Bruno, l’angelo del carcere: «Lascio: qualcuno continui» 

La San Vincenzo lancia un appello per cercare nuovi volontari disposti ad andare in via Dante. Bertodi: «Ho 88 anni e la fatica ormai si fa sentire ogni giorno di più»

di Antonella Mattioli

BOLZANO. «Proviamo». Aveva risposto così Bruno Bertoldi al conte Franz Josef Forni - presidente della San Vincenzo e fondatore dell’Associazione per l’assistenza volontaria ai detenuti - che cercava qualcuno (possibilmente bilingue) disposto ad andare in carcere a fare volontariato.

Da quel giorno sono passati 49 anni e Bertoldi, che nel frattempo ha festeggiato 88 primavere, sta ancora “provando”. «Adesso però comincio a sentire il peso degli anni. E a casa c’è mia moglie che ha qualche acciacco e ha bisogno di una mano. Vorrei lasciare, spero che si trovi un sostituto, perché in carcere il 70% dei detenuti è rappresentato da stranieri o comunque da persone che arrivano da fuori provincia: ciò significa che qui non hanno nessuno».

La stessa fatica la sente anche l’altro volontario, Karl Fink che, nel carcere di via Dante, ci va “solo” da 25 anni. Per questo ieri la San Vincenzo ha diffuso una nota in cui ringrazia i “due eroi per il servizio impagabile svolto” e cerca urgentemente volontari pronti a prendere il posto di Bruno e Karl (si può rivolgersi all’associazione telefonando al numero 0471-324208 negli orari d’ufficio).

Non sarà facile però che qualcuno risponda all’appello, perché l’impegno richiesto è notevole: portano vestiti, viveri, prodotti per l’igiene personale, sigarette; e poi vanno in banca, presentano a Comune, Provincia, Fondazione Cassa di risparmio domande di contributi; sbrigano qualche commissione, telefonano ai familiari. Soprattutto ascoltano, facendosi carico dei drammi personali e della solitudine dei disperati rinchiusi nelle celle del carcere fatiscente di via Dante, dove scontano condanne per reati legati in particolare a microcriminalità, spaccio di droga, aggressioni.

«Non chiedo mai - dice Bertoldi, una moglie e due figli - cos’hanno fatto, ma di cosa hanno bisogno».

E lui, come Fink, si fa in quattro per accontentarli portando, tra quelle quattro mura, un po’ di umanità.

I detenuti incontrano Bertoldi la domenica, perché da 49 anni va in via Dante per la messa e poi durante la settimana. Al secondo piano della casa circondariale la direzione gli ha assegnato una cella, dove ha creato un suo piccolo magazzino. C’è di tutto: dalla biancheria intima alle scarpe, dagli spazzolini da denti alle lamette per la barba.

«Una volta al mese - racconta - distribuisco mutande, canottiere, calzini. Ne ordino in grandi quantità perché vanno via dai 40 ai 50 pezzi alla volta. L’abbigliamento invece, dalle maglie alle camice, ai pantaloni li vado a comprare a Bassano, perché hanno prezzi buoni. Periodicamente prendo il pullman che parte alle 7.30 del sabato da via Perathoner e torno nel tardo pomeriggio. Fino a fine ottobre ho merce a sufficienza per vestire chi finisce dentro in pantaloncini e maglietta e non ha nessuno a cui chiedere aiuto, perché i familiari abitano in altre parti del mondo».

Assieme all’abbigliamento, una volta al mese distribuisce anche 10 sigarette a ciascun detenuto: «Spendo dai 300 ai 400 euro al mese, ma il rimborso in questo caso non posso chiederlo certo alla Provincia che fa le campagne contro il fumo. I soldi li chiedo alla Fondazione».

Poi ci sono le telefonate: unico contatto col mondo.

I detenuti, in base al regolamento, possono telefonare solo una volta alla settimana, a pagamento e previo accordo con gli agenti di custodia. «Esaurita questa possibilità chiedono a me o a Karl di chiamare i familiari e noi lo facciamo».

A Bruno si rivolge anche la direzione del carcere quando ha esaurito i fondi per comprare carta igienica, guanti di gomma, prodotti per le pulizie. «E poi se uno viene arrestato il sabato, non ha diritto al pasto. Allora intervengo io con la mia riserva di scatolette di tonno e acqua minerale».