I primari: «La cartella digitale? In ospedale ancora non si vede» 

Ritardi in sanità. Mazzoleni (Anpo): «C’è un diffuso malcontento che porta le persone ad andarsene o a non venire i motivi sono assenza di informatizzazione ed atteggiamento inutilmente vessatorio da parte dell’amministrazione»

di Valeria Frangipane

Bolzano. «La cartella digitale? E chi l’ha vista. Nei vari reparti o non c’è per nulla o se esiste è carente». Ancora qualche settimana e Guido Mazzoleni, primario di Anatomia patologica, da due anni a capo del sindacato primari Anpo, passerà il testimone al vice Reinhold Perkmann, primario di Chirurgia vascolare e toracica.

Tempo di un primo bilancio in un periodo non facile visto che nelle ultimissime settimane due primari del San Maurizio si sono dimessi: Peter Zelger ha scelto di lasciare la Riabilitazione per la Medicina di base (se ne andrà a ottobre) e Michael Häfner il 31 luglio saluterà Gastroenterologia.

C’è da chiedersi come mai succeda. «Al di là delle motivazioni personali che non conosco - spiega Mazzoleni - posso dire che esiste in ospedale un diffuso malcontento che porta le persone ad andarsene o a non venire a Bolzano. I motivi? Tra tutti l’assenza di informatizzazione. La cartella digitale o non c’è o se c’è è carente». E poi? «Esiste un atteggiamento inutilmente vessatorio della amministrazione che interpreta le leggi sempre a propria tutela raramente a favore del personale sanitario». Questioni che pesano non poco in un momento in cui la carenza di medici e di infermieri crea del pesante sovraccarico di lavoro.

Mazzoleni spiega anche che se è vero che in Alto Adige i medici guadagnano di più rispetto al resto d’Italia come stipendio base è anche vero che altrove possono esercitare la libera professione intramoenia che in provincia di Bolzano è permessa solo tre ore la settimana. «Basta scendere a Trento per trovarsi in un altro mondo».

La “cartella” inesistente

Prima questione. Quella della cartella digitale che riporta tutta la storia clinica del paziente (diagnosi precedenti, certificati, terapie, prescrizioni ecc.) è una faccenda tutta altoatesina. A giugno 2015 l’allora direttore generale dell’Asl Thomas Schael aveva promesso la rivoluzione informatica - per la quale sono stati investiti milioni - ma gli ospedali ancora non hanno la cartella clinica digitale mentre a Trento i cittadini hanno pure la App per vedere sul cellulare tutto l’archivio sanitario, scaricare i referti, le impegnative per le visite, i promemoria per i farmaci.

A luglio dello scorso anno Perkmann aveva detto testuale: «La cartella digitale è partita in fase sperimentale in alcuni reparti, dovrebbe diventare realtà entro la fine dell’anno in tutto l’ospedale. Staremo a vedere. Certo è che tutta la parte ambulatoriale resta solo su carta». Il 2018 è finito, intravvediamo anche se fa ancora fresco l’estate 2019 ma non ancora la sospirata “cartella”. «Non è possibile - ha detto di recente la presidente dell’Ordine degli infermieri, Paola Cappelletti - chiedere al paziente, soprattutto anziano qual è la sua storia clinica.. se va bene ci dice che prende la pastiglia rossa, quella blu...». Il personale sanitario non ha dubbi: «Dobbiamo riorganizzare e centralizzare subito l’informatica sanitaria ed ospedaliera dando soluzione al drammatico problema dell’assoluta mancanza di coordinamento informatico dei 4 Comprensori anche in merito alla “cartella”». Questione che Mazzoleni adesso conferma: «Siamo in evidente ritardo».

Eccessiva burocratizzazione

Seconda questione: le richieste burocratiche inutili. «Esiste un atteggiamento inutilmente vessatorio dell’amministrazione - riprende Mazzoleni - che interpreta le leggi sempre a propria tutela raramente a favore del personale sanitario. Crediamo che l’amministrazione debba tornare ad essere al servizio del personale... pensiamo che stia interpretando male il loro ruolo. Si ha la sensazione che non siano collaborativi». Un esempio per tutti? «Il controllo orario esageratamente minuzioso che crea inutili tensioni tra controllati (collaboratori) e controllore (primario)».

Primari e reparti

Mazzoleni ne approfitta per fare il punto sui reparti sempre ricordando che a tutt’oggi manca il Piano aziendale. «Lo aspettiamo dai tempi di Schael! Ma restiamo cautamente fiduciosi».

«Negli ultimi mesi sono stati nominati molti primari, complessivamente posso dire che sia il direttore del Comprensorio Umberto Tait che il direttore sanitario dell’Asl Thomas Lanthaler si sono dati molto da fare. Mi spiace che Lanthaler abbia deciso di lasciare (farà anche lui il medico di base) posso dire che prima di andare via dovrà affrontare il delicato problema delle Pediatrie nella estrema periferia».

Intanto sono stati banditi i concorsi per il primariato di Ortopedia (dopo le dimissioni di Michael Memminger) e per la Pneumologia (dopo la pensione di Giulio Donazzan di fine 2017). Per Radiologia (dopo la pensione di Giampietro Bonatti) si sta avvicinando una decisione mentre Antonio Frena - già dirigente medico responsabile della struttura semplice di chirurgia del fegato e vie biliari - è stato scelto per guidare Chirurgia generale (dopo la pensione di Federico Martin). Medicina del lavoro è stata assegnata a Stefano Murano, per il Servizio Igiene verranno banditi due servizi aziendali, in fase di riorganizzazione il Serd - attualmente diretto da Bettina Meraner psicologa coordinatrice del sindacato Fassid insieme allo stesso Mazzoleni - Odontostomatologia ha visto la proroga di Fabrizio Fontanella, mentre Microbiologia, Fisica sanitaria, il Trasfusionale e radioterapia stanno per essere banditi. E ovviamente resteranno scoperti a breve anche Riabilitazione e Gastroenterologia.