L’annata 2017? Soddisfatti i vignaioli ed i cantinieri 

«Meno quantità (fino al 20%), ma qualità elevata sia per i bianchi che per i rossi» Pfitscher: avevamo temuto il peggio. Rottensteiner: Bolzano ha avuto fortuna 

BOLZANO. Le bizzarrie del clima nel 2017 - in particolare gelo e grandine - hanno lasciato il segno sui vigneti altoatesini, soprattutto in termini di quantità. Quella del 2017 si presenta però come una buona annata con qualità convincente e con vini gradevoli. Lo afferma il Consorzio vini Alto Adige che conta attualmente 155 aziende vinicole: in totale producono più del 99 percento dei vini Doc altoatesini. Dopo un inverno assai secco e freddo, già alla fine di marzo le temperature sono risultate eccezionalmente calde. Ciò ha portato a un inizio della fase vegetativa assai precoce e a un rapido germogliamento delle viti. L’improvviso arrivo del freddo nelle notti intorno al 20 aprile, con forti gelate primaverili a livello locale, ha causato notevoli danni a molti vigneti in tutta la provincia.

Una piccola consolazione per i vignaioli: nel 2017 non si sono verificati problemi dovuti alla comparsa di malattie quali la peronospora e l’oidio né problemi provocati dal temuto moscerino dei piccoli frutti. Le grandinate hanno colpito fortemente soprattutto alcuni comuni della Bassa Atesina e della Valle Isarco. I contadini hanno dovuto lavorare duramente nei vigneti per potare ed eliminare i grappoli danneggiati. Il faticoso lavoro, però, ha contribuito a ottenere un raccolto costituito esclusivamente di grappoli di buona qualità.

Nei vigneti dell’Alto Adige il raccolto dell’uva ha preso il via già intorno al 20 agosto, quindi dai dieci ai quattordici giorni prima rispetto a un anno normale. Dopo diversi giorni di pioggia all’inizio del raccolto, il clima autunnale, con temperature fino a 30 gradi di giorno e sotto i 20 gradi di notte, ha influito positivamente sulla vendemmia. Tutti i vignaioli e i cantinieri dell’Alto Adige, senza eccezioni, sono assai soddisfatti della qualità delle uve raccolte. Dopo l’assai buona annata 2016 - con vini bianchi intensi, vivaci e complessi e vini rossi dell’Alto Adige particolarmente promettenti e strutturati - il settore vinicolo dell’Alto Adige può dirsi più che soddisfatto anche dell’annata 2017. Le perdite quantitative fino al 20 per cento e oltre hanno in effetti lasciato un retrogusto amaro ma la qualità dei vini, senza eccezioni di sorta, è risultata sorprendentemente da buona a molto buona. Per quanto riguarda i vini bianchi l’annata si presenta con vini lievemente più leggeri ma molto eleganti, fruttati e intensi, dagli aromi tipici delle rispettive varietà. Emergono in particolare il Pinot Bianco e il Pinot Grigio, il Sauvignon, il Müller Thurgau e il Sylvaner. La Schiava con il Santa Maddalena e il Lago di Caldaro hanno colori leggermente più chiari, fruttati e freschi, forse lievemente più leggeri ma tanto più invitanti da degustare. Oltre al Lagrein, anche il Pinot Nero, il Merlot e il Cabernet si presentano eleganti, di grande raffinatezza e con tannini fini. Nei vigneti della Bassa Atesina, in alcuni casi, le gelate invernali e tardive hanno provocato diversi problemi. Le forti grandinate di inizio agosto hanno causato danni nella fascia tra Magrè e Montagna. Per questo motivo la quantità del raccolto in Bassa Atesina si è ridotta di una percentuale tra il dieci e il venti per cento. “Ciò nonostante la qualità è assai migliore di quanto avevamo temuto”, sintetizza Hannes Pfitscher, dell’omonima tenuta in Bassa Atesina. «Gelate invernali solo nelle zone più elevate, gelate tardive senza grandi danni e grandinate che hanno colpito l’area solo in maniera leggera - chiude Hannes Rottensteiner (omonima tenuta) - Bolzano se l’è cavata bene nell’annata 2017 e ha avuto fortuna».