Gli ex Pd fondano «Noi per Bolzano» 

Randi: appoggiamo Caramaschi. Huber: lascino le cariche. La risposta? «Non ci pensiamo proprio». Bizzo verso l’addio

BOLZANO. Ieri il debutto di «Noi per Bolzano». È il nome della nuova formazione politica formata dagli ex Pd in consiglio comunale a Bolzano. Sigla anche in lingua tedesca per il trio composto dall’assessora Monica Franch e dai consiglieri Mauro Randi e Claudio Volanti.

Dal partito di Renzi se ne sono andati in quattordici, tra dirigenti ed amministratori. I cosìddetti bizziani. E Roberto Bizzo? Alla conferenza stampa dell’addio non c’era. Se ne andrà anche lui. È nell’ordine delle cose. Quando? Tempi brevissimi. Le «poltrone» sono diventate uno dei temi dello scontro tra chi è rimasto nei Democratici e chi ne è uscito. Questi ultimi accusano quella che è ormai la loro ex casa politica di essere «il Pd del potere», con «scelte calate dall’alto, come nel caso di Bressa e Boschi». «L’hanno studiata a tavolino, per trovare il migliore colpo di teatro», replica la presidente dell’assemblea provinciale Pd, Nadia Mazzardis. Di «tempismo chirurgico» parla Alessandro Huber. «Una scelta di bassa lega, per interessi locali e tornaconto personale», ancora il segretario Dem, che poi aggiunge: «Si lascino allora tutti gli incarichi ottenuti con i voti degli elettori Pd».

Ma di lasciare gli incarichi, quelli derivati dal mandato elettorale, non ci pensa nessuno. «Sono voti andati alla mia persona», dice ad esempio Mauro Randi, ricordando le sue 560 preferenze alle ultime comunali, secondo solo a Sandro Repetto. E così vale per Monica Franch e Claudio Volanti», ancora Randi. Ieri, nell’aula del consiglio comunale, quest’ultimo ha comunicato la nascita di Noi per Bolzano e il sostegno al sindaco Caramaschi ed alla maggioranza. Bizzo farà la sua scelta ancora questa settimana. Oltre ad essere presidente del consiglio provinciale col voto determinante della Svp è anche capogruppo dei Democratici. La sua uscita dal partito di Renzi comporterebbe la nascita di un altro partito o movimento in consiglio espressione del gruppo italiano. Un gruppo sottorappresentato - 5 consiglieri in totale su 35 - rispetto alla proporzionale del 26%. «Di certo non rinnego le mie idee per restare presidente del consiglio provinciale. La Svp è libera di scegliersi i suoi partner di coalizione e di sfiduciarmi se lo ritiene necessario», evidenzia Bizzo, sottolineando di «volere informare per primi l’Obmann Svp Achammer e il governatore Kompatscher della sua decisione». Resterà presidente dell’organo legislativo una volta che se ne sarà andato dal Pd? «Vediamo, dipende anche da come si posizionerà Bizzo col suo nuovo movimento in materia di toponomastica», afferma Philipp Achammer. Alla Svp non è ancora andato giù il no dell’ex segretario della Margherita alla norma in Commissione dei Sei. «Sarebbe un segno di debolezza della Svp se sfiduciasse Bizzo», dice Elena Artioli (Team Autonomie) possibile candidata a prenderne il posto come presidente: «Sostituirlo per le poche sedute rimaste sarebbe più un problema che una soluzione». Scaramanzia? Da segnalare, infine, che Uwe Staffler non ha intenzione di lasciare il Pd, «unico partito con un solido ancoraggio europeo a rappresentare una speranza di sviluppo per il nostro Paese e stimolare un effettivo superamento delle barriere etniche in questa terra». E Luisa Gnecchi si sta spendendo per l’elezione di alcuni candidati della minoranza. Poi, chissà. La spaccatura nel Pd altoatesino viene commentata anche dal ministro Maurizio Martina, oggi in Alto Adige per sostenere le candidature di Boschi e Bressa. «C’è una ragione fondamentale del nostro impegno ed è l’Italia, non questa o quella questione locale. Quando si fanno le liste è sempre un problema comporre le diverse istanze. Il 4 marzo non devono vincere gli estremismi», chiosa il ministro. Dopo le politiche arriveranno le provinciali e sarà ancora battaglia. (m.dal)