Le due facce del silicio: la Memc va a gonfie vele 

La Solland fallita è ormai vicina al definitivo spegnimento degli impianti La società della GlobalWafers ha invece 250 dipendenti, molti «fidelizzati» 

di Sara Martinello

MERANO. Per la Memc il futuro appare roseo. Lo è meno per il centinaio di lavoratori attualmente impiegati tramite agenzia interinale nello svuotamento della Solland, processo che dovrebbe compiersi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre: per loro le possibilità di assorbimento all’interno dello stabilimento Memc sono vicine allo zero, salvo pensionamenti o licenziamenti interni alla Memc e del tutto indipendenti dai destini della Solland.

Memc e Solland si trovano all’interno dello stesso recinto, nella zona industriale di Sinigo. La Solland è in attesa della decisione del curatore fallimentare, dopo che le aste per l’acquisizione sono andate deserte. Nel frattempo, la Provincia, che per la legge Seveso è responsabile della sicurezza dell’impianto, ha avviato un processo di spegnimento destinato a concludersi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. L’hanno confermato ieri Mauro Pedrotti, presidente della Memc, e il responsabile delle risorse umane Mauro Bertolini, nel corso di una conferenza stampa per la prima volta convocata direttamente dall’azienda per fare chiarezza sulle differenze tra Memc, Solland e GlobalWafers, tra le quali si fa spesso confusione per via di un intreccio prima di tutto geografico, visto che come accennato sia Memc sia Solland sono parte dello stesso areale industriale di Sinigo. Nell’occasione è stata presentata la giornata delle porte aperte prevista per sabato 29 settembre dalle 10 alle 16, un momento aperto sia ai dipendenti, sia alle loro famiglie «che così potranno visitare il posto di lavoro dei colleghi», come ha spiegato Bertolini ufficializzando l’invito, sia ai cittadini curiosi di scoprire come funzioni l’impianto.

Innanzitutto, sveliamo l’arcano. Solland sta arrivando alla conclusione della fase di spegnimento, cioè di svuotamento dell’impianto attraverso lo smaltimento del tricolorosilano, e quindi la produzione di policristallo. Quest’ultimo è iperpuro, privo di contaminazioni all’interno, ma a livello reticolare gli atomi sono disposti in maniera disordinata. Solo la sua fusione a 1423° C e la successiva “crescita” secondo il cosiddetto “processo Czochralski” permette agli atomi di disporsi perfettamente, e di ottenere così il silicio monocristallino da impiegare poi nell’industria. Il tutto permette di abbattere il grado di pericolosità. A placare lo stato di allerta permanente in cui alcuni abitanti dei dintorni vivono sono le verifiche periodiche imposte dalle autorità, oltre che le certificazioni – anche quelle verificate periodicamente – necessarie alla Memc per continuare a esistere. Il policristallo prodotto dalla Solland sarà venduto dal curatore fallimentare al miglior offerente, mentre quello necessario alla Memc proviene da stabilimenti in Germania e in Giappone.

Da due anni il gruppo SunEdison, di cui Memc fa parte, è passato sotto il controllo di GlobalWafers: pur mantenendo il vecchio nome che richiama la Monsanto, i due stabilimenti sul suolo italiano (a Merano e a Novara) sono di fatto parte del gruppo Global Wafers, quotato alla borsa di Taipei. Il fatturato del colosso asiatico si aggira intorno a 1,58 miliardi di dollari annui, con incrementi tra il 10 e il 20% a livello globale. Non è dato conoscere i dati relativi alla sussidiaria Memc, visto che questa non è quotata. Il presidente Pedrotti, però, intravvede orizzonti positivi: «Oggi ci rivolgiamo a mercati con tassi di crescita importanti. Tra i nostri clienti figurano St Microelectronics, Infineon e Nxp (un tempo rispettivamente Siemens Semiconductor e Philips Semiconductor). Probabilmente il silicio usato nella componentistica delle fotocamere dei vostri cellulari Samsung è stato prodotto proprio qui, alla Memc. Il nostro silicio è impiegato anche nel settore dell’automotive, nei dispositivi di controllo delle automobili estremamente sofisticati prodotti da Bosch. Secondo alcuni studi il futuro più prossimo vedrà un boom delle auto ibride ed elettriche, e quindi anche dei dispositivi elettronici necessari a farle funzionare. Il silicio che produciamo qui è impiegato come semiconduttore anche nell’Iot (Internet of Things), con applicazioni per esempio nella domotica. L’anno scorso abbiamo fornito 950 prodotti diversi secondo diversi parametri stabiliti di volta in volta dai clienti, come la resistività, il diametro e la conducibilità. Insomma, la domanda di silicio è in crescita».

Lo stabilimento meranese della Memc dà lavoro a 250 persone (a Novara, sede principale, sono 750). «Nella lavorazione che facciamo qui, cioè quella sul dettaglio – prosegue Pedrotti –, l’esperienza gioca un ruolo fondamentale. Tendiamo a “tenerci stretti” i dipendenti, e infatti circa il 60% di noi è da più di 15 anni nella lavorazione del silicio». L’età media è di 45 anni, la metà ha almeno un titolo di studio di liceo o istituto tecnico. L’organico, però, è al completo.

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