentre il Comune ha partecipato a un progetto di cooperazione europeo con un piano d’azione per ridurre del 23% le emissioni di CO2 in settori quali edifici e mobilità. Lo stesso tunnel del Brennero è un progetto che senza l’UE non esisterebbe e che è volto a spostare il trasporto di merci dall’autostrada alla ferrovia, riducendo l’inquinamento.