“Stein”, la Provincia revoca la concessione

Il presidente della giunta Durnwalder ha annunciato ieri l’avvio dell’iter La svolta dopo un’informativa della Procura: «Non sappiamo chi c’è dietro»

di Mario Bertoldi

BOLZANO. L’amministrazione provinciale ha avviato l’iter che porterà alla revoca della concessione alla società Stein an Stein per la produzione idroelettrica alla centrale di Mezzaselva. Le conseguenze saranno economicamente pesanti per chi decise, qualche anno fa, di impegnare somme rilevanti di denaro in un’operazione poi risultata, secondo l’inchiesta della Procura, truffaldina nei confronti della Sel (la società di produzione elettrica a totale controllo provinciale) e in contrasto con le disposizioni provinciali per mancanza di trasparenza sui titolari delle quote. Ieri in conferenza stampa il presidente della giunta Luis Durnwalder ha ri cordato rapidamente ricordato l’obbligo per società fiduciare di rendere nota l’identità dei fiducianti, pena la revoca della concessione.

E’ proprio quanto sta accadendo alla Stein an Stein al centro da tempo di una vasta inchiesta della magistratura che proprio recentemente si è chiusa con una serie di richieste di rinvio a giudizio. Nei termini previsti dalla legge la Stein non ha provveduto a chiarire la sua reale composizione interna nè i suoi soci reali hanno inviato una comunicazione al riguardo. E’ stato il procuratore capo Guido Rispoli ad inviare una informativa in Provincia.

Sulla base di quanto emerso dall’indagine la magistratura ritiene infatti che la Stein an Stein abbia natura di società fiduciaria. Di conseguenza, non avendo rispettato i termini e l’obbligo di legge di dichiarare l’identità dei propri fiducianti, la Stein si vedrà revocare la concessione. I soci avranno comunque la possibilità di presentare ricorso contro la decisione della giunta. Sono state le conferme giunte dall’Austria nel corso dell’inchiesta penale della Procura a fornire all’amministrazione provinciale la certezza della irregolarità della situazione. Nell’indagine condotta dal procuratore Guido Rispoli è infatti emerso che amministratori ed imprenditori austriaci coinvolti sono dei semplici prestanome scelti da chi intendeva entrare nel business dell’energia senza alimentare sospetti. Nei mesi scorsi la rogatoria chiesta e ottenuta in Austria dalla Procura di Bolzano ha permesso in effetti di chiarire in via definitiva il ruolo giocato nella gestione della società concessionaria dall’amministratrice Petra Windt (residente a Vienna) e da Martin Kofler (residente a Lienz), amministratore della Evb, la società costituita nel luglio del 2007 e che appena un mese dopo rilevò il 30 per cento della «Stein» che si era aggiudicata la concessione per la centrale idroelettrica di Mezzaselva, dopo che il consiglio di amministrazione della Sel fu tratto in inganno ed indotto a rinunciare a far parte dell’affare. Nel corso delle deposizioni Petra Windt ha confermato di aver sempre agito in qualità di prestanome per conto di Maximilian Rainer, ex direttore generale della Sel ora sospeso da ogni incarico. La donna fece espressamente il suo nome confermando di aver sempre agito sulla base delle decisioni assunte da Rainer a cui sarebbero riconducibili tutte le decisioni imprenditoriali della «Stein» in questa vicenda. Insomma Petra Wind avrebbe sempre ricevuto da Rainer gli incartamenti gestionali che venivano firmati e rimandati in Alto Adige. Sul fronte Evb, invece, l’inchiesta ha chiarito un coinvolgimento pusterese Franz Pircher che firmò personalmente alcune fidejussioni bancarie.

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