La Val Senales celebra la transumanza 

Si è ripetuta la tradizione del ritorno delle greggi dai pascoli, tra antiche usanze e spunti turistici

di Angelo Carrillo

VAL SENALES. Baciata dal sole come raramente accade l’antica transumanza delle pecore si è ripetuta anche quest’anno in Val Senales. Quasi quattromila animali hanno affrontato il ritorno dagli alpeggi in u rito emozionante cui hanno assistito centinaia di persone giunte d’ogni dove fino al rifugio Bellavista dove uomini e pecore si ristorano. È l’ultima grande transumanza transfrontaliera e transglaciale. Le greggi condotte dai pastori partono alle 4 del mattino. La traversata è lunga, sfiora i burroni, percorre sentieri stretti e ripidi. Dal costone del ghiacciaio, nel canalone un tempo coperto di ghiaccio e oggi bagnato da un laghetto di neve disciolta, le greggi possono finalmente rompere le righe e brucare qualche erba prima di risalire verso il rifugio Bellavista, da dove proseguono per una serpentina ricavata tra le pietraie. Persino i montanari faticano a percorrerla. Una ad una le pecore si avviano innalzando qualche lamento lungo la strettoia rocciosa, scendendo con abilità gli impervi gradini di roccia. Quando piove o nevica, come spesso avviene, il percorso è pericoloso, non rari gli incidenti. L’ultimo tratto della transumanza percorre la strada sterrata che porta a maso Corto. Qui pastori e pecore serrano i ranghi per presentarsi alle centinaia di persone che li aspettano intorno ai recinti e alle panche per la festa che accompagna per tutto il giorno l’atteso rientro.

La tradizione secolare si ripete ogni anno ed è tra le più sentite dell’arco alpino. Nonostante l’interesse turistico, poco o nulla è cambiato rispetto al passato. A parte la ritirata del ghiacciaio. Ma come qui spiegano, i ghiacciai vanno e tornano. A periodi caldi seguono periodi più freddi. Intanto l’associazione turistica si dà un gran daffare per sostituire gli sciatori che d’estate venivano ad allenarsi sulle piste del ghiacciaio. La gastronomia è il grande tema. Qui infatti tradizione e gusto sono collegati. Da sempre la pecora fa parte delle tradizioni gastronomiche. Schöpsernes, come si dice, Golosi arrosti di agnello. Carne di pecora brasata con i canederli, ma anche specialità più moderne come la tartara,. I ristoranti aderenti sono una ventina, sparsi per la valle, hotel, rifugi, osterie slow food. Spesso veri gioielli dell’archeo-architettura. Come le tradizioni della valle della transumanza che vanno e vengono ma ritornano sempre a casa.