L’anima di Mukaiyama tra pianoforte e droni 

L’artista multimediale oggi protagonista alla chiesetta di San Vigilio a Lana Alle Officine Fs di Bolzano il canto di Agata Zubel e le sonorità di Duchnowski

BOLZANO. Quest’ estate una copertina del magazine Time è stata realizzata con 958 droni in volo sopra Folsom, California. Il progetto, uno dei più grandi show mai creati negli Stati Uniti, ha ricreato in cielo lo storico lettering della rivista americana. Un chiaro omaggio al nuovo ruolo assunto da questi oggetti nei più diversi ambiti della vita umana, compresa quella artistica.

Con il progetto ANIMA, prima assoluta oggi, domenica 9 settembre, l’artista multimediale Tomoko Mukaiyama ritorna a Transart dopo aver stregato il suo pubblico con la performance-spettacolo La Mode nel 2016. Questa volta, il centro della sua riflessione non sarà più il meccanismo dell’esibizione di sé attraverso i codici e riti della moda: sotto i riflettori finiscono oggi, nel 2018, le nuove dimensioni per lo spazio-concerto. Protagonista, nei pressi della chiesetta medievale di San Vigilio, raggiungibile con la seconda funivia più antica d’ Europa partendo dal paese di Lana, un grande pianoforte a coda. Il pubblico, seduto nel prato che circonda la chiesa, potrà assistere al concerto di Mukaiyama fino a quando uno sciame di droni entrerà prepotentemente nello spazio della performance, fino a condizionarla. La percezione sonora e l’ emozione generata dal dialogo fra pianoforte e spazio naturale verranno inevitabilmente trasformate, fino a condizionarne irreversibilmente l’ esperienza.

Tomoko Mukaiyama non è nuova a questo tipo di azioni. Nel 2000 nello spettacolo “x Tokyo” ha riempito la sala in cui si esibiva al pianoforte con centinaia di sacchetti trasparenti contenenti dei pesci rossi. Ha studiato la presenza e assenza del compositore, del pubblico e del pianista nell’ installazione “you and bach” per la Biennale di Sydney nel 2006. “In Show me your second face” (2007) si è trasformata, con il suo pianoforte, in una scultura fashion.

Pianista di origini olandesi-giapponesi, integra da sempre differenti discipline, collocandosi al confine fra arte e musica. Ha collaborato con registi, designer, architetti, danzatori e fotografi del calibro di Marina Abramovic, MERZBOW, Jirí Kylián e Michael Gordon. Si è esibita in Europa, America, Asia. Fra i palcoscenici che ha calcato con le sue opere si ricordano il Concertgebouw, Sydney Opera House e Yokohama Triennale.

Da sempre forza, con i suoi lavori, i confini del mondo della musica. Come pianista e artista visiva è affascinata dalla possibilità di realizzare progetti di arte contemporanea anti-convenzionali e fuori dagli schemi. Gioca con le consuetudini che circondano lo strumento, il pianoforte, con il quale normalmente si esibisce, con la sua professione e la performance in un senso più ampio.

Il cuore del suo lavoro è comunicare con il pubblico in modo audace e nuovo.

«Sono molto attratta dalle arti visuali, dalle installazioni, dal video, dal teatro, ma la musica è sempre lì. Nel fare un concerto - commenta – ho la sensazione che posso catturare le persone, entrare in profondo contatto con loro. Mi sembra di riuscire a far esprimere loro quello che stanno nascondendo. Qualsiasi cosa faccia – prosegue – è il potere della musica alla base di tutto. Che sia musica o installazione il vero protagonista è il pubblico: il mio lavoro riguarda tutto quello che è oltre rispetto a me e al mio pianoforte».

Alle 14, nel caldo pomeriggio di questa domenica transartiana, ritorna, alla sua seconda apparizione dopo l’apertura del festival alle Officine Fs di Bolzano, il canto sospeso di Agata Zubel. L’artista polacca intreccerà il proprio canto con le sonorità elettroniche del musicista polacco Cezary Duchnowski per incontrare i colori, i sibili e le energie magiche del lago nero di San Vigilio.

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