Sì al testo per il monumento all'alpino

Il consiglio comunale di Brunico ieri lo ha approvato all'unanimità

BRUNICO. È stato approvato ieri in consiglio comunale a Brunico, rapidamente e all'unanimità come chiesto dal sindaco Christian Tschurtschenthaler, il testo, elaborato dagli storici Giorgio Delle Donne e Stefan Lechner, della targa da apporre al monumento all'alpino in piazza Cappuccini, per illustrarne la storia e la funzione. Nei loro interventi il vicesindaco Renato Stancher e il capogruppo dei Freiheitlichen, Bernd Ausserhofer, da cui era partita l'iniziativa della targa, hanno sottolineato come il testo, che in parte ha recepito le osservazioni dei gruppi consiliari, sarebbe passibile di ulteriori modifiche ma continuare a discutere non porterebbe a nulla e bisogna guardare avanti. Stancher ha affermato di considerare la targa un punto di partenza per arrivare a un riconoscimento unanime del valore degli alpini e della funzione del monumento e ha richiesto che, oltre che alle autorità competenti per le autorizzazioni, il testo venga inoltrato all'Associazione Nazionale Alpini. Aussehofer ha chiesto dal canto suo che, se le autorità competenti non dovessero dare parere positivo, la tabella venga sistemata ugualmente su terreno comunale e si è augurato che l'approvazione unanime in consiglio sia da esempio per iniziative simili in altre realtà provinciali.  Ma ecco, di seguito, il testo approvato.  «Il monumento all'alpino e la sua storia.  Nel 1936 il podestà di Brunico propose di erigere un monumento dedicato alla Divisione alpina Val Pusteria. La Divisione alpina prese parte alla brutale guerra d'aggressione dell'Italia contro l'Abissina. Con l'inaugurazione del monumento, il 6 giugno 1938, la Piazza dei Cappuccini venne ridefinita, concentrando nuove strutture e simboli italiani da contrapporre al centro storico di Brunico.  L'opera, dell'altezza di 6 metri, dell'artista padovano Paolo Boldrin, rappresentava un alpino armato rivolto verso il confine settentrionale, glorificando la Divisione Val Pusteria ed i suoi caduti, simboleggiando anche l'annessione dell'Alto Adige - Südtirol all'Italia dopo la Grande guerra e la violenta politica di italianizzazione da parte del fascismo delle minoranze tedesche e ladine a partire dal 1922.  Dopo l'8 settembre 1943, nei primi giorni di occupazione dell'Italia da parte delle truppe tedesche naziste, il monumento venne abbattuto da alcuni cittadini di lingua tedesca di Brunico. Nel dopoguerra, per iniziativa del l'Associazione Nazionale Alpini (ANA), si decise di ricostruire il monumento. L'opera, dello scultore gardenese Rudolf Moroder, rappresentava un alpino in posizione di marcia, non armato, delle dimensioni di 4 metri. Il nuovo monumento venne inaugurato nel luglio del 1951.  Durante il periodo degli attentati sudtirolesi, a partire dal 1956, il monumento venne più volte danneggiato e completamente distrutto nel 1966. Colpendo il monumento, simbolo dello Stato italiano, si cercava di rivendicare il diritto all'autodeterminazione.  Il nuovo monumento, uguale a quello precedente, venne inaugurato nel 1968, dedicato agli alpini caduti in guerra e nelle missioni umanitarie e nuovamente fatto esplodere nel 1979. Il solo busto rimasto integro venne ricollocato sul basamento l'anno seguente.  L'interpretazione del monumento è controversa. Per alcuni cittadini di Brunico è un simbolo delle truppe alpine, da decenni impegnate nelle forze internazionali di pace e nella protezione civile. Per altri è tuttora un emblema del fascismo, delle sue guerre e dell'oppressione della popolazione locale in quel periodo.  La storia della monumentalistica e le vicende del monumento all'alpino possono essere viste come elementi significativi della più recente storia locale e cittadina, una storia da conoscere per vivere e convivere meglio». (m.p.)