Fiumi di droga in Alto Adige: 30 arresti 

La Guardia di finanza ha smantellato un’organizzazione internazionale: sequestrati 120 chili di cocaina, eroina e marijuana

BOLZANO. Un fiume di droga. Un fiume di droga che scorreva lungo l’asse del Brennero, ben nascosto in veicoli modificati con ingegnosi doppi fondi, e arrivava fino nel cuore dell’Europa per rifornire il nord Italia (Lombardia, Veneto e Piemonte), ma soprattutto le piazze dello spaccio di Bolzano e della Baviera. Cocaina ed eroina arrivavano dall’Olanda e dal Belgio, sbarcate dalle navi nei porti di Rotterdam e Anversa, la marijuana dall’Albania. Un fiume di droga che l’operazione “Alba Bianca”, condotta dalla Guardia di finanza in collaborazione con altre forze dell’ordine europee, ha fermato. A illustrare il lavoro e i risultati ottenuti dagli investigatori della Fiamme gialle, ieri mattina, nell'ufficio del procuratore di Trento, Sandro Raimondi, c’era il comandante provinciale della Finanza, Roberto Ribaudo: 30 gli arresti in Italia e all'estero, 10 le persone denunciate, 120 i chili di droga sequestrati (per il 90 per cento si trattava cocaina) per un valore di mercato di oltre venti milioni di euro. Sequestrati anche otto automezzi utilizzati per il trasporto dello stupefacente e oltre centomila euro in contanti.

Due i sodalizi che gestivano il mercato e che sono stati di fatto smantellati al termine di due anni di indagini. Organizzazioni composte quasi esclusivamente da soggetti di origine balcanica - albanesi, kosovari, macedoni e serbi che collaboravano proficuamente con iracheni, pakistani, afghani, tedeschi e italiani - che, ben radicate in Trentino Alto Adige e in Baviera, gestivano con efficienza i mercati locali dello spaccio. Strutture criminali ben organizzate che, però, in questo caso, hanno dovuto fare i conti con l’attività congiunta di più forze dell’ordine continentali. Determinante per il successo delle indagini, infatti, è stata la collaborazione con i colleghi tedeschi del Blka (Bayerisches Landeskriminalamt), dello Zfa (Zollfahndungsamt), dei colleghi belgi, albanesi e macedoni insieme ai quali, con il coordinamento della Direzione centrale per i servizi antidroga e della Procura di Trento, è stata avviata una serie di scambi diretti di informazioni e sono state sviluppate investigazioni parallele. A dare il via all’indagine, nel 2016, è stato il sequestro a Vipiteno di 93,1 chili di cocaina: dopo quell’operazione, la Direzione distrettuale Antimafia ha dato il via ad una serie di approfondimenti affidati al Gruppo Operativo Antidroga e alla Guardia di Finanza.

«L'operazione di oggi – ha spiegato il colonnello Roberto Ribaudo, comandante proviciale delle Fiamme gialle trentine – riassume due anni di importanti indagini iniziate nel gennaio del 2016 e che hanno permesso di disarticolare due distinte organizzazioni criminali con componenti provenienti in prevalenza dall'area balcanica. L'approvvigionamento – ha continuato Ribaudo – era assicurato attraverso i porti di Anversa e Rotterdam, i porti della grande rotte commerciali. La droga veniva poi trasportata con automezzi modificati con sistemi di occultamento tra i più variegati. Le nostre attività di indagine – conclude l’alto ufficiale – hanno consentito, in un'ottica internazionale, di fornire ai colleghi tedeschi sicure informazioni per sequestrare svariati chilogrammi di cocaina e marijuana». Ieri mattina, mentre a Trento era iun corso la conferenza stampa, un centinaio di militari della Guardia di Finanza, supportati dalle unità cinofile, hanno eseguito venti misure di custodia cautelare in carcere con perquisizioni domiciliari a Bolzano, Laives, Merano, Bressanone e Chiusa. E proprio a Chiusa, in una delle abitazioni controllate, è stato trovato un libro modificato in modo particolare e all'interno del quale venivano nascosti soldi frutto del narcotraffico. Sulla base della procedura del mandato d’arresto europeo e grazie agli accordi internazionali in materia di estradizione, in Germania sono stati arrestati tre cittadini albanesi residenti in Baviera e un altro è stato arrestato dalle autorità albanesi a Tirana. Tre, infine, le persone che, fino a ieri, mancavano all’appello: potrebbero essere assicurate alla giustizia già nelle prossime ore.