LA STORIA

Tommaso, dalla “Ritz” a Washington: ho portato gli Spätzle in America

Il bolzanino Tommaso Campanella è restaurant manager del Fiola DC, il prestigioso ristorante di Washington dello chef stellato italiano Fabio Trabocchi

di Alexander Ginestous

Bolzano. Alzi la mano chi, tra i giovani d’oggi, non vorrebbe vivere il sogno americano. Dai grattacieli di New York al sole di Los Angeles, tutti noi siamo stati influenzati da film e serie tv che raccontano di quanto siano affascinanti gli USA e quante possibilità lavorative offrano. E i ragazzi che scappano dall’Italia per trovare fortuna negli States sono tanti: la “fuga di cervelli” non coinvolge solo ricercatori e accademici ma anche chi semplicemente cerca migliori opportunità di lavoro e stipendi più alti. Ovviamente non tutti ce la fanno, ma alcuni sì. È questo il caso di Tommaso Campanella, 23 enne bolzanino, attuale Restaurant Manager del Fiola DC, il prestigioso ristorante di Washington dello chef stellato italiano Fabio Trabocchi.

Un sogno americano vissuto ad occhi aperti che parte però da Merano, dagli studi alla scuola alberghiera Cesare Ritz per poi proseguire con esperienze lavorative sparse per il mondo: Miami, Dubai e New York senza dimenticare Riva del Garda, Bibione e la Sardegna.

«Il mio lavoro come Restaurant Manager consiste nell’organizzare e supervisionare tutto ciò che accade nel ristorante, mantenendo sempre lo standard alto, facendo si che il cliente viva un’esperienza unica – spiega Tommaso Campanella -. Esattamente come quella che sto vivendo io qua in America».

A soli 23 anni hai girato il mondo della ristorazione.

Come si è evoluta nel tempo la sua carriera?

Lavorare in tanti posti diversi mi ha aiutato a capire bene il settore in cui mi volevo specializzare. Uscito dalla scuola alberghiera mi ero specializzato in Food&Beverage, e ho seguito questo percorso a Miami e New York attraverso diversi corsi di Bartending. Mentre lavoravo alla Petite Maison di Dubai però ho capito che volevo diventare un manager. Il primo incarico lo ebbi all’Hotel Du Lac et Du Parc al Garda dove venni assunto come Bar Manager, e mi aiutò a capire i segreti di questo ruolo.

Perché hai deciso di sviluppare la tua carriera in America?

Sicuramente la curiosità di provare la vita americana mi ha spinto fuori dai confini. Capii che qua le opportunità erano molteplici per il mio lavoro e potevo imparare sempre cose nuove. Andare all’estero ti crea un bagaglio culturale enorme e fa crescere, perché capisci cosa vuol dire stare lontani da casa. Solo rispettando le regole e le culture dei vari paesi si riesce ad avere successo nella propria carriera.

Quali sono le differenze più grandi che ha notato tra l’Italia e l’America nel tuo settore?

Le differenze lavorative sono molte, qui ho notato subito il rispetto che si ha per questo lavoro e l’importanza del rapporto tra colleghi che deve essere sano e reciproco. Qua vige la meritocrazia, se sei bravo sali di posizioni molto in fretta non importa quanti anni hai o che Università hai fatto. In Italia questo manca purtroppo.


Sicuramente ci sarà tanta pressione a lavorare per uno chef stellato…

Qua non ci si può permettere di distrarsi per nessun motivo, soprattutto per le varie ispezioni che vengono fatte nei ristoranti Michelin. La clientela a Washington è composta da persone influenti come politici, quindi la professionalità e la riservatezza sono alla base per lavorare in un ristorante di questo calibro.

Inoltre avete anche proposto un menù altoatesino nel ristorante…

Sì, e ha riscosso grande successo soprattutto per l’abbinamento ai vini che qua in America sono molto graditi. Io ho cercato di dare un tocco di tradizione al menù, per far vivere al cliente un’esperienza completa tra speck, strangolapreti, formaggi, cinghiale, Spätzle e torta al grano saraceno.

Secondo lei perché sta aumentando sempre di più la “fuga di cervelli” nel nostro Paese?

I giovani stanno uscendo dalle loro comfort-zone e vogliono provare esperienze nuove soprattutto all’estero, perché è solo così che si riesce ad avere una visione più ampia e solida del proprio lavoro. Non bisogna mai accontentarsi ma trovare sempre nuovi stimoli per migliorarsi.