I rifugi antiaerei di Bolzano
un universo da riscoprire

  • Bunker di Maso della Pieve. Si trova nelle immediate vicinanze del cimitero; faceva parte della cintura difensiva della città
  • Bunker di Maso della Pieve. Inaccessibile perché, per motivi di ordine pubblico, nel Dopoguerra le entrate furono cementate
  • Rifugio Aslago. Al termine della II guerra mondiale venne imbiancato e sfruttato come fungaia (coltivazione di champignon)
  • Rifugio Aslago. Negli ultimi anni è stato in parte trasformato in una cantina di vini... abusiva
  • Rifugio Monte Guncina. Si trova all'inizio delle omonime passeggiate. Oggi funge da rimessa per gli attrezzi della Giardineria comunale
  • Rifugio Monte Guncina. All'interno, lungo la galleria principale, ancora oggi si può leggere la scritta: panche a sedere riservate ad anziani e malati
  • Rifugio Monte Guncina. All'interno si sono conservate le porte "antisoffio" originali. Qui lo spioncino, indispensabile per controllare la situazione all'esterno
  • Rifugio Monte Guncina. A lato dell'entrata, la "turca". Perché nel ricovero antiaereo si trascorrevano ore e ore, e un gabinetto... serviva
  • Rifugio Monte Guncina. Nella galleria principale erano posizionate decine di panche sulle quali sedevano centinaia e centinaia di persone
  • Rifugio Monte Guncina. Dopo il corridoio - realizzato a curve e controcurve per evitare eventuali danni da spostamento d'aria - iniziava il ricovero vero e proprio
  • Rifugio Monte Guncina. Ogni ricovero era dotato di un'infermeria, dove trasferire i malati e curare gli eventuali feriti
  • Rifugio Pacher-Bonvicini. Negli anni Novanta è stato trasformato in una moderna clinica. Qui sopra l'entrata e le tubazioni dell'efficiente sistema di aerazione
  • Rifugio Pacher-Bonvicini. L'istituto radioterapico e radiologico, notevole esempio di riutilizzo intelligente di un vecchio e "inutile" ricovero antiaereo
  • Rifugio Pacher-Bonvicini. Per ricordare l'antica funzione della galleria, all'interno dell'istituto radiologico si sono mantenute a vista alcune sezioni di roccia
  • Rifugio di Palazzo Rossi. Sconosciuto ai più, si trova oltre 10 metri sotto piazza Mazzini ed è suddiviso in nove stanzoni perfettamente conservati
  • Rifugio di Palazzo Rossi. Ogni stanzone disponeva di due panche ai lati. Ancora oggi si rinvengono tracce dell'impianto elettrico originale (soffitto)
  • Rifugio di Palazzo Rossi. Una delle porte originali. Anche questo ricovero è inutilizzato, ma in condizioni assolutamente perfette
  • Rifugio di Piazza Matteotti. Il sistema di aerazione a cyclette. Funziona ancora e con tutta probabilità è l'unico esemplare rimasto in Italia
  • Rifugio di Piazza Matteotti. Il ricovero era studiato per poter resistere non solo ai bombardamenti, ma anche agli attacchi per mezzo di gas
  • Rifugio di Piazza Matteotti. Una delle porte antigas, ognuna delle quali era dotata di spioncino per controllare la situazione nelle stanze vicine
  • Rifugio Pie' di Virgolo. Sono ridotti così molti dei ricoveri antiaerei in galleria: difficilmente accessibili, abbandonati, immondizie ovunque
  • Rifugio Pie' di Virgolo. Oggi, non sempre è facile accedere ai ricoveri antiaerei; a volte i passaggi rimasti sono piuttosto stretti...
  • Rifugio Pie' di Virgolo. Sotto il Virgolo si rifugiarono migliaia di bolzanini, per scampare alle bombe destinate alla stazione e alla linea ferroviaria del Brennero
  • Rifugio San Maurizio II. Inaccessibile, perché gli alpini di stanza alla caserma Vittorio Veneto lo utilizzano ancora oggi come deposito di esplosivi
  • Rifugio San Maurizio I. Si trova su un terreno di proprietà del convento benedettino di Muri Gries. Le entrate sono state parzialmente murate e l'ingresso è difficoltoso
  • Rifugio San Maurizio I. Uno degli stanzoni interni al ricovero, situato in via Vittorio Veneto, ai margini di un vigneto
  • Rifugio San Maurizio II. La vista, dall'interno, di una delle entrate, murate nel Dopoguerra per motivi di sicurezza
  • Rifugio Sant'Osvaldo. Ai piedi di Monte Tondo si trova questo ricovero, perfettamente conservato, comprese le numerose porte "antisoffio" originali
  • Rifugio Sant'Osvaldo. In questo ricovero non esisteva una galleria unica, ma c'erano numerosi stanzoni, tutti dotati di illuminazione elettrica
  • Rifugio Sant'Osvaldo. Una delle entrate, realizzata, come recitano i documenti dell'epoca, in "calcestruzzo cementizio"
  • Rifugio Sant'Osvaldo. In tutti i ricoveri era prevista per legge la presenza di un numero di gabinetti adeguato alla capienza della galleria
  • Rifugio Sottoguncina. Il più esteso della città: ben 5.432 metri quadrati, su due piani. Qui i tubi del sistema di aerazione
  • Rifugio Sottoguncina. Ospitava sia la popolazione civile che reparti militari tedeschi. Qui sopra quello che rimane della stazione radio
  • Rifugio Sottoguncina. Due bocchettoni del sistema di aerazione, indispensabile vista l'estensione del ricovero
  • Rifugio Sottoguncina. Una delle innumerevoli gallerie. Il ricovero è talmente esteso che, se non lo si conosce, c'è il rischio di perdersi
  • Rifugio Sottoguncina. Una parte del ricovero, le cui entrate si trovano lungo via Fago, oggi è completamente allagata
  • Rifugio Sottoguncina. Negli anni Sessanta le entrate vennero murate, per impedire che le gallerie diventassero facile bersaglio per gli attentati dei separatisti sudtirolesi
  • Rifugio Sottoguncina. Un pozzo verticale, utile sia per l'aerazione che per controllare la situazione all'esterno
  • Rifugio Sottoguncina. Si trovava sul retro dell'ex hotel Austria, dove era alloggiato l'ospedale civile. Qui gli stanzoni dove venivano trasferiti i pazienti durante i bombardamenti
  • Rifugio Sottoguncina. La ripida discesa che conduce al piano inferiore, dove si trova una galleria di notevoli dimensioni
  • Rifugio Sottoguncina. Una delle uscite murate lungo via Fago, fotografata dall'esterno. Davanti alle entrate di solito veniva eretto un muro antischegge
  • Rifugio Sottoguncina. Le rampe di accesso ad una delle entrate del ricovero (vedi foto precedente)
  • Rifugio Sottovirgolo. Terminata nel 1940, la galleria stradale del Virgolo servì da rifugio a migliaia di bolzanini. Qui il fregio all'imbocco Ovest: un'aquila appollaiata su un fascio littorio
  • Rifugio Sottovirgolo. Durante la guerra qui vennero trasferiti macchinari e operai della fabbrica Imi di Ferrara, che produceva cuscinetti a sfera per uso bellico
  • Rifugio Sottovirgolo. Nel Dopoguerra la galleria principale venne trasformata in fungaia (coltivazione di champignon)
  • Rifugio Sottovirgolo. Qui venivano coltivati i funghi che, per crescere, necessitavano di buio e aerazione costante
  • Rifugio Sottovirgolo. Una delle entrate verso Aslago, parzialmente murata, ma ancora accessibile. Sempre se se ne conosce l'ubicazione...
  • Rifugio Sottovirgolo. La bolzanina Anna Modena in una rara immagine, scattata all'entrata del ricovero nel dicembre del 1943
  • Rifugio tubolare di via Parma. L'unico tratto ancora oggi esistente in città: solo quattro metri lineari. Gli altri ricoveri tubolari sono stati tutti demoliti
  • Rifugio tubolare di via Parma. Al ricovero si accede dal piano superiore, un chiosco di frutta e verdura

Ci sono numerosi rifugi antiaerei scavati nel ventre di Bolzano che, nonostante gli anni, sono tuttora praticamente integri. Oltre a offrire squarci di storia, mostrano tutto il fascino di luoghi che potrebbero tornare a vivere. Potrebbero essere gallerie museali, piccoli teatri, ambienti d'avanguardia per concerti underground (è il caso di dirlo). E invece restano lì, intatti e non sfruttati.

Immagini: © by Davide Pasquali e Luca Ognibeni (per il Rifugio di piazza Matteotti)