«Da un solo cliente 1600 euro al mese»

Dalla escort in cella la mappa della Bolzano proibita: 400 euro per sesso in ufficio con le baby

BOLZANO. Quasi una...«macchina da guerra», per usare un termine tecnico. La escort marocchina di 25 anni, ancora in carcere a Rovereto in attesa dell'incidente probatorio davanti al giudice Busato, è consapevole di rischiare più di tutti nello scandalo delle baby-squillo. Accusata di sfruttamento della prostituzione minorile, negli interrogatori resi davanti al sostituto procuratore Donatella Marchesini, ha scelto la strada della collaborazione. Se non altro per una questione di opportunità. L'inchiesta è solida, gli elementi a carico degli indagati sono molti. La donna marocchina, accusata di aver organizzato il meretricio di tre minorenni (tra cui sua cugina e sua sorella), ha accolto probabilmente l'invito del proprio legale a collaborare sperando di barattare la propria verità con qualche possibile attenuante. Con gli elementi in mano alla Procura è forse l'unica carta che può giocarsi, ben sapendo di rischiare grosso (sino a 12 anni di reclusione).

E' così che le deposizioni della escort diventano un «fiume in piena», con ammissioni e racconti che svelano alcuni piccoli grandi segreti della Bolzano proibita, fatta di passioni a sfondo maniacale e di protagonisti al di sopra di ogni sospetto, di noti e rispettati professionisti ma anche di anonimi commercianti che si muovono e trovano soddisfazioni in un contesto di totale squallore. La escort dimostra di sapersi muovere con estrema determinazione: lavora regolarmente nelle ore principali della giornata ma in pochi mesi si costruisce una rete di clienti danarosi con cui si vende, semplicemente nell'intento di fare più soldi possibili.

SESSO A DOMICILIO. Con i clienti più benestanti offre sesso a domicilio, spesso in ufficio, la sera o in pausa pranzo. Incassa sino a 300 euro a prestazione, induce alcuni professionisti a istituire addirittura un fondo cassa (per evitare il problema dei contanti ad ogni incontro) con pagamento anticipato e depennamento degli importi a scalare. E quando intuisce il business con la cuginetta minorenne e la sua amica (giunte dal Marocco nel 2009), diventa coordinatrice di un giro sempre più ampio con garanzia di altri incassi. Davanti al Pm ha cercato di difendersi ripetendo più volte di non aver indotto la cuginetta e la sua amica a fare la vita. «Non è vero, lo giuro, non sono stata io a farle iniziare» ha ripetuto più volte durante il primo interrogatorio, aggiungendo nella deposizione una frase che ha fatto sobbalzare il Pm Marchesini. «Le due ragazzine sono arrivate dal Marocco già preparate». In realtà le ragazzine sono di buona famiglia e sarebbero giunte in Italia con l'idea di studiare e trovare un lavoro. In seconda battuta lo ammette la stessa escort. «Mia cugina voleva trovare lavoro come tecnico di laboratorio di analisi nell'ambito sanitario - rivela ai magistrati - ma non aveva pensato bene come mantenersi». Qualcuno le ha spiegato come fare. Nella deposizione la escort venticinquenne cerca di far passare la tesi che non fosse suo interesse farle entrare nel giro dei cliente danarosi di Bolzano. «Mi facevano concorrenza, in alcuni casi mi hanno rubato il cliente».

DUE VOLTE A SETTIMANA. E' il caso di un professionista abituato già da un paio d'anni ad ospitare la escort nel suo studio ogni giovedì e venerdì sera per una spesa di 400 euro alla settimana. Mille e seicento euro di sesso mercernario al mese. Il professionista sembra non avere limiti, riesce a spendere bene, ma quando vede per la prima volta la cuginetta sedicenne se ne invaghisce fino ad arrivare a confessare alla sua «prostituta di fiducia» di essersi innamorato della sua parente. Nell'interrogatorio la escort lo definisce «innamorato disperato». Il professionista avrebbe perso la testa, propone e ottiene di fare sesso a tre nel suo studio, aumenta il budget sino a 500 euro, alla ragazzina paga addirittura l'apparecchio per i denti, in tutto 5 mila euro di parcella. Con la escort andava sino in fondo, con la minorenne solo sesso orale o petting.

SCHEMA A TRE. Stesso «schema» in seguito adottato con un altro professionista coinvolto nello scandalo. Incontro a tre nello studio, 200 euro alla venticinquenne (conosciuta nel 2007 al Bar del Corso ove lavorava come barista), altrettanti alla minorenne. La parte più impegnativa la affrontava sempre la venticinquenne che nella deposizione si lamenta del trattamento che l'uomo le riservava. «Mi massacrava» dice al giudice. Come nel caso di un commerciante con negozio in centro. Nella deposizione la escort indica con precisione il luogo ove faceva sesso a pagamento a conclusione dell'attività quotidiana. «Dove c'è la cassa, dietro c'è un muro lungo...» In quel negozio la escort ci è andata più volte, sempre alle 8 di sera, ultimamente anche con le due minorenni. «Il peggiore, mi faceva soffrire, mi faceva soffrire a livello sessuale...mi faceva di tutto e di più». All'inizio pagava bene, poi col tempo ha preteso di pagare con merce del negozio. Alla fine non avrebbe neppure pagato una delle minorenni coinvolte nelle prestazioni sessuali tanto che le due ragazzine avevano poi progettato di derubarlo.

BUGIE AI CLIENTI. «Ai clienti le ragazzine dicevano sempre di avere 19 anni» puntualizza nell'interrogatorio la escort marocchina che si è dimostrata perfettenamente informata sui limiti imposti dal codice penale italiano in materia di prostituzione minorile. «Io non le ho mai forzate ad accettare di fare sesso con i miei clienti» ha ribadito ai giudici. E sulle due minorenni ha spiegato: «Quando non sono truccate uno può pensare che abbiano addirittura 14 anni. Una volta truccate possono passare per diciannovenni». L'ordine di scuderia era dire a tutti che entrambe avevano 19 anni. Una puntualizzazione, quella della escort, che sarà sicuramente utilizzata dagli avvocati difensori di molti clienti per tentare di far saltare uno dei presupposti base per la contestazione del reato e cioè la consapevolezza da parte del cliente della minore età della prostituta.

RIMORSI MORALI. Nel lungo interrogatorio la escort marocchina cerca anche spazio per una sorta di giustificazione morale della sua vita. «Mi prostituisco per dare una mano alla mia famiglia, ai miei fratelli - ha detto - mio padre non ha mai lavorato, mi madre non sta bene. In famiglia entrano 600 euro al mese...non bastano. Una volta a mia sorella di dieci anni ho comprato le matite, quelle jolly da dieci euro. Si è messa a piangere e mi ha abbracciato».

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