Flamenco in stile Transart e domani la prima di Crises 

Oggi alla Lanserhaus di Appiano il Trio Arbòs in “Flamenco Envisioned” Al NOI invece la coproduzione con il Ravello Festival firmata da Levaggi e Stella

BOLZANO. Transart ha più volte attivato un confronto dialettico tra il passato ed il presente, non di rado prendendo in considerazione le caratteristiche e le tradizioni della nostra terra. In questo caso però il confronto con il passato prende le mosse da una tradizione che non ci appartiene ma che senz’altro tutti conosciamo: il flamenco. Il flamenco è una forma d’arte complessa che abbraccia musica, canto e danza, nata probabilmente dall’incontro di diverse culture in terra andalusa: la tradizione islamica, ebraica, rom e castigliana. Con Flamenco Envisioned il Trio Arbós vuole riabbracciare questa tradizione evolutasi per più di due secoli calandola nella contemporaneità e trasformandola nel materiale per la Nuova Musica. A questo scopo ha commissionato nuove partiture a sette compositori, a cui è stato affidato il compito di confrontarsi con il flamenco dalla propria prospettiva e con l’unica condizione di agire con la massima libertà artistica. Cinque di queste opere saranno portate in scena dal Trio Arbus alla Lanserhaus di Appiano oggi, 12 settembre, alle 20.30: “La tierra con los dientes” di Thierry Pécou, “De dentro afuera” di Elena Mendoza, “Malagueña ausente” di Jesús Torres, “Fancing flamingo” di Bernhard Gander, “Bulería Arbós. Ritual” di Mauricio Sotelo. Ad interpretare queste nuove partiture è il Trio Arbós formato da Juan Carlos Garvayo al pianoforte, Cecilia Bercovich al violino e José Miguel Gómez al violoncello, a cui si aggiungono il cantante di flamenco Rafael de Utrera ed il danzatore Concha Jareño. Il Trio Arbós è uno dei gruppi da camera più prestigiosi del panorama musicale spagnolo; si esibisce regolarmente nelle principali sale da concerto d’Europa e ha inciso ben 20 dischi per etichette di primo piano. Giovedì 13 settembre invece, negli avveniristici spazi del NOI, il nuovo parco tecnologico di Bolzano, il festival Transart ospita invece la prima assoluta di “Crises”, coproduzione con il Ravello Festival. Il progetto, firmato dal coreografo Matteo Levaggi, da Samantha Stella, artista visiva, performer e set&costume designer, e da mdi ensemble, collettivo di musica contemporanea vincitore del prestigioso premio “Una vita nella Musica” del Teatro la Fenice di Venezia, parte da una concezione della messa in scena della danza contemporanea che abbraccia il teatro visivo. “Crises”, titolo preso in prestito dalla celebre creazione del 1960 di Merce Cunningham, porta in scena alcune opere di compositori che si sono costantemente misurati con l’innovazione e sperimentazione nell’avanguardia musicale, come Francesco Filidei e Simon Steen-Andersen, insieme a protagonisti di fasi storiche e contemporanee tra le più contraddittorie e rivoluzionarie della storia della musica moderna e dei giorni nostri, tra cui Helmut Lachenmann, Sylvano Bussotti e Mauricio Kagel. “Crises” vuole rappresentare il concetto della caduta, a cui si associa anche l’idea potente di rinascita. «Una testa bianca di cavallo si staglia sulla scena come se fosse sprofondata dentro il pavimento - commenta Samantha Stella che ha firmato anche scena e costumi - e dalla rottura di musica e vocabolario coreografico, una ballerina si muove a tempi sincopati su classiche scarpette da punta, sino a condurci idealmente ad un pallido Beethoven, forse un annuncio di antica e al contempo futura rinascita».

Una prima cellula della creazione è andata in scena il 15 febbraio 2018 negli spazi di Contemporary Music Hub, sede di mdi ensemble, presso la Fabbrica del Vapore di Milano. In questo contesto, al termine di un workshop/audizione di due giorni, sono stati selezionati i danzatori che hanno eseguito Studio primo per Crises. Questo iniziale progetto ha gettato le basi di un lavoro in grado di adattarsi a ogni luogo, dal teatro di tradizione al museo. Commenta così il coreografo Matteo Levaggi la scelta di far debuttare lo spettacolo in un luogo come il NOI – il parco tecnologico di Bolzano: «Lo spazio ci è piaciuto subito. Siamo rimasti affascinati dall’architettura, così peculiare, dove dominano gli specchi in un gioco di rimandi e riflessi». Crises è, nelle intenzioni, un progetto ambizioso, che cerca di oltrepassare i “limiti” del concerto o della performance teatrale intesa in senso tradizionale, permettendo a musica, danza e arti visive di compenetrarsi, di scambiarsi i ruoli, di fondere i confini che le separano e le rendono percepibili come entità separate. La natura spesso teatrale e gestuale della musica d’avanguardia diventa quindi, in questo progetto, alleata preziosa per una riflessione comune. Una produzione dallo spirito libero, uno spettacolo che si sviluppa tra linguaggi differenti creando un’opera unica: balletto, danza, musica, teatro. Contemporaneità che usa un vocabolario possibile per guardare ancora una volta in avanti, con una speranza condivisa: «Vorremmo che il pubblico, al termine dello spettacolo, fosse aperto a dare spazio a proprie visioni. Così come all’interno di un museo si ammira un’opera d’arte e quando si termina la visita ci si porta dentro un’idea, un gusto, una visione, senza bisogno di parlarne».