La programmazione inizia già al liceo

La Facoltà di Scienze e Tecnologie informatiche ospita una classe del Pascoli per un progetto didattico

BOLZANO. Avvicinare la logica della programmazione agli studenti delle medie e delle superiori. Un’attività che non va a vantaggio solo di chi, precocemente, ha deciso di lavorare nel campo dell’informatica o dei piccoli geni del pc ma che può essere utile anche a chi vuole capire come strutturare processi che portano alla soluzione di problemi. Un versante su cui sta lavorando, coniugando didattica e ricerca, la Facoltà di Scienze e Tecnologie informatiche unibz che, la settimana scorsa, ha ospitato una classe del Liceo economico sociale Pascoli di Bolzano. Gli studenti coinvolti hanno imparato a programmare un’applicazione per pc e dispositivi mobili.

Nei Paesi di lingua anglosassone (Usa in testa), attualmente è in atto un vivo dibattito sull’opportunità di insegnare le basi della programmazione già nelle prime classi delle elementari. In un’epoca in cui le giovani generazioni crescono a pane e app, con internet che è ormai parte integrante della loro realtà quotidiana, l’idea di spiegare loro come funzionano gli strumenti che utilizzano per divertirsi e informarsi, forse non è del tutto fuori luogo. La Libera Università di Bolzano è attiva in questa direzione da 4 anni. Ilenia Fronza ricercatrice e docente alla Facoltà di Scienze e tecnologie informatiche unibz, assieme ai colleghi Luis Corral e Nabil El Ioini, ricercatori e docenti, è responsabile di un progetto che nei giorni scorsi ha portato per la prima volta gli studenti di una classe (1ª A) del liceo Pascoli in un’aula universitaria.

«Durante l’anno scolastico, io e i miei colleghi ci rechiamo nelle scuole medie e superiori di Bolzano dove, tramite progetti della durata di venti ore, introduciamo i ragazzi al pensiero computazionale», spiega la docente di informatica. L’obiettivo dei corsi non è - esclusivamente - che i giovani allievi imparino a usare un linguaggio di programmazione «ma, piuttosto che sappiano come organizzare il ragionamento e come costruire un progetto per affrontare un determinato problema, immaginando e predisponendo tutti i passaggi necessari per arrivare a una soluzione efficace», aggiunge Fronza.

Durante la lezione in unibz, i ragazzi hanno lavorato in gruppi, seguiti dai professori Corral e Fronza, che li hanno aiutati ad avanzare verso la fase finale del progetto. L’esito è la creazione di un’applicazione per mezzo di un linguaggio di programmazione visuale. In preparazione al percorso con unibz, assieme all’insegnante di scienze, gli studenti del Pascoli hanno studiato la tematica dell’acqua da diversi punti di vista, in primis concentrandosi sull’importanza di questa risorsa per la vita e su come evitarne lo spreco. L’applicazione che realizzeranno gli permetterà di calcolare e tenere traccia del consumo di acqua di ognuno di loro e di paragonarlo alla media del consumo degli abitanti della nostra regione. Dal confronto dei dati, possono scaturire buone pratiche da seguire. «Alla fine del progetto, i ragazzi avranno imparato come strutturare un progetto, come realizzare un’applicazione e come tenere controllato il loro consumo di acqua», sottolinea Corral. 

Ma non sono solo le scienze a dare la possibilità di fruttuose interazioni con l’informatica. Anche altre materie potrebbero ricevere un valido sostegno da un “innesto” di informatica. Scienze e Tecnologie informatiche, come le altre facoltà unibz, è per vocazione transdisciplinare e, perciò, anche questi progetti didattici incentivano il superamento degli steccati tra diverse aree del sapere.  Anche l’insegnamento di materie apparentemente lontane dall’informatica, come il tedesco, può essere affrontato con la logica computazionale. «Le esperienze svolte fino a oggi nelle scuole, con insegnanti di diverse materie, ci confortano - conclude Fronza - d’altronde il procedimento di pensiero per fare una traduzione potrebbe essere interpretato anche come un algoritmo. Penso che continuare su questa strada, ovvero l’uso di nuovi strumenti per innovare le materie tradizionali, possa portare dare soddisfazioni a tutti: noi docenti universitari, agli insegnanti delle scuole secondarie e, in primo luogo, agli studenti».