Palace, gli imputati sognavano il business 

Sturaro e Salvatore progettavano l’apertura di una struttura concorrente in Veneto. La difesa: ecco perché la dottoressa pagava

di Mario Bertoldi

BOLZANO. Carmen Salvatore, all'epoca dei fatti medico del dipartimento di medicina estetica in servizio per alcuni anni al Palace di Merano e l’ex amministratore delegato Massimiliano Sturaro avrebbero avuto interessi imprenditoriali comuni extra Palace. E’ questa la tesi emersa ieri mattina alla ripresa del processo davanti al tribunale per la presunta maxi truffa che avrebbe provocato all’impresario Pietro Tosolini un danno complessivo di oltre un milione e mezzo di euro. Ieri mattina l’avvocato Carlo Bertacchi, difensore di Massimiliano Sturaro, ha chiamato a deporre un paio di professionisti (tra cui l’architetto meranese Gianfranco Zorzi) che dal 2011 in poi furono coinvolti in un progetto per l’apertura di una struttura di lusso (di cura ed estetica) nel Veneto. Sono stati chiamati a deporre davanti al giudice anche un paio di agenti immobiliari e la titolare di una prestigiosa villa veneta che aveva deciso di mettere in vendita la struttura. Tutti hanno confermato di essere stati contattati, all’epoca, da Massimiliano Sturaro che avrebbe cullato per mesi e mesi il progetto di replicare in piccolo, in una location di prestigio in Veneto, le potenzialità di business riscontrate a Merano con il Palace.

Un progetto “in miniatura” rispetto al Palace. La nuova struttura che doveva nascere in in Veneto avrebbe potuto avere 10 o 12 stanze contro le quasi 100 del Palace. Il progetto però c’era e l’avvocato Bertacchi lo ha voluto dimostrare per tentare di provare l’esistenza di presunti rapporti professionali tra Massimiliano Sturaro e Carmen Salvatore al di fuori dei legami professionali del Palace. In altri termini l’avvocato Bertacchi sta cercando di individuare (con documentazione acquisita agli atti del processo) le ragioni per le quali la dottoressa Salvatore ha retribuito Sturaro in varie forme nel corso degli anni. Nel corso dell’inchiesta, infatti, i I controlli della Guardia di Finanza, infatti, evidenziarono presunti regali o donazioni (dirette o indirette) percepite da Sturaro. La Procura ha sempre ritenuto si trattasse di proventi ottenuti in gran parte da Carmen Salvatore come probabile contropartita per aver permesso alla professionista di portare avanti la presunta gestione truffaldina degli incassi dai clienti "in nero" senza intervenire. Agli atti del processo c’è il parziale pagamento a Sturaro di un'auto Maserati dal costo di 131 mila euro (di cui 88 mila pagati dall'ex direttore con un leasing e 43 mila pagati direttamente dalla dottoressa Salvatore). Ma le indagini portarono a scoprire anche un'altra operazione sospetta. E' quella che portò Carmen Salvatore ad acquistare (il 20 settembre 2013) tramite la Renaissance Holding srl un appartamento di proprietà della madre di Sturaro nel Comune di Cavaion Veronese al prezzo di 180 mila euro. Sturaro mantenne la residenza in quella casa fino al luglio successivo probabilmente - secondo la Guardia di Finanza - in uso gratuito.

Nel marzo 2014 sempre Carmen Salvatore avrebbe pagato 7500 euro ad una concessionaria di Bologna come "contributo" all'acquisto di un'auto Bmw intestata al fratello di Sturaro. In seguito nel corso delle indagini spuntò anche un contratto di consulenza che Carmen Salvatore disse di essere stata costretta a firmare a favore di Sturaro.

Si tratta di un contratto di consulenza che sarebbe stato utilizzato come giustificativo per pagamenti a favore di Sturaro. Si tratta di un contratto di consulenza tra Renaissance Holding srl (di cui Carmen Salvatore è socia al 90 per cento) e la Coges Sas (di cui Massimiliano Sturaro è socio accomandatario) che avrebbe previsto un compenso a favore di Sturaro di 500 mila euro l'anno per cinque anni.

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