«Le opere? Sbaglia chi le snatura»

Sgarbi sulla storicizzazione del Duce a cavallo: «Sono passati 70 anni..»

BOLZANO. «Guardi, in questo momento penso soprattutto a Novara... Lì è in mostra la mia collezione, una vita a raccogliere e comprare di tutto». La mostra di Vittorio Sgarbi va dal Rinascimento al neoclassico. Una magia. Ma, scusi professore e il “suo” Piffrader? «So della scritta che ci metterete sopra. Non discuto la Arendt, ci mancherebbe, ma dico: dopo 70 anni le opere andrebbero lasciate in pace. Come per gli uomini e i beni, passato un certo periodo c'è una sorta di armistizio, anche per il carcere e per i reati». Insomma, facciamo ancora discutere il mondo dell'arte. E proprio ora che al bassorilievo col duce a cavallo in piazza Tribunale sono stati tolti i ponteggi. Ma non ancora scoperta la scritta «nessuno ha il diritto di obbedire». Per quella si aspetta un ministro e il 5 novembre. Cambierà qualcosa per allora, anche nel progetto di depotenziamento. Sembra sarà abbandonata l'idea di un settore di storicizzazione costruito sul piano calpestabile della piazza, un grande cerchio in cui tutto è spiegato, scritta, storia, monumento, percorso politico. Si starebbe optando per una struttura più pratica, un poco più invasiva ma visibile. Forse un leggio di pietra. Lo studio che aveva predisposto il led ad anello sulla colonna del monumento alla Vittoria sta elaborando una proposta dopo alcune riunioni del comitato tecnico. Ma Sgarbi ha troppo fresca la polemica televisiva sulla legge Fiano e quindi si chiede se a noi, a Bolzano, «non sia arrivato un colpo di "Fianite" acuta». Da Emanuele Fiano, il relatore Pd alla legge sull'apologia del fascismo.

Ma a Sgarbi risponde Hannes Obermair, già direttore dell'archivio storico comunale (si è dimesso da un mese) e ora nel comitato scientifico che ha curato la riconversione del bassorilievo come pure quella del monumento-museo alla vittoria. «Capisco cosa intende il professore – dice – ma se invece del fascismo e del nazismo in questa parte di Europa avessimo avuto la dittatura stalinista o comunista avremmo fatto lo stesso ragionamento che abbiamo fatto con Piffrader?» Abbattere? «Questo mai. Ma spiegare e storicizzare». E metterebbe anche lì la scritta della Arendt? «Assolutamente sì. Anzi, il professor Sgarbi non ci ha fatto altro che un piacere, perché “nessuno ha il diritto di obbedire” si attaglia perfettamente a quello che vogliamo far intendere nei confronti delle dittature fascista e nazista ma è perfettamente applicabile anche alle dittature staliniste e comuniste di ieri e di oggi». Insomma, quello che sta succedendo intorno al bassorilievo di Piffrader («grande artista» ricorda Sgarbi) non sarebbe solo un monito non solo del fascismo ma di tutti i regimi. E la scritta che lo copre, inevitabile? «Quella riguarda la specificità altoatesina – rispiega Obermair – perché qui andava fatto qualcosa di più visibile, forse anche traumatico, ma che facesse capire come sia necessaria una riconciliazione tra due popolazioni che hanno vissuto e qualche volta accettato fascismo e nazismo e che tutt'ora hanno visioni diverse di quella storia». (p.ca.)