Bolzano non decide mai

di Mauro Fattor

Uscire allo scoperto e difendere una posizione. Possibilmente condivisa. Questo ci si aspetta dalla giunta comunale di Bolzano. Discorso che dovrebbe valere allo stesso modo per tematiche diverse.
Per il Virgolo, sia prima che dopo il dibattito sul progetto Thun; per i collegamenti con l'Oltradige e per l'ipotesi di apertura di un centro commerciale. Sembra un'ovvietà ma non lo è. Quello che sta accadendo è invece che i rapporti tra Comune e Provincia paiono segnati sempre più spesso da una distonia che, da parte di Bolzano, non riesce mai trasformarsi in un dissenso del tutto espresso anche quando le posizioni sono schiettamente divergenti. Dove ci sono frizioni con la giunta provinciale - e in questo periodo le occasioni non sono state poche - la giunta Spagnolli pare aver scelto di galleggiare strategicamente in un caldo brodo di ambiguità sperando che qualcuno, prima o poi, tiri fuori un coniglio dal cilindro o riesca a sparigliare.
Qualche volta il giochino riesce (Thun che ritira il progetto sul Virgolo mettendo fine alla polemica), qualche altra volta no, e si finisce così con l'andare avanti per mesi, se non per anni, attendendo decisioni che qualche volta non arrivano mai. Dentro questa cornice si spiega anche l'ultimatum di Laimer sulla questione della scelta per l'area per la realizzazione di un centro commerciale nel capoluogo. Se questo è lo stato di fatto, si tratta di capire perchè questo accade con regolarità secondo un copione piuttosto consolidato. Gli elementi sono due. Il primo: una intrinseca debolezza dei rapporti di forza tra Comune e Provincia, che è e resta un rapporto asimmetrico, con la paura che ogni¨"no" esplicitamente detto (sul fronte comunale) possa poi condizionare ogni possibile¨"sì" successivo (sul fronte provinciale). Il secondo: una intrinseca debolezza della giunta Spagnolli, sia in termini di coesione politica e programmatica che di strategia. Limitiamoci alla questione del centro commerciale. Hanno parlato in tre: il sindaco Spagnolli, l'assessore Pasquali e l'assessore Ladinser. Le loro posizioni non collimano. Sono tutte dominate da uno scetticismo di fondo rispetto al progetto - posizione peraltro del tutto legittima - ma gli orientamenti sul da farsi e sulle priorità sono diversi. E così si prende tempo e non si decide nulla. Oggi Ladinser spiega, di fatto, che il Comune non ha volutamente nominato il proprio rappresentante dentro l'apposita commissione tecnica chiamata a dirimere la questione. Per frenare. Per rallentare eventuali decisioni. Ora, la resistenza passiva è una nobilissima forma di lotta civile e politica, ma perchè sia tale deve venire pubblicamente rivendicata in tempi non sospetti e non confessata quando si è quasi con le spalle al muro. E' questo che la trasforma in uno strumento di lotta, spesso anche efficace, e che aiuta il dibattito a crescere. Fatta come la fa il Comune invece, non serve a molto.
Finisce con l'essere solo un espediente, un po' democristiano nel senso deteriore del termine, che non aiuta il Comune a uscire dall'angolo. L'estenuante ricerca di mediazione, che è un po' la cifra dello stile di governo del sindaco, in definitiva ha un senso solo se non è fine a se stessa. Quando però da mezzo si trasforma in eterno fine in attesa di tempi migliori, finisce col diventare la negazione stessa del diritto-dovere di amministrare una città. Nessuna ricerca di mediazione può giustificare infatti una prolungata paralisi decisionale, cosa che sta invece accadendo in Comune. Ed è un peccato, perchè sia sul Virgolo, che sul tram e sul centro commerciale i buoni argomenti alla giunta comunale non mancano. Al contrario. Si tratta però di renderli chiari e di difenderli dando l'impressione di sapere quello che si sta facendo, sia nei confronti della giunta provinciale che dei cittadini. Assumendosi anche la responsabilità di spiegare, per esempio ai molti bolzanini che il centro commerciale lo vorrebbero, la ratio della proprie posizioni senza preoccuparsi di perdere consensi. Al contrario quello che appare oggi è che il Comune non abbia affatto le idee chiare. Un'ambiguità da cui bisogna uscire.