l'accoglienza dei migranti

Profughi, cinquanta minori in cerca di una famiglia

L’appello dell’Assb: «Ci servono coppie e single disposti a prenderli in affido». Nel 2016 in Alto Adige 350 bimbi in transito

di Antonella Mattioli

BOLZANO. A Bolzano vivono alla Casa Einaudi di via Galilei, a Maso Zeiler in via Principe Eugenio di Savoia, all’albergo Cappello di ferro di via Bottai o all’ex albergo Alpi di via Alto Adige come il neonato nigeriano, nato il 19 luglio all’ospedale San Maurizio di Bolzano e morto giovedì mattina per un’emorragia cerebrale alla nuca, sulle cui cause stanno ora indagando i carabinieri.

Sono bambini e ragazzi, figli di migranti, considerati “fortunati” perché con loro ci sono i genitori: assieme hanno attraversato spesso il deserto e poi il Mediterraneo, in cerca di un futuro lontano da guerre e miseria. Sono all’incirca un centinaio distribuiti oltre che a Bolzano in alcuni centri realizzati in giro per la provincia e riservati ai nuclei familiari.

A questi si aggiunge un’ altra cinquantina di minorenni, identificati con la sigla Misna che “tradotto” significa minori stranieri non accompagnati, ovvero soli.

Per loro sono stati creati 12 posti nella Casa Rossa di via Roma; si sono riempiti subito e allora l’Azienda dei servizi sociali ne ha ricavati 16 all’interno di Casa Forni; esauriti anche questi se ne stanno predisponendo altrettanti all’ex Lemayr.

Ma i posti non bastano mai: lo scorso anno sono passati per l’Alto Adige almeno 348 minorenni stranieri soli. Secondo i volontari delle associazioni che operano sulla strada sono più d’uno i ragazzini che dormono ai giardini della stazione. Nella speranza di riuscire a salire su un treno che li porti a Nord dove hanno parenti o conoscenti che li aspettano.

In attesa che il sogno si realizzi - cosa per altro difficile se non impossibile a causa dei respingimenti al Brennero - vanno protetti e va data loro la possibilità di uscire dallo stato di abbandono ed emarginazione in cui vivono. Per questo il Comune ha deciso di creare lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo) solo per i minori, ovvero la parte più fragile dei migranti.

«Si sta predisponendo il bando - spiega Alexej Paoli, vice-direttore dell’Azienda servizi sociali - per verificare la disponibilità di associazioni e privati a gestire il Centro Sprar. I ragazzi soli verranno ospitati all’interno della nuova struttura con un progetto di inserimento scolastico e sociale. Contemporaneamente però lanciamo un appello alle famiglie perché prendano in affido questi ragazzi. Una struttura per quanto bella ed efficiente, non potrà mai offrire il calore di una famiglia».

Chi sia interessato può rivolgersi al Centro affidi di via Mendola numero 121.

«Le procedure per prendere in affido un minore straniero - dice il dirigente dell’Assb - sono uguali a quelle che si seguono per i minori italiani. Può essere concesso sia a famiglie con figli propri come ai single. Non ci sono limiti particolari d’età, si deve però dimostrare di avere in casa lo spazio sufficiente».

È previsto un rimborso di 20 euro al giorno (circa 600 al mese) per chi prende in affido un minore: non è però questo piccolo compenso la motivazione principale, ma la voglia di regalare un po’ di affetto a chi ha lasciato padre, madre, fratelli e qui non ha nessuno.