Spaccio a Egna: già tutti scarcerati

Sono stati scarcerati anche gli ultimi tre arrestati dai carabinieri di Egna nell'ambito dell'operazione antidroga «Vento del sud», che ha portato al sequestro di quasi un chilo di stupefacenti. Il pm i ha fatto anche togliere i sigilli al pub-bistrò Timmi, gestito da Tullio Pallaoro

di Massimiliano Bona

EGNA. Sono stati scarcerati ieri anche gli ultimi tre arrestati dai carabinieri di Egna nell'ambito dell'operazione antidroga «Vento del sud», che ha portato al sequestro di quasi un chilo di stupefacenti. Il pm Donatella Marchesini ha fatto anche togliere i sigilli al pub-bistrò Timmi, gestito da Tullio Pallaoro. Gli ultimi tre a finire in manette, venerdì mattina al termine di 33 perquisizioni, sono stati Tullio Pallaoro, pubblico esercente di 48 anni, Domenico Pone, operaio di 20 anni di Laives, e il 26enne marocchino Mohammed Rjoul Si, residente anch'egli a Laives. Il pm di turno, Donatella Marchesini, visto che i tre non hanno precedenti specifici e non c'è la necessità di disporre misure cautelari ha chiesto la convalida dell'arresto ma ne ha anche disposto la scarcerazione. Erano già stati liberati invece nei giorni precedenti Thomas Poli di Egna, Martin Niederegger di Trodena, Alessandro Marcelli di Egna, Daniel Cassar di Cortaccia, Vicenzo Arena di Mori e Andrea Bonadio di Bronzolo.

Tutti dovranno rispondere di detenzione a fini di spaccio, anche se la posizione dei singoli è molto diversa. C'è, infatti, chi - in base alla ricostruzione dei carabinieri - ha avuto un ruolo di rilievo e chi invece ha, tutto sommato, una posizione marginale nell'inchiesta. Sempre il pm Donatella Marchesini ha disposto ieri il dissequestro del pub-bistrò Timmi, locale di via Val di Fiemme - nel centro di Egna - molto frequentato dai giovani della Bassa Atesina. Secondo i militari dell'Arma - che durante le perquisizioni si sono serviti di due unità cinofile della «Guella» di Laives - ci sarebbero «chiari segni di utilizzo di hashish e cocaina», ma almeno per il momento non sarebbe ancora stato completamente chiarito il ruolo del locale nell'inchiesta. I carabinieri ipotizzano che il Timmi fosse un luogo di approvigionamento, ma bisognerà poi verificare quali prove a supporto di questa tesi riusciranno a fornire gli inquirenti. In ogni caso, per ora, la Procura ha ritenuto opportuno togliere i sigilli, in attesa che la vicenda venga chiarita in sede processuale. Nel frattempo sono trapelate ulteriori informazioni sulle modalità attraverso le quali avveniva lo spaccio di stupefacenti.

Da quanto si è appreso si trattava, il più spesso delle volte, di modiche quantità. Chi si riforniva di hashish o marijuana era solito invitare amici e conoscenti, a casa propria o altrove, per assistere ad una partita di calcio e cercare qualche ora di "sballo" in compagnia. Gli inquirenti dovranno fare chiarezza anche sulla provenienza delle sostanze stupefacenti, che - sempre in base ai primi accertamenti effettuati dai carabinieri - venivano prelevate in regione, da spacciatori di un livello superiore, il penultimo della catena, come lo ha definito in conferenza stampa il capitano Angioni, che ha coordinato l'operazione.

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