Il manager: "Kostner e Karbonsapevano dei loro soldi all'estero"

Le due sciatrici indagate dalla Finanza per frode fiscale sapevano come venivano investiti i loro soldi. La puntualizzazione, in relazione all’inchiesta per presunta frode fiscale, è dell’avvocato Marco Da Villa che assiste il promotore finanziario Roland Costa

BOLZANO. «Denise Karbon e Isolde Kostner erano a conoscenza delle modalità con le quali la società estera a cui si erano affidate gestiva la loro immagine sportiva ed erano consapevoli delle modalità con le quali investiva i guadagni derivanti dalle sponsorizzazioni, avendo sempre conosciuto e ratificato quella specifica attività». La puntualizzazione, in relazione all’inchiesta per presunta frode fiscale, è dell’avvocato Marco Da Villa che difende l’immagine del promotore finanziario Roland Costa.
Il professionista, è bene puntualizzarlo, non è stato iscritto nel registro degli indagati ma la sua posizione è ovviamente al vaglio della Guardia di Finanza che sta conducendo ulteriori accertamenti su tutta la vicenda che coinvolge altri atleti del cosiddetto circo bianco. Ieri l’avvocato Marco Da Villa ha fatto presente in un comunicato stampa che «il signor Costa non ha mai gestito direttamente i patrimoni e/o i guadagni di Isolde Kostner e Denis Karbon».
«Tale attività - svela il legale - era svolta da una società estera di cui Roland Costa era, a sua volta, un semplice collaboratore. Mai però Costa ha ricevuto materialmente denaro dalle atlete per investirlo in operazioni finanziarie o di altra natura o per portarlo personalmente oltre confine». Ovviamente le due atlete sono indagate per aver sottratto al fisco italiano la giusta tassazione degli importi in questione ma, secondo l’avvocato Da Villa, il promotore finanziario di Ortisei Roland Costa avrebbe avuto dalle due atlete semplicemente l’incarico «di ricercare, per loro conto ed interesse, contratti di sponsorizzazione e di provvedere alla cura dei rapporti con gli sponsor così acquisiti».
Nel comunicato stampa in questione, il legale sottolinea poi che Roland Costa (che non è mai stato sottoposto ad alcun provvedimento sanzionatorio da parte dell’Autorità di Vigilanza Consob) non è mai stato residente in Svizzera (o comunque all’estero), vive regolarmente in Italia e sta collaborando con gli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta.
Il ruolo svolto in tutta questa vicenda da Roland Costa potrebbe risultare decisivo ai fini del procedimento di carattere penale. In effetti le norme relative al cosiddetto «scudo fiscale» utilizzato dalle due atlete per far rientrare in Italia le somme depositate in Svizzera prevede una tutela anche sotto il profilo penale sempre che non risulti coinvolta una terza persona che abbia collaborato per costituire il deposito illegale all’estero. Ecco perchè gli inquirenti ritengono necessario valutare bene il ruolo professionale svolto dal promotore finanziario gardenese. C’è poi anche da ricordare che la legge italiana in materia di reati fiscali è più restrittiva quando ci sono coinvolte persone che indossano la divisa della Finanza. Per un normale cittadino, infatti, la denuncia scatta solo in presenza di una determinata imposta evasa. Limite che invece non esiste se la frode è commessa da un finanziere, così come previsto da un Regio Decreto del 1941: in questo caso, però, la competenza è della Procura militare. Nell’episodio specifico, tuttavia, il fascicolo è rimasto nelle mani della giustizia ordinaria poichè vi è l’ipotesi di una frode in concorso.
Anche gli sponsor, ovviamente, ora rischiano di finire sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica che starebbero setacciando un elenco di sessanta nomi di professionisti, imprenditori e sportivi altoatesini in gran parte riconducibili all’attività professionale del promotore finanziario Roland Costa.

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