La matita di Ronca nelle nostre città

Interessante approfondimento su come l’architetto ha mutato la visione urbana di Bolzano e Merano

di Paolo Campostrini

di Paolo Campostrini

C’è un prima e un dopo Armando Ronca, nel paesaggio urbano di Bolzano e anche di Merano. Nel capoluogo l’“alveare” di corso Italia, la chiesa di San Pio X, la storica sede, sulle passeggiate del Talvera, del giornale Alto Adige, tanti edifici che ci hanno fatto conoscere contemporaneità, o l’Eurotel a Merano (tutto questo, e altri progetti ancora, in mostra da sabato a MeranoArte in «Armando Ronca, architettura del moderno in Alto Adige 1935-1970», via Portici 163, fino al 14 gennaio). Come se fosse passata una matita, la sua, a ridefinire i contorni delle vie, i rapporti con l’esistente e un’inedita energia che proveniva dai tempi nuovi.

Architetto, nato a Verona nel 1901 e morto a Bolzano nel 1970, ci ha fatto entrare nella modernità per non farci più uscire. Perché anche il suo prendere parte al disegno della "Bolzano italiana", quella littoria, che doveva prendere gli spazi e le forme di una capitale sul confine del vallo alpino, era tutto dentro il grande dibattito sul senso dell’architettura (allora) contemporanea. Ma che il suo impegno progettuale non fosse figlio di una semplice adesione ideologica ma frutto di una curiosità senza rigide cornici di riferimento, lo si vedrà dopo la guerra. Allora sì Ronca cambia Bolzano. E Merano.

Se prima del conflitto, in pieno regime partecipa a marcare il nuovo paesaggio razionalista aderendo ai canoni "italici" mentre tanti architetti locali declinano una modernità più domestica di matrice viennese o socialista, negli anni Cinquanta sviluppa la sua ricerca prosciugando le forme, tentando nuove vie nell’uso dei materiali, nei canoni espressivi, scovando curve, angoli, colori che tracciano i nuovi "landscape", i paesaggi delle vie bolzanine e meranesi. Proprio a Merano guida l’impresa dell’Eurotel, nel ’59, il primo della grande catena che rivoluziona i canoni dell’ospitalità turistica. Non immaginando solo un albergo ma creando un "mood" in cui l’hotel può diventare casa privata. E in anni in cui l’Alto Adige si divideva solo tra grandi alberghi tradizionali e pensioni famigliari.

Con l’impresa Vanzo, Armando Ronca coglie lo spirito di tempi in cui la ripresa economica cambiava il modo in cui si immaginavano le vacanze, dove la gente sentiva di dover cambiare qualcosa nel proprio rapporto col tempo libero. E Ronca cita Le Corbusier che poco prima, nel ’52 aveva realizzato a Marsiglia la sua "Unitè d’habitation". Meno in grande, Ronca costruisce a Bolzano, prima della guerra, tra il ’39 e il ’40 la sede del giornale "La Provincia di Bolzano", di fianco a Ponte Druso, ma fondendo la retorica (inevitabile allora) del regime con un’aura funzionalista. E quando dalle ceneri de "La Provincia" nasce dopo il ’45 l’"Alto Adige", sempre Ronca, a inizio anni Sessanta, si mette a tracciarne le nuove facciate, con una tutta sua libertà nel disegnare linee orizzontali e verticali. Come spiegano, in mostra, i prospetti di progetto.

Poi il suo segno passa in corso Italia e in tante altre vie di Bolzano. E pure nelle straordinarie altezze cementizie della chiesa di San Pio X dove la tradizione religiosa scopre una nuova possibilità di introspezione e di preghiera in spazi lasciati vuoti.

Naturalmente Armando Ronca non si muove solo in Alto Adige: partecipa a concorsi e a esposizioni nazionali, ma il suo intervento più conosciuto è quello in cui elabora la seconda ristrutturazione e l’ampliamento dell’attuale stadio Meazza, a Milano, lo storico "San Siro". Costruito nella sua struttura originaria nel 1925, lo stadio avvia una prima operazione di ampliamento nel 1935, voluta dal Comune di Milano, e poi una seconda, ed è in questa che interviene Ronca con accanto Ferruccio Calzolari.

Come detto l’esposizione meranese, la prima organica sull’opera del progettista veronese-bolzanino, sarà inaugurata nel fine settimana e durerà fino al 14 gennaio. Curata da Andreas Kofler e Magdalene Schmidt, si avvale di una estesa documentazione fotografica realizzata da Werner Feiersinger. Una sezione della mostra sarà dedicata all’Eurotel di Merano e sarà possibile vedere un documentario realizzato da Daniel Mazza e Giuseppe Tedeschi e uno a cura di Susanne Waiz e Carolina Rigoni che tracceranno anche i percorsi della vita privata di Armando Ronca.

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