Maxi-sequestro di carni e speck 

L’operazione. I carabinieri di Bolzano e Parma hanno compiuto controlli su prodotti preconfezionati e lavorati di tre aziende della provincia Requisite quasi 7 tonnellate di merce, per un valore di 60 mila euro, perché non rispondenti a quanto stabilito dalla legge sulla rintracciabilità  

bolzano. Una montagna di speck, di salumi, di insaccati, di tranci di carni e di altri prodotti lavorati a base di carne. È quella sequestrata, all’inizio di questo mese, dai carabinieri del Comando provinciale di Bolzano, al termine di indagine e verifiche compiute su tre aziende della provincia insieme ai colleghi del Reparto Tutela Agroalimentare di Parma e agli ispettori dell’Azienda Sanitaria altoatesina. Il maxi sequestro è avvenuto nell’ambito di una serie di controlli pianificati settore dei “marchi di qualità-zootecnia”, finalizzati alla verifica della filiera della produzione dello speck Alto Adige IGP e di prodotti tipici a base di carne. Perché, vista la quantità dei prodotti sequestrati, proprio di un maxi sequestro si deve parlare. I militari dell’Arma, infatti, hanno rilevato irregolarità, procedendo al sequestro, su 3.788 confezioni di Südtiroler Speck Altoadige IGP, per complessivi 490 chili, che erano sprovvisti dell’indicazione obbligatoria del lotto di produzione, su 6.220 chili di tranci di carni e prodotti carnei lavorati, per un valore di 50 mila euro, del tutto privi di rintracciabilità e, per questo, subito avviati a distruzione, e su 127 chili di salumi e insaccati misti (bresaola, pancetta speck, salame e fesa), per carenza degli elementi utili a stabilire l’effettiva provenienza. In tutto sono quasi sette le tonnellate di prodotti irregolari (6 mila 837 chili, per la precisione), il cui valore complessivo si aggirava attorno ai 60 mila euro. Irregolarità per le quali sono state comminate sanzioni per circa 7 mila euro. Un’operazione dagli esiti clamorosi, insomma, condotta in sinergia tra Arma territoriale e i reparti speciali della Benemerita, altamente qualificati nella conduzione di attività di monitoraggio e verifica. Per quel che riguarda la provincia di Bolzano, nei controlli sono stati impegnati numerosi militari delle Compagnie di Merano, Silandro ed Egna, che hanno fornito un prezioso supporto all’attività di accertamento tecnico compiuta dai carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare di Parma.

La norma.

La tracciabilità alimentare, formalizzata con il Decreto Legislativo numero 145 del 15 settembre 2017, è entrata in vigore sei mesi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del 7 ottobre 2017. Il decreto prevede, per tutti i prodotti alimentari preimballati, l’obbligo dell’indicazione sull’etichetta della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento. L’obiettivo, infatti, è quello di garantire l’originalità dei prodotti. Nel caso del Made in Italy, in particolare, la normativa consente di verificare se un alimento sia stato prodotto o confezionato in Italia o meno, il che interessa moltissimo chi acquista le specialità del Bel Paese. Si tratta, in pratica, di una sorta di passaporto che racconta non solo la storia dei transiti di un prodotto, ma anche degli eventi più significativi della sua produzione, della sua trasformazione e della sua distribuzione, fornendo anche informazioni complementari come verifiche, analisi e certificazioni. Se tutto questo manca, i prodotti sono irregolari.