Buio e luce, angeli e demoni Tutto in dodici notti

Quei retaggi della tradizione persiana approdati nei villaggi delle Alpi

di Fiorenzo Degasperi

La luce e il buio, il bene e il male, Dio e Satana, gli angeli e il diavolo. Retaggi persiani approdati nelle valli e nei villaggi alpini della nostra regione scandiscono il tempo che intercorre tra la notte di san Nicola – o quella di santa Lucia, la portatrice di Luce in certe parti del Trentino – e l’arrivo dei Re Magi. Soprattutto le famose “Dodici Notti” – le “sere generose” del folklore russo –, cioè il periodo compreso tra la Vigilia e il 6 gennaio, sono da temere. Si badi bene, le notti e non il giorno, seguendo in questo l’uso dei greci e dei romani che calcolavano il tempo del primo giorno a partire dal tramonto. Sono le notti della paura, le notti in cui gli spiriti e i morti si affacciano nel mondo dei vivi. Sono i giorni in cui si festeggiava il solstizio d’inverno. Un tempo si accendevano i fuochi per sollecitare il Sole a tornare, per bruciare i mali accumulati dalle comunità e per scacciare gli spiriti maligni che, nel buco nero, nel vuoto del solstizio, nella tragedia di quelle notti, irrompevano sulla terra. Ogni villaggio metteva in scena un rituale atto ad incentivare l’arrivo del sole, la buona stagione, un buon raccolto, la salute degli animali, la protezione dei familiari vivi e di quelli morti. E più gente mascherata avesse danzato attorno alla fontana di Penia, in alta val di Fassa – “far la giostra” si dice –, tanto più abbondante sarebbe stato il raccolto dell’anno nuovo. E’ in questo periodo che possono accadere cose che normalmente non accadono: gli animali parlano e v’è chi ne intende il linguaggio, i fiori sbocciano sotto la neve, nelle fontane l’acqua si muta in vino, le briciole del pane non si seccano, i morti si agitano…

Nei paesi del Tirolo si aggirano i Perchtenlauf, mai da soli ma in gruppo, i cosiddetti “Passen”, travestiti con delle maschere terrificanti scolpite in legno, e le campane che portano con sé risuonano di maso in maso. Fanno un grande rumore per mandar via gli spiriti cattivi dell’inverno. Antica usanza testimoniata già in età precristiana.

Ma è anche il periodo questo in cui il calendario liturgico prevede la benedizione dell’acqua, del sale e del vino, elementi primari per la vita dell’uomo di un tempo. Il sale veniva poi messo sulle labbra dei neonati venuti al mondo in queste notti malefiche, perché era risaputo che satana e tutta la schiera dei diavoli odiano il sale. Per questo le streghe, nei loro sabba, mangiavano soltanto alimenti insipidi, senza sale.

All’interno di questa cornice apotropaica ci sono le processioni casalinghe dei Raunacht o Roanacht, i portatori di fumo: i contadini si aggirano per ogni stanza del maso, per la stalla, per il fienile, affumicando pareti, soffitti e pavimenti, al ritmo delle preghiere. Questa volta non vogliono allontanare spiriti maligni ma richiamare qui gli spiriti e le divinità (o i santi) che potranno aiutare gli abitanti (senza far distinzione tra umani e animali) perché il solstizio d’inverno apre le porte alla rinascita, è associato alla gestazione, al tempo del concepimento, all’avvento del nuovo. E’ l’equivalente della scritta con i gessi sulle porte d’entrata della stalla e di masi, chiese, palazzi, ecc. fatta dal padrone di casa in quei giorni: C+M+B più la data dell’anno nuovo. Secondo i fedeli sono le iniziali dei Re Magi, Caspar, Melchior e Balthasar (maghi caldei), per la Chiesa invece indicano l’acronimo Christus Mansionem Benedicat, ossia “Cristo benedica questa casa”. Per qualcun altro sono formule magiche ritenute efficaci per combattere l’epilessia o altre malattie. E ciò che è efficace contro le malattie preserverà anche dall’azione malefica delle streghe.

Il gessetto per scrivere è offerto dagli Sternsinger, i cantori della Stella, bambini e adulti vestiti da Re Magi che intonano canzoni natalizie e raccolgono offerte per progetti benefici. A chi fa loro un’offerta regalano un gessetto magico che lascerà le proprie tracce sulle tavole delle porte e apporterà felicità agli abitanti.

Tutti questi riti – e sono moltissimi e diversi di paese in paese ma tutti poggiano sullo stesso substrato antropologico – concorrono a formare il Carnevale d’avvento, le sfilate dell’attesa degli uomini/bestie rumorosi. Tra queste sfilate spicca quella dei Klöckler (=battere la campana) della val Sarentino: i primi tre giovedì del tempo d’avvento i giovani mascherati sfilano ancor oggi di porta in porta ricordando le tappe della vita di Gesù, dalla nascita morte. Non tutti sanno che un tempo si festeggiava anche un quarto giovedì: era il giorno dedicato alle donne (Lislnacht=notte dove si sta in ascolto). Mascherate e con in mano un falcetto correvano dietro ai ragazzi del paese. Ma quelli erano altri tempi. In Valfloriana sfilano invece i Belli e i Brutti, la luce e il buio, il buono e il cattivo, Gesù e Satana.

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