Primo caso di leishmaniosi in città: l’epidemia che fa morire i cani

La diagnosi del veterinario Luca Pazzini: «Accertato che si tratta di un’infezione contratta in zona». Si trasmette attraverso la puntura di un insetto che prima non c’era. «È il riscaldamento globale»

di Martina Capovin

BOLZANO. E’ arrivata per la prima volta anche da noi la leishmaniosi, la terribile malattia mortale che genera epidemie tra i cani. La cura definitiva ancora non esiste, purtroppo non si ha mai una completa guarigione, il fattore che la provoca può essere messo a "dormire" tramite l'uso di farmaci, ma non può mai essere eliminato del tutto e può risvegliarsi in qualsiasi momento.

Il primo caso l’ha diagnosticato il veterinario Luca Pazzini: «Nulla che non ci si potesse aspettare, esattamente come è capitato ad altre specie animali, anche il piccolo moscerino che causa questa malattia è arrivato dove prima non sarebbe mai sopravvissuto».

Il pappatacio, il nome dell’insetto, è l’unica causa e mezzo attraverso il quale è possibile che il cane contragga la leshmaniosi. Se il moscerino punge un animale infetto e successivamente ne punge un altro, questo potrebbe contrarre la malattia. «Dopo aver trovato dei pappataci in Alto Adige - continua Pazzini - abbiamo anche scoperto un cane ammalato. E per la prima volta abbiamo la certezza che abbia sviluppato la malattia in zona». L’animale infatti, nato a Bolzano e poi adottato nelle valli, non si è mai spostato dalla regione.

«Non è possibile dunque - continua Pazzini - che abbia contratto la malattia in una zona d’Italia dove la malattia è più diffusa. Alcune tracce di pappataci erano state già trovate in trentino, nella zona del lago di Garda. Ma a Bolzano è la prima volta». Secondo uno studio dell'Istituto Superiore della Sanità, l'Alto Adige era stato fino ad oggi l'unico luogo in Italia salvo dalla leshmaniosi. Caratteristica delle zona calde, e molto diffusa lungo le coste del Mediterraneo, sta ora «migrando» verso il fresco, per via della tropicalizzazione in corso del clima mediterraneo. «Fino al 1989 il Nord Italia era considerato praticamente immune dalla malattia, si sono sviluppati poi i primi focolai accertati in Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Trentino e Lombardia. Ora tocca anche a Bolzano».

L’unica cosa da fare, accertata la presenza di pappataci, «è cercare di prevenire il più possibile la diffusione: più cani vengono infettati, più si può diffondere la malattia». L’unico modo per assicurarsi che il proprio cane sia protetto contro l’attacco di questi piccoli moscerini è l’utilizzo di un repellente antizanzare. Ai primi sintomi, anche se non accertati è meglio correre dal veterinario. La leishmaniosi può manifestarsi con una serie di sintomi, isolati o anche numerosi, che spesso sono molto dolorosi per l’animale.

I sintomi più tipici e frequenti, fortunatamente sono anche quelli più lievi, sono quelli che si riferiscono alla pelle e al manto del cane. Ma sarebbe comunque un errore sottovalutare la malattia: dermatite secca esfoliativa tipo forfora, perdita di peso, perdita di pelo intorno agli occhi, sulle zampe, sul dorso, lesioni alle orecchie che iniziano a perdere pelo e manifestano vere e proprie ulcere sanguinolente, e perdita di sangue dal naso dovuta a ulcere nella mucosa orale, in cui sono presenti i parassiti. Non mancano inoltre i dolori articolari ed il mal di schiena: se il cane se ne sta spesso immobile in piedi, tenendo la testa bassa per cercare sollievo è meglio portarlo a fare una visita. A livello viscerale si riscontrano invece importanti danni renali. Una volta contratta la malattia le terapie possono rivelarsi molto pesanti «Si parla di cure che possono durare tutta la vita - conclude Pazzini - Per questo bisogna fare di tutto per prevenire il contagio».

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