Viaggio alla «Savoy», una fabbrica di chef tra zuppe e drink 

Pienone - anche di ragazzi - alla giornata delle porte aperte Enz: «Curiamo il percorso di crescita professionale e civica»

di Sara Martinello

MERANO. Nel panorama della vasta offerta formativa meranese spicca la tradizione culinaria e dell’ospitalità, portata avanti con ottimi risultati dalle tre scuole alberghiere: il Ritz, in lingua italiana, il Kaiserhof e il Savoy, entrambi di lingua tedesca. Proprio il Savoy ha tenuto ieri la giornata delle porte aperte, per farsi conoscere da meranesi e aspiranti cuochi e camerieri. Nei due palazzi, uno risalente al 1895 e l’altro recentissimo, si offrono tre diverse carriere. Accanto a un percorso quinquennale che porta alla maturità c’è la scuola professionale triennale a tempo pieno, con otto mesi di apprendistato, che dà il diploma di cuoco o di cameriere, e c’è anche il sistema duale di apprendistato, 36 mesi di contratto di formazione tra le ditte del territorio e la scuola; entrambi i percorsi danno poi la possibilità di proseguire con altri due anni presso la scuola, in modo da ottenere il diploma di maturità. «L’importante per noi è aiutare i giovani a portare a termine il loro percorso, immettere nel mondo del lavoro dei professionisti competenti e dei cittadini del mondo» spiega Peter Enz, vicedirettore scolastico. «Diamo peso allo studio della storia: insieme al professore di italiano, Pietro Fogale, abbiamo dato alle stampe un lavoro di ricerca sulle pietre d’inciampo. E siamo l’unica scuola in Italia riconosciuta come scuola senza razzismo e scuola con coraggio: qui tutti sono i benvenuti, tutti ricevono gli strumenti per realizzarsi in base alle loro possibilità. Per seguire al meglio gli studenti abbiamo una squadra di dieci docenti di sostegno».Di qui sono passati chef come Manuel Astuto, del Mondschein, o Luis Haller dello Schlosswirt Forst. «Sarebbe un’impresa citare tutti i grandi cuochi che popolano l’Alto Adige - prosegue Enz -. Dopo un primo anno di formazione comune, i nostri studenti possono scegliere a quale ambito dedicarsi. Aspiranti panettieri e pasticceri vanno a Bressanone». La scuola offre diversi ambienti in cui fare lezione. Accanto alle aule “normali”, infatti, ci sono le spaziose cucine, vero fiore all’occhiello dell’istituto, il bar, i tavoli. Gli studenti non imparano solo a servire: sanno riconoscere e abbinare i vini locali e internazionali, presentare i piatti agli ospiti, rispettare allergie e intolleranze. Studiano l’italiano, l’inglese e il francese, con un occhio di riguardo per il lessico specialistico della cucina e della gastronomia. «Vista l’importanza della materia, studiano anche scienza della nutrizione, mentre al Kaiserhof possono formarsi come cuochi dietisti. Inoltre la scuola aderisce al progetto Erasmus+, così gli studenti incontrano ragazzi di altri paesi: l’anno scorso sono stati in Belgio e in Finlandia». I giovani cuochi e camerieri del Savoy, intanto, accolgono gli ospiti della giornata con l’entusiasmo di chi si sente a proprio agio nella scuola. E non è poco.