Insulti a raffica via web Professionista a giudizio 

L’uomo è un trentino di 35 anni che avrebbe perseguitato per un anno la ex È stato smascherato dalla polizia postale dopo la denuncia di una donna indiana

BOLZANO. L’utilizzo delle comunicazioni via internet riservano spesso delle sorprese, quasi sempre negative. Questa volta è approdata davanti al giudice la vicenda di una donna indiana di circa 30 anni, domiciliata regolarmente a Bolzano, che ha subìto per quasi un anno gli insulti quotidiani (con riferimenti anche razzisti) da parte del suo ex che non voleva accettare la decisione di lei di chiudere un rapporto sentimentale durato qualche anno. La donna ha subìto in silenzio per alcuni mesi, poi ha reagito e si è rivolta alla polizia postale la quale , non senza qualche difficoltà, è riuscita ad individuare il presunto responsabile del trattamento persecutorio. E’ così finito sotto processo un libero professionista trentino di 35 anni che domani dovrà affrontare l’udienza decisiva del processo davanti al giudice Peter Michaeler. Il procedimento è con rito abbreviato, dunque direttamente in camera di consiglio. Non si tratta di un processo semplice. L’imputato, che non ha mai ammesso proprie responsabilità, è molto esperto di informatica e di comunicazioni via web. Proprio per questo sarebbe riuscito - secondo la Procura della Repubblica - ad inviare ripetuti messaggi offensivi alla propria ex “mascherando” tecnicamente il punto di emissione del messaggio. E’ accusato di atti persecutori (612 bis codice penale) cioè stalking. In sostanza l’imputato sarebbe riuscito, grazie ad alcuni stratagemmi tecnici, a fornire false indicazioni sulla provenienza dei messaggi recapitati all’indirizzo di posta elettronica della parte lesa. Dopo i primi invii, la donna si rese anche conto che copia dei messaggi in questione venivano sistematicamente inviati anche ad amici e conoscenti comuni, rivelando anche particolari intimi e riservati del rapporto sentimentale ormai concluso. Fu proprio sulla base del contenuto dei messaggi che si arrivò ai primi sospetti a carico del professionista trentino. Fu ovviamente la compagna a rendersi conto che la responsabilità dei messaggi non poteva che riportare al rapporto sentimentale con il suo ex , ormai fallito.

Alle prime segnalazioni alla magistratura l’indagato ha sempre opposto una certa sicurezza nel negare proprie responsabilità. In realtà sono stati gli uomini della polizia postale a risolvere il caso, almeno secondo la Procura della Repubblica. In effetti la pubblica accusa ritiene che il caso sia risolto. In effetti i tecnici della polizia postale sarebbero riusciti a ricostruire il percorso dei vari messaggi recapitati alla donna che sarebbero stati fatti transitare su server internazionali con indicazione di mittenti di comodo ed in realtà non veritieri.

Domani in aula davanti al giudice Peter Michaeler è probabile che l’udienza viva momenti di tensione proprio in relazione all’attendibilità dei dati tecnici che hanno portato all’incriminazione del professionista trentino. La difesa potrebbe anche richiedere una super perizia di carattere tecnico per cercare di confutare le tesi accusatorie ma è poco probabile che il giudice accolga la richiesta. L’imputato sarebbe ovviamente anche l’autore dei testi dei vari messaggi inviati con una periodicità piuttosto ristretta alla donna indiana domiciliata in Alto Adige. Sempre secondo la Procura della Repubblica alcuni messaggi avrebbero contenuti che si richiamano a discriminazioni razziali. (ma.be.)

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