Il ritorno della Gruber in tv. Con Pagliaro e Guiglia

Lilli: un trio altoatesinoper "Otto e mezzo"

Su La7 è tornato "Otto e mezzo". Senza Giuliano Ferrara (l'ideatore) e senza Ritanna Armeni. E' stato l'esordio e insieme il ritorno di Lilli Gruber. Anzi, è stato l'esordio di un trio di altoatesini. oltre all'ex europarlamentare, in studio c'era Federico Guiglia. E poi i servizi di Paolo Pagliaro.
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di Giancarlo Ansaloni

Sulla trasmissione di approfondimento giornalistico de "La 7", Otto e mezzo", già condotta da Giuliano Ferrara si sono riversati fiumi di commenti e d’inchiostro, soprattutto per Lilli Gruber, tornata al video dopo la parentesi all’Europarlamento. Veleni soprattutto dai mass media di centrodestra che hanno sempre visto "Lilli la Rossa" come il fumo negli occhi. Al suo fianco ci sono altre due prestigiose firme d’origine altoatesina: Federico Guiglia, meranese e Paolo Pagliaro, bolzanino.
Il che ha stimolato la fantasia di qualche collega che ha ribattezzato la trasmissione "Otto e Trentino", ovviamente stiracchiata, trattandosi di Alto Adige, a meno che non volesse tirare in ballo addirittura l’Ad di Telecom, cui fa capo "La 7", Franco Bernabé, in quanto di genitori trentini (presidente fra l’altro del Mart di Rovereto), ma nato a sua volta in Alto Adige, cioè a Vipiteno. Ma il prestigioso manager con Otto e mezzo non c’entra proprio nulla, mentre ha già incuriosito il pubblico la singolarità del sodalizio, derivante dalla poco gradevole e spesso deviante mania delle etichettature politiche che vedrà al fianco della "rossa" Gruber, un collega di tutt’altra matrice politica, Federico Guiglia, classificato di destra, etichetta respinta però con decisione dall’interessato, ("ma di nero non ho proprio nulla" dice, considerandosi invece a buon diritto peraltro (vedasi curriculum) un "montanelliano". Poi c’è Paolo Pagliaro, a sua volta orientato a sinistra.
Tutta l’attenzione si concentrerà quindi sull’esito di questo...ardito connubio, che rappresenta comunque un "bonus" per una provincia il cui prestigio in fatti di personaggi, poggia soprattutto su campioni mondiali, olimpionici estivi e invernali e su arditi scalatori.
Ma com’ è nato questo singolare sodalizio di tre altoatesini a Roma? "Per caso, per simpatia, per stima - racconta Guiglia - in circostanze che capitano spesso a quanti sono cresciuti fra valli e monti dell’Alto Adige. Di Paolo Pagliaro avevo sentito solo parlare. Aveva la fama di collega esperto e tosto, di quelli imprescindibili nei giornali, ma sempre più rari da trovare. Ci siamo incontrati e conosciuti in Sudamerica, e per lavoro, qualche anno fa. Entrambi seguivamo il grande tema dell’Italia nel mondo. Il convegno per la nascita di un quotidiano italiano laggiù fu l’occasione propizia. Poi ci siamo rivisti a Roma, e spesso finivamo per parlare di questo nostro "mestiere"".
"Quanto a Lilli Gruber l’ultima volta l’avevo incontrata anni fa, addirittura davanti alla Casa Bianca, a Washington, entrambi impegnati in un servizio: lei per il Tg1, io per Rai International. Ma il vero "incontro" avvenne anni prima, forse una decina d’anni fa, durante un viaggio in treno da Roma a Bolzano. Da allora ci siamo solo sentiti al telefono, ma non tantissimo. Questa è la prima volta che lavoriamo insieme, e per un programma così importante. Lo so. Molti s’aspettano un duello frizzante alla Ferrara-Armeni, la coppia di bravi colleghi che ci ha preceduto. Ma Ferrara è inimitabile protagonista del dibattito politico. Noi faremo una cosa molto diversa, semplicemente e solo i giornalisti. Non esistono domande "di destra" o "di sinistra, né domande "buone" o "cattive", solo le domande giuste, al momento giusto, alla persona giusta", ancora Guiglia. "Abbiamo l’ambizione e la determinazione di sperimentare qualcosa di paradossalmente nuovo, qualcosa di cui negli anni s’è persa la traccia: l’idea del giornalista-testimone, non più del giornalista-narciso. L’idea, dunque, che guardando Otto e mezzo su La Sette, ogni sera, i telespettatori potranno acquisire notizie, idee, informazioni, riflessioni dagli ospiti invitati e da noi intervistati non avute da altre testate, né lette sui giornali. Cercheremo di far diventare quei trenta minuti serali un appuntamento bello e coinvolgente", conclude Guiglia.