lo studio

Giovani, cinquemila non fanno nulla

I «Neet» hanno meno di 24 anni, non studiano e non lavorano, vivono sulle spalle dei genitori senza alcuna prospettiva

di Antonella Mattioli

BOLZANO. Non studiano, non lavorano: davanti a loro vedono soltanto il vuoto. In Alto Adige sono 5.100 i cosiddetti “Neet” (acronimo inglese di youth not in employment, education or training), pari all’ 8,8% dei giovani tra i 15 e i 24 anni; percentuale che sale al 10,2% se si amplia la fascia dell’età fino ai 29 anni.

Magra consolazione: si tratta di percentuali nettamente inferiori rispetto alla media europea, pari a quasi un terzo del valore registrato in Italia, ma leggermente superiori al valore registrato in Austria.

In Alto Adige tra i 15 e i 24 anni sono invece 17.900 coloro che lavorano su un totale di 57.900 (pari al 30,8%).

Sono le cifre contenute nell’Indagine sui giovani, che fornisce indicazioni su valori, stili di vita e progetti per il futuro degli altoatesini tra i 12 e i 25 anni.

I risultati della ricerca, commissionata nel 2016 dalla Provincia, sono stati illustrati e discussi ieri dagli assessori Christian Tommasini, Waltraud Deeg, Philipp Achammer e Florian Mussner, assieme a Timon Gartner e Stefano Lombardo dell’Astat.

La felicità. I residenti in provincia di Bolzano nella fascia di età tra i 12 e 25 anni sono circa 81.700 (circa 42.000 maschi e 39.700 femmine) e cioè 15,7 ogni 100 abitanti. La quota di giovani di origine straniera è pari all’8,5% del totale (7.000). Nel periodo giugno-settembre dello scorso anno sono stati intervistate 1.814 persone.

L’identikit che ne esce, secondo Lombardo, è quello di ragazzi sicuri di sé, che praticano attività sportiva (72%) e accedono quotidianamente ad internet (71,9), principale fonte di informazioni anche per quanto riguarda la sessualità ; ma sono sempre meno interessati alla politica, in particolare a quella locale; mettono al primo posto degli obiettivi da raggiungere la felicità (90,2%). Nella lista dei desideri ci sono poi “famiglia e figli”, al quale si aggiungono l’esigenza di trovare “un posto di lavoro sicuro” (69,3%). Meno importante, a quanto pare, “avere tanti soldi” (32,7%) e “avere successo e potere” (20,4%).

Vivono in genere in famiglie composte da quattro persone e solo un terzo dei venticinquenni è già fuori casa. I rapporti con i genitori viene giudicato positivamente dalla maggior parte degli intervistati, soprattutto il rapporto con la madre. Incontrano gli amici più volentieri a casa (60,5%), ma anche nei locali pubblici (53%). Il 43% in Alto Adige sta bene e vorrebbe rimanere qui; il 48% si dice comunque disposto a lasciare la terra d’origine per realizzare i propri progetti. Il bilinguismo. Circa il 60% degli studenti delle scuole superiori e della scuola professionale pensa che la formazione bilingue offerta dalla scuola altoatesina sia un punto di forza, ma solo il 12% mette la seconda lingua tra le tre discipline più interessanti. Per la stragrande maggioranza la seconda lingua, assieme alla matematica e alla religione, rappresenta il fanalino di coda.

Per quanto riguarda l’opinione sugli immigrati, i giovani sono spaccati: il 42% pensa che la loro presenza sia un arricchimento (42%), ma il 49,5% ritiene che siano portatori di criminalità o di terrorismo; il 51% è convinto che il flusso migratorio debba essere limitato.

Tra i fattori di rischio diminuisce il consumo di alcolici; ma il 22,3% fuma sigarette e non ci sono differenze tra maschi e femmine. Il 28% dei maschi e il 23% delle femmine ammette di consumare o di aver almeno provato la cannabis.

Alle domande relative alla sessualità, il 72% ritiene che l’amare una persona delle stesso sesso sia un “orientamento sessuale come altri”; ma rimane un 9% per cui l’omosessualità è considerata una “malattia”. Più in generale per quanto riguarda i rapporti sessuali, il 75,7% ha dichiarato di “proteggersi sempre”, c’è però un 19% che dice di farlo “solo se ne ha la possibilità”.