«La presenza del lupo un rischio per il turismo»

Mairhofer, sindaco di Ultimo: «Le malghe sono un’attrazione fondamentale Se gli allevatori non portano gli animali all’alpeggio rimangono abbandonate»

di Simone Facchini

ULTIMO. Il lupo fa paura. Non solo agli allevatori ai quali hanno sbranato di recente una trentina fra pecore e capre, e non tanto alle gente che abita la Val d'Ultimo, anche se qualche apprensione la sta creando pure a loro. Fa paura per il futuro del turismo. Per un effetto a catena non riscontrabile nell'immediato ma concreto guardando al domani. Beatrix Mairhofer, sindaco di Ultimo, va al di là di quanto lunedì è stato detto durante il sopralluogo dell'assessore provinciale Schuler in valle per affrontare la questione.

«Sì, qualche concittadino mi ha fatto presente di avere timore per la presenza del predatore in zona» ammette Mairhofer. «Meno, comunque, di quanto era avvenuto alcuni anni fa con l'orso». Nel 2011 il plantigrado seminò apprensione fra i residenti. «La paura deriva soprattutto dal fatto che siamo nuovi alla presenza del lupo da queste parti». E le novità, se non si conoscono, portano spesso con sé preoccupazioni e angosce.

Al momento il lato della vicenda che crea più grattacapi al sindaco è tuttavia un'altra: «Se gli allevatori dovessero decidere di non portare più i loro animali agli alpeggi, e le azioni del lupo aumentano questa possibilità, le malghe sarebbero abbandonate. Si perderebbe una risorsa fondamentale per la nostra comunità: non solo in termini di tradizione e di manutenzione dell'ambiente montano, ma anche sul piano del turismo. E quindi sul piano economico. Per ora i turisti non hanno percepito la “questione lupo” e non vi sono effetti negativi evidenti. Si avrebbero qualora nelle loro escursioni trovassero le malghe chiuse».

In Val d'Ultimo l'escursionismo, soprattutto durante la bella stagione, è una delle principali se non la maggiore tra le fonti di attrazione turistica. Sui seicento chilometri di sentieri che si snodano nella vallata le malghe sono una trentina. «Una cosa è certa – continua Mairhofer -: una soluzione va trovata. Non possiamo aspettare il Piano Lupo nazionale, bisogna dunque muoversi a livello locale». Ribadendo quanto affermato ieri da Schuler, responsabile per agricoltura e foreste, aggiunge: «Le caratteristiche precipue del nostro territorio rendono difficile, quando non impossibile, l'installazione di recinzioni. Lo dicono anche gli esperti. Le aree dove pascolano le greggi non si trovano su prati pianeggianti: spesso gli alpeggi sono molto estesi e ad altitudini elevate, anche in zone impervie. I cani da pastore non sono la giusta contromisura perché incompatibili con la presenza massiccia di escursionisti. Intanto, gli abbattimenti rimangono vietati». Così, sostiene ancora Mairhofer, si rimane prigionieri delle circostanze. Mentre i recenti episodi inaspriscono la situazione. «Chi abita in città – conclude il sindaco di Ultimo – ha una percezione diversa della faccenda. Chi risiede qui, dove molte case sono isolate, la vive sulla propria pelle. È diverso, molto diverso».