Legge sui nomi, le condizioni del Pd"Bilinguismo e niente sondaggio"

Domani la Svp depositerà la sua proposta di legge in materia di toponomastica. Poi in autunno inizierà l’iter nell’apposita commissione del consiglio provinciale. Il Partito democratico pone subito delle condizioni

BOLZANO. Dopodomani la Svp depositerà la sua proposta di legge in materia di toponomastica. Poi in autunno inizierà l’iter nell’apposita commissione del consiglio provinciale. Il Partito democratico pone subito delle condizioni. Lo scetticismo regna sovrano nel partner di giunta. «Nei dettagli vedremo cosa conterrà la proposta della Stella alpina quando verrà presentata, ma non potremo mai accettare una soluzione del problema che non sia in linea con questo sunto: tolti i nomi propri di persona, tutti i toponimi devono essere bilingui secondo l’uso di ognuno», così l’assessore provinciale Roberto Bizzo (Pd). Piuttosto freddo sull’argomento anche il suo collega di partito, nonché vicepresidente della giunta, Christian Tommasini. Per entrambi una legge che non portasse alla bilinguità della gran parte dei toponimi, non avrebbe grandi possibilità di passare indenne al vaglio della Corte costituzionale, una volta che qualcuno facesse ricorso. Non fosse lo stesso governo a farlo. «Quando la Svp presenterà la proposta, la valuteremo, sempre disponibili al dialogo, ma il sondaggio che si vorrebbe fare a livello comunale non ci piace e non possiamo essere d’accordo. Vediamo se ci saranno delle novità rispetto al testo della precedente legislatura», spiega Tommasini. Per quest’ultimo comunque sarebbe meglio tenere distinti i due argomenti: quello del ripristino della cartellonistica bilingue ed il secondo della regolamentazione provinciale dell’intera materia. Un concetto espresso anche dal segretario provinciale Antonio Frena: il problema della segnaletica di montagna e la legge provinciale sulla toponomastica vanno tenuti ben distinti. «Un compromesso sui cartelli si può trovare e le prossime settimane, con la pausa dell’attività politica, potranno servire proprio a ragionare a mente fredda, con il metodo che si era iniziato ad utilizzare nei lavori portati avanti da Cai e Alpeneverein, sicuramente da proseguire», evidenzia Christian Tommasini.
La Stella alpina vede la legge provinciale in modo diverso. Per il capogruppo Svp in consiglio provinciale «la nostra proposta di legge è importante soprattutto per dare un segnale sul fatto che il tema deve rimanere all’interno delle sedi istituzionali altoatesine». «Per giungere ad una soluzione ci vuole tanta buona volontà e pazienza da tutte le parti, aprendo un dialogo in consiglio che sia costruttivo, perché questo problema non si deve risolvere né a Roma né a Vienna», ancora Elmar Pichler Rolle. Quest’ultima visione è la stessa del Pd. Secondo il capogruppo della Stella alpina «la proposta di legge non conterrà una lista di toponimi, ma indicherà soltanto il meccanismo con cui procedere in futuro» per istituire il Repertorio toponomastico provinciale e la Consulta cartografica provinciale. In pratica la Consulta deciderebbe sui toponimi di tutta la provincia. Nominata da Palazzo Widmann, sarebbe composta da un rappresentante ciascuna delle ripartizioni provinciali urbanistica, statistica, archivio provinciale, catasto e libro fondiario oltre ad un. rappresentante del Consorzio dei comuni. Il tutto conformemente alla proporzionale linguistica.
Intanto nei prossimi giorni il presidente Luis Durnwalder scriverà una lettera a Raffaele Fitto, come risposta alla missiva del ministro per i Rapporti con le Regioni sul tema dei cartelli monolingui nella segnaletica di montagna. Durnwalder non vuole la traduzione di tutti i toponimi, molti resterebbero soltanto in lingua tedesca. Non solo quelli legati a nomi propri. Come cornice, rimangono sempre i 60 o 90 giorni dati dal governo alla Provincia come ultimatum per iniziare a sostituire i segnali solo in tedesco che si trovano un po’ in tutto l’Alto Adige e posti in essere quasi sempre dall’Alpenverein. Altrimenti Palazzo Chigi agirebbe d’imperio, secondo l’art.120 della Costituzione e toglierebbe la competenza sulla toponomastica a Palazzo Widmann. Con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di ricorsi e controricorsi.

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