Il “dispetto” degli scatoloni Multata negoziante del centro 

La contestazione. Sanzione per l’abbandono illecito di un imballaggio col nome dell’esercizio La protesta della commerciante: «Quel cartone dev’essere stato messo da qualcun altro»

di Sara Martinello

Merano. Che cosa può fare un commerciante che si veda recapitare una multa per abbandono selvaggio di imballaggi col nome del suo negozio impresso, se non è stato lui ad accatastarli vicino alle campane dei rifiuti? Forse niente, stando alla vicenda capitata in questi giorni a una negoziante di via Mainardo, che pure dopo averne discusso con la polizia municipale non è riuscita a dimostrare di non essere stata lei a piazzare uno scatolone sulla strada.

A raccontare i fatti è la proprietaria di un negozio di via Mainardo, alla quale pochi giorni fa è arrivata una multa di 62 euro da parte della polizia municipale. Nella lettera si legge che nel pomeriggio di sabato 23 marzo “in via Otto Huber personale esterno incaricato accertava che era stato illegalmente depositato un cartone riconducibile alla sunnominata (vale a dire la signora, ndr)”. Allegata alla multa, la prova del misfatto, cioè materiale fotografico che ritraeva la scatola in questione, ma non la donna. «E dire che il sabato il mio negozio chiude alle 12.30 – spiega la commerciante –. In più, usufruisco del servizio gratuito di raccolta a domicilio che l’Azienda dei servizi municipalizzati mette a disposizione degli esercenti della via il lunedì e il venerdì. Che senso avrebbe per me buttare via i cartoni in una maniera così incivile? L’unica ipotesi è che qualcuno, vedendo i cartoni fuori dalla mia porta il venerdì, ne abbia preso uno per trasportare qualcosa e che il pomeriggio seguente l’abbia abbandonato accanto alle campane di via Huber. Spesso me ne vengono chiesti per traslochi o per altre necessità, e non ho mai avuto problemi a regalarli. Ma questa multa proprio non la merito, visto che io mi comporto secondo le regole. Dovrei forse fare la posta ai cartoni che metto fuori dal mio negozio?».

A questo punto, la donna – che invia fotografie di imballaggi recanti nomi di attività e accatastati vicino alle stesse campane di via Huber – si chiede fino a quale punto uno possa essere considerato responsabile degli imballaggi che recano il nome suo negozio. Per dirla con un esempio, se il sacchetto di un supermercato riempito di immondizia e poi abbandonato sull’asfalto possa essere considerato una “prova” incriminante per il tale supermercato, con tanto di multa alla catena. «È una leggenda metropolitana – spiegano dalla polizia locale –, certamente non diamo la multa al supermercato o al negozio i cui sacchetti siano usati a questo scopo. Diverso sarebbe vedere decine di sacchetti dello stesso esercizio buttati nel Passirio: in quel caso potremmo sospettare che l’azione sia stata compiuta da chi con quell’esercizio commerciale ha a che fare “dall’interno”. O, ancora, nel caso un sacchetto contenga materiali inequivocabilmente riconducibili alla persona che l’ha depositato sulla strada, la contestazione trova ben poco spazio. Le sanzioni sono date dalla Ronda Atesina, incaricata dall’Ufficio ambiente». Qualora qualcuno si trovi nella situazione della commerciante di via Mainardo, si può inviare un’e-mail o chiedere un colloquio con gli agenti della polizia locale. In sede di audizione si passa quindi all’analisi della documentazione, a volte con un ritiro della multa – specialmente se è difficile provare la condotta di chi è stato multato – o con una sua riduzione.