3 maggio 1945

Il mite impiegato ammazzato per aver chiesto un passaggio

Andrea Gabrielli è stata ucciso dai tedeschi con un colpo al cuore e uno alla testa in via Claudia Augusta, aveva 5 figli

BOLZANO. Morto per aver chiesto un passaggio. Tra le vittime degli scontri del 3 maggio 1945 a Bolzano c’è anche Andrea Gabrielli, 62 anni, nonno dell’ex consigliere comunale dei verdi Edi Rabini. Un uomo mite, molto attaccato alla moglie Elisabeth Ludwig e ai suoi cinque figli. Le circostanze della sua morte sono un ricordo radicato nella famiglia che passa di generazione in generazione, ma che non ha mai avuto un riconoscimento ufficiale, come è accaduto per tante delle vittime di quel giorno.

«Il nonno Andrea - racconta oggi Edi Rabini - era un forestale della Magnifica comunità di Fiemme nella zona tra Trodena e Castello di Fiemme. Ma perse il lavoro nonostante avesse optato per l'Italia insieme a mia madre Marta nel 1939, mentre la moglie Elisabeth, e altri quattro figli avevano optato invece per la Germania. Mio nonno aveva poi trovato una nuova occupazione come interprete a Bolzano negli Uffici forestali. Faceva il pendolare da Trodena, e quel giorno, nonostante si sapesse che la guerra stava finendo, aveva voluto scendere ad Ora in bicicletta per prendere il treno. Aveva trovato la linea interrotta e chiesto un passaggio al convoglio delle truppe tedesche che si ritiravano verso il Brennero. All'altezza del cimitero di Bolzano aveva incrociato un amico che gli aveva urlato di scendere, che c'erano sparatorie in zona industriale. Ci aveva provato poco più avanti, al distributore di benzina che sta sopra il sottopasso per la Zona industriale e che dall'altra parte ha l'ingresso su via Rovereto dove i miei genitori vivevano (ma la mamma era con noi quattro figli sfollata a Trodena). È stato ucciso lì, proprio di fronte a casa nostra, con un colpo alla fronte e uno al cuore. Ucciso dai tedeschi dopo aver chiesto di poter scendere dal camion. Mio padre che lavorava alla Montecatini, quel giorno ha visto un corpo coperto pietosamente da qualcuno ma non si era fermato». Solo la sera tardi, col mancato ritorno a casa, a Trodena, la famiglia si allarma. «Sono iniziate le ricerche, organizzate direttamente da mia nonna che intanto era scesa a Bolzano - continua Rabini -. Il corpo è stato trovato dopo due giorni a Cristo Re, dove era stato portato insieme a tutte le vittime di quella tragica giornata».

La nonna di Edi Rabini diede disposizioni di caricare il corpo del marito su un camion e lo fece portare a Trodena, dove qualche giorno dopo si tennero i funerali solenni a cui parteciparono centinaia di persone.

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