Un cippo in ricordo di Matteo Giordani 

Ad un anno dalla tragedia in cui morì il ventisettenne bolzanino, cinque amici lo hanno collocato ai piedi del Daint de Mesdì

di Paolo Tagliente

BOLZANO. Matteo manca da un anno. Manca alla sua famiglia, manca ai suoi amici. Il 20 agosto dello scorso anno, Matteo Giordani, 26 anni, insieme all’amico Daniel Battocletti, era partito di buon mattino alla volta della val Badia per affrontare il Daint de Mesdì, imponente torre nel sottogruppo del Pisciadù, sul Sella. Entrambi appassionati di montagna, entrambi esperti e ben attrezzati, Matteo e Daniel avevano affrontato la via Rizzi Tomasson in cordata, senza incontrare particolari problemi. Ma a quota 2200 metri, quando ormai erano vicini alla vetta, è avvenuta la tragedia. Matteo ha perso l’appiglio ed è precipitato nel vuoto, strappando il chido fissato nella roccia al passaggio intermedio e trascinando con sé Daniel. Un volo pauroso nel vuoto per una quarantina di metri, che non ha lasciato scampo a Giordani e che ha causato ferite gravissime a Daniel che, per giorni, ha lottato tra la vita e la morte, prima di iniziare un lungo percorso di guarigione.

Questa la cronaca di quanto accadde un anno fa. Una cronaca dolorosa, che racconta di una vita spezzata a soli 26 anni e parla di un vuoto incolmabile. Nei giorni scorsi, cinque amici di Matteo, come lui appassionati di montagna, hanno deciso di ricordarlo in modo semplice, ma di sicuro sarebbe piaciuto a lui. Lo hanno percorrendo lo stesso tragitto che Matteo e Daniel avevano fatto quella mattina del 20 agosto del 2017. Hanno lasciato la macchina dopo passo Gardena, hanno camminato per circa tre ore per avvicinarsi alla via, hanno raggiunto la Val de Mesdì e procedendo sul sentiero che porta al Piz Boè hanno raggiunto lo stretto e irto canalone che porta ai piedi del Daint del Mesdì, nel punto in cui Matteo e Daniel avevano iniziato la loro ascensione. «Abbiamo collocato un cippo in legno – spiega Luca, uno dei componenti del gruppo – perché, a differenza di una targa in metallo, è soggetto a deterioramento e la nostra preoccupazione più grande era quella di non fare nulla che potesse nuocere a quell’ambiente unico. Una preoccupazione che sarebbe stata anche di Matteo, che comunque, siamo sicuri, avrebbe gradito il nostro gesto. Un gesto semplice». Dopo un momento di raccoglimento e il necessario riposo, il piccolo gruppo di giovani ha fatto ritorno alla macchina ed è rientrato a Bolzano.

Un vuoto immenso, quello lasciato da Matteo, che per mamma Laura resterà per sempre incolmabile. Laura, che ha molto apprezzato l’iniziativa dei cinque amici del figlio, ha affidato il suo ricordo a poche, intensissime righe.

«La sua curiosità e il suo entusiasmo – scrive Laura Macchion – lo hanno sempre contraddistinto quale amante delle creature del mare e della terra, in continua esplorazione delle profondità marine come la passione per conquistare le meravigliose cime più alte. I ricordi e le avventure vissute insieme in montagna, in moto, al mare, sono ancora vivi nella mente di tutti quelli che lo hanno conosciuto. La gioia di averti avuto e la disperazione per quello che è successo, con infinito amore lo ricordano i familiari, il compagno di cordata, gli amici e tutti quelli che gli hanno voluto bene».

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