Hamid, ucciso dal bus guidato dal suo amico 

Il cinquantasettenne marocchino è stato travolto appena sceso da un mezzo Il collega sconvolto: «Ho perso il controllo perché non funzionavano i freni»

di Paolo Tagliente

BOLZANO. Hamid Idrissi Azami Hassani era arrivato a Bolzano dal Marocco tre mesi fa e avrebbe compiuto 58 anni il 12 dicembre prossimo. Hamid Idrissi Azami Hassani è morto lunedì sera, nel deposito della Sasa in via Buozzi, travolto dall’autobus guidato da un collega, che oltre tutto era anche suo amico e suo connazionale. La tragedia s’è consumata in pochi secondi, poco dopo le 21, e probabilmente Hamid non ha avuto nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo. Da poco dipendente dell’azienda “Meranese Servizi spa”, che un paio di mesi fa s’è aggiudicata l’appalto per la pulizia e il rifornimento dei mezzi Sasa, Hamid era al lavoro su uno dei mezzi con motore alimentato a idrogeno. Stava portando a termine la consueta opera di sistemazione del mezzo pubblico. Non è chiaro se il lavoratore avesse finito la sua opera all’interno del mezzo, ma ad un certo punto, Hamid è sceso. Certo non poteva immaginare che quelli sarebbero stati gli ultimi passi della sua vita. Gli ultimi istanti. Il cinquantasettenne, infatti, ha avuto appena il tempo di mettere i piedi a terra quando è stato centrato in pieno da un altro autobus che, piombato su di lui all’improvviso a velocità sostenuta, ha poi proseguito la sua corsa per qualche metro, finendo per schiantarsi contro un piccolo edificio di servizio e infilandocisi per oltre la metà della sua lunghezza. Al volante del mezzo killer un connazionale di Hamid, un amico, l’uomo che s’era speso perché anche lui fosse assunto dalla “Meranese Servizi spa”. Per capire cosa sia accaduto di preciso stanno lavorando gli investigatori della polizia municipale, che l’altra notte hanno lavorato fin quasi all’alba per ricostruire la dinamica del tragico incidente. Un lavoro meticoloso per capire come mai il bus sia all’improvviso impazzito, per capire se si sia trattato di un guasto meccanico o di un errore umano.

Di certo c’è che lo schianto ha squarciato il silenzio della notte, in zona industriale. E richiamato l’attenzione degli altri dipendente della “Meranese Servizi” che, impegnati su altri mezzi, sono subito accorsi prima per vedere cosa fosse accaduto e poi, per prestare i primi disperati soccorsi ad Hamid. Tutto inutile. Nel giro di pochi minuti, nel grande piazzale che si trova proprio in fondo a via Buozzi, idealmente “incastrato” a est tra il casello autostradale di Bolzano sud e, a nord, la linea ferroviaria Bolzano-Merano, sono arrivati uomini e mezzi dei vigili del fuoco permanenti, pattuglie della polizia municipale, volanti della questura e, ovviamente, i sanitari della Croce Bianca, che purtroppo non hanno potuto far altro che constatare la morte di Hamid. E mentre il corpo del lavoratore veniva pietosamente coperto, i vigili del fuoco si mettevano subito al lavoro per mettere in sicurezza la zona: l’impatto del bus con l’edificio aveva pericolosamente danneggiato pannelli elettrici (la fornitura elettrica dell’intero deposito era saltata e i soccorritori hanno dovuto operare alla luce delle foto elettriche) e esposto cavi. La messa in sicurezza dell’area era il passo indispensabile per permettere agli investigatori di muoversi tra i mezzi incidentati e raccogliere tutti gli elementi necessari alle indagini. Sono state raccolte anche le testimonianze degli altri operai presenti e, prima di tutte quelle dell’uomo alla guida del bus che ha travolto Hamid. Un uomo comprensibilmente distrutto che si è a lungo aggirato nel piazzale, disperato, incapace di stare fermo un istante. Il lavoratore avrebbe detto che il mezzo era diventato all’improvviso incontrollabile, forse a causa di un guasto ai freni. Ma c’è anche l’ipotesi che l’uomo, ora assistito dall’avvocato Stefano Zucchiatti, forse preso dal panico, abbia accelerato anziché frenare. Ipotesi che, ovviamente, sono tutte al vaglio degli inquirenti e che saranno verificate dalle perizie cui sarà a breve sottoposto il bus. Il pm di turno, infatti, ha subito aperto un fascicolo per omicidio colposo. Lo stesso pm che, terminati i rilievi, l’altra notte, ha firmato il nulla osta alla rimozione della salma. Straziante il momento in cui, nel deposito della Sasa, è arrivata la sorella di Hamid con alcuni familiari. Attimi di comprensibile disperazione per una donna che, solo qualche settimana fa, aveva accolto in casa il fratello salito dal Marocco. Un fratello arrivato in Alto Adige alla ricerca di una vita migliore, che aveva trovato quasi subito un lavoro e che, proprio per questo, guardava al futuro con fiducia. Ogni speranza, però, è stata spazzata via, l’altro ieri, all’improvviso. Dall’autobus guidato da un amico.