Morto Cesare Cadeo, showman e politico

(ANSA) - MILANO , 5 APR - È morto a 72 anni Cesare Cadeo, gentiluomo della televisione e della politica. Come giornalista e conduttore ha partecipato a svariate trasmissioni: da Superflash con Mike Bongiorno a Gol con Enzo Bearzot, a Mai dire Gol. Il suo impegno ha però riguardato anche la politica. A Milano è stato assessore provinciale allo sport nella giunta di centrodestra guidata da Ombretta Colli e poi presidente di Milanosport. Malato da tempo, sposato con Lalla dal 1973, lascia tre figli.

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Morto Cesare Cadeo, showman e politico

(ANSA) - MILANO , 5 APR - È morto a 72 anni Cesare Cadeo, gentiluomo della televisione e della politica. Come giornalista e conduttore ha partecipato a svariate trasmissioni: da Superflash con Mike Bongiorno a Gol con Enzo Bearzot, a Mai dire Gol. Il suo impegno ha però riguardato anche la politica. A Milano è stato assessore provinciale allo sport nella giunta di centrodestra guidata da Ombretta Colli e poi presidente di Milanosport. Malato da tempo, sposato con Lalla dal 1973, lascia tre figli.

Cinema: Lo spietato, Scamarcio in poliziottesco da bere

(ANSA) ROMA 4 APR - Arriva in sala, ma solo per tre giorni (8-9-10 aprile) distribuito da Nexo, 'Lo Spietato' di Renato De Maria, una gangster-comedie che ricorda i cosiddetti 'poliziotteschi' anni Settanta e con protagonista, nel ruolo di Santo Russo, un Riccardo Scamarcio cattivo-cattivo. Un'uscita 'evento' di soli tre giorni per questo lavoro, proprio come richiede la normativa per i film destinati alla piattaforma Netflix, dove 'Lo spietato' approderà il 19 aprile. Ambientato nel periodo del boom, in quegli anni Ottanta della Milano 'da bere', ha come protagonista Santo Russo (Scamarcio), un calabrese cresciuto nell'hinterland che, dopo i primi furti in periferia, arriva al carcere minorile dove si forma come criminale. Santo Russo è uno che ci sa fare nella Milano di quegli anni e così in poco tempo diventa mente e braccio armato di una temuta gang che pratica rapine, sequestri, traffici di droga, riciclaggio di denaro, e non ultimo i 'miracoli', ovvero esecuzioni a sangue freddo. Oltre alla pistola e al fucile a pompa, in questa crime story piena di ironia e ritmo, al protagonista non mancano i sentimenti. Santo Russo è, come ogni boss che si rispetti, diviso tra due donne: Mariangela (Sara Serraiocco), ovvero la moglie, remissiva, devota e calabrese come lui, e Annabelle (Marie-Ange Casta) l'amante, donna troppo bella e colta. Ma la parabola di Santo Russo alla fine si complica fino a farlo diventare uno dei molti collaboratori di giustizia senza più identità. "Quando ho capito che il film che mi proponeva De Maria poteva essere una sorta di 'Godfellas', ho subito accettato - dice oggi a Roma Scamarcio-. Sono cresciuto vedendo questo tipo di film e poi - aggiunge l'attore - certi personaggi, certi figuri mi ricordano molto quelli che io ho visto girare ad Andria dove sono cresciuto, personaggi con Ferrari e orologi d'oro al polso che nessuno sapeva bene cosa facessero. E devo dire che per me la scuola di Andria è stata fondamentale". Stesso spirito per il regista De Maria :"Sono cresciuto con i film di gangster, mi è sempre piaciuto questo genere dove c'è l'ascesa e poi la caduta, la tragedia greca. Quando ho letto 'Manager calibro 9' (libro di Pietro Colaprico e Luca Fazzi a cui il film è ispirato) ho capito che era quello che cercavo e mi ci sono buttato. Era una storia vera che però abbiamo riscritto e a cui abbiamo aggiunto la nostra passione cinematografica. Certo abbiamo preso ispirazione da tante cose, anche dal poliziottesco, ma chi non copia quando crea? Lo hanno fatto anche Martin Scorsese e Quentin Tarantino".(ANSA).

Musica: Maggio, Martha Argerich annulla tournée in Italia

FIRENZE, 3 APR - La famosa pianista Martha Argerich ha annullato per motivi di salute il concerto, con il Cuarteto Quiroga, previsto per il 12 aprile al Teatro del Maggio Fiorentino e l'intera tournée italiana, che avrebbe toccato anche Bologna e Venezia. Lo rende noto il Maggio musicale spiegando di aver ricevuto comunicazione dall'artista. Il Maggio informa che sarà possibile richiedere il rimborso dei biglietti per il concerto fiorentino a partire dal 9 aprile e non oltre il 20 maggio. (ANSA).

Tv: Carrà, niente balli, è l'ora del racconto su Rai3

ROMA, 1 APR - "Ho un'età, cazzarola, tutti aspettano che canti e balli, ma io non ho più voglia di farlo. Ho lavorato tutta la vita, ho avuto soddisfazioni più grandi di quelle che mi aspettassi, ho avuto momenti di tv straordinari come Canzonissima con Corrado o Milleluci con Mina, e non è che senta il bisogno di tornare in tv, si sta bene anche senza di me" dice Raffaella Carrà, che si è lasciata convincere dal direttore di Rai3 Stefano Coletta a condurre un nuovo programma. Raffa, 75 anni, e una voglia dichiarata di "fuggire da situazioni di ansia e stress", da giovedì 4 aprile alle 21.20 sulla terza rete Rai torna con una trasmissione di incontri con grandi protagonisti del nostro tempo. Si intitola 'A raccontare comincia tu' e vede la Carrà dialogare, anche con molto umorismo, con Fiorello, Sophia Loren, il giocatore della Juventus Leonardo Bonucci, il maestro Riccardo Muti, il regista Paolo Sorrentino e Maria De Filippi. "Mi sono lasciata convincere per la curiosità che sempre mi guida. Sono stata sempre emozionata e persino intimorita. Del resto da un mito come Muti come si fa a non esserlo?". Nell'intervista con Sophia Loren, che è andata a cercare nella sua meravigliosa villa sul lago di Ginevra, la Carrà ha punzecchiato la star del cinema a proposito dell'amore di Cary Grant nei suoi confronti, che lei però ha voluto smentire. Con Fiorello tutto molto divertente, i due nel corso della puntata hanno anche scherzato tentando, sul divano, un tuca-tuca da anziani. Di Sorrentino racconta di "essere andata a sgridarlo per aver utilizzato il remix di 'A far l'amore' per la scena iniziale de La grande bellezza, proprio io che non vado mai alle feste". La De Filippi è l'unica intervista ancora da registrare, ma la Carrà spiega che "le voci su 'è l'occasione per fare pace'" sono infondate, visto che "ci siamo viste una volta sola 15 anni fa ai Telegatti". La Carrà tornare a intrecciare il filo con il suo pubblico dal punto di vista del racconto umano, qualcosa che la ballerina di 'Io Agata e tu' coltiva da sempre, dalle telefonate ad esempio dello storico 'Pronto Raffaella'. Ed è per questo che Coletta ha cercato l'artista. "Credo molto nell'impianto generalista della tv, il modello di intrattenimento della Carrà è coerente dentro questa Rai3, perché attraverso la sua umanità esce fuori un racconto della realtà in linea con la linea editoriale" ha detto Coletta. Per questo ciclo di interviste (un format spagnolo dal titolo 'Mi casa es la tuya' prodotto con Ballandi Arts), Raffaella Carrà ha ricevuto anche un 'no': "Roberto Benigni, peccato, mi sarei divertita molto", ammette, mentre non ha potuto inserire qualche politico, "per via delle elezioni europee". Raffaella, che viaggia molto, si riposa altrettanto, definendosi ora "una persona serena e tranquilla, che evita lo stress", guarda anche la tv di oggi, inflazionata però "da tanti sequel che dimostrano come si cerchi di rischiare il meno possibile". Una cosa non guarda mai "e glielo dirò di persona", ed è 'Uomini e donne'. Circolano voci che potrebbe ricambiare la cortesia alla De Filippi andando ospite ad Amici, ma con sincerità risponde: "Non me lo ha chiesto e non so se lo farò, c'è tantissima energia in quel programma e mi metterebbe ansia". Da sempre Raffaella Carrà torna in tv su richiesta, ma in questi anni ammette di non aver capito perché Rai1 non le abbia chiesto di rifare un programma glorioso e che lei ha nel cuore, 'Carramba'. "Quella trasmissione è incancellabile, io ce l'ho dentro, tutti i racconti dei ricongiungimenti di quelle famiglie, quell'Italia costretta ad emigrare da Nord a Sud o fuori dal Paese per lavorare, un tema di così straordinaria attualità anche oggi, è la nostra storia, vera e di sofferenza. Per questo penso che bisognerebbe ricordarcene quando parliamo dei migranti che vogliono arrivare qui, parlo delle persone per bene, naturalmente. E' strano che quel programma non sia mai più stato fatto".

Cinema: dopo Scappa Jordan Peele ci riprova con Us

Due anni fa aveva sorpreso tutti con il suo esordio da regista e con un film, Get Out (Scappa), che aveva spiazzato pubblico e critica, conquistando entrambi. Oggi Jordan Peele ci riprova con "Us", in Italia dal 4 aprile con il titolo "Noi", ma il regista afroamericano non è più una sorpresa bensì è già diventato uno di quei fenomeni alla Tarantino che, più che avere successo in un genere, il genere lo hanno creato. Peele, infatti è già maestro dell'horror intelligente, divertente, provocatorio, politicamente impegnato, attento alla questione razziale, intrigante e costruito su diversi livelli. Anche "Us" è un film alla Peele, dove il mostro non si annida in una casa piena di razzisti come nel suo primo film o su un'astronave o nel sottoscala, ma è rappresentato da noi stessi e dalle nostre paure. US è il pronome inglese 'noi', prima persona plurale, ed è anche l'acronimo che sta per Stati Uniti d'America e "Us", che vede protagonisti il premio Oscar Lupita Nyong'o, Winston Duke, i giovanissimi Shahadi Wright Joseph e Evan Alex e una spassosa Elisabeth Moss, è un film che ribalta le carte della cultura occidentale, della paura dello straniero. Questa volta a far paura non è l'altro, è qualcosa di molto più vicino e per questo più spaventoso, a far paura questa volta siamo noi, i nostri sosia, per la precisione. Peele spaventa e diverte attraverso il racconto dei Wilson, una famiglia americana agiata e privilegiata: marito e moglie, due ragazzi e una bella casa al mare. A rompere la quiete arrivano quattro individui, marito moglie e due ragazzi, identici ai componenti dell'idilliaco quadretto, eppure diversissimi. "Ogni volta che faccio un film mi chiedo cosa mi spaventa a livello primordiale, a livello di fobia. - dice il regista - Poi inizio a sezionare. E la paura del sosia la porto dentro da tempo. Ho fatto ricerche sulla mitologia del doppio e ho scoperto che uno dei suoi significati ha a che fare con il tentativo di sopprimere se stessi e i propri istinti; e poi ho pensato di cercare di applicare quel concetto non al singolo individuo ma alla sua pluralità, al 'noi', alla comunità." Peele, che qualcuno paragona a Spike Lee, altri a Tarantino, altri ancora a Spielberg, non ha paura di esporsi né di esporre le proprie idee. "Racconto la comunità americana, privilegiata e che ha paura di perdere i suoi privilegi e per questo teme l'altro quando dovrebbe aver paura di sè stessa. Quando siamo insieme noi, inteso come gruppo, possiamo essere il peggior mostro mai esistito. Possiamo realizzare cose stupende ma anche atrocità inaudite. E a fare le une e le altre è sempre una comunità di persone. Il fatto è che il 'noi', il gruppo, tende a cancellare le responsabilità che il singolo avrebbe e lo fa in una maniera in grado di creare atrocità. Tendiamo sempre a proteggere la nostra tribù, demonizzando gli altri, ma è il concetto di noi e degli altri che nasconde infinite debolezze". Una delle prerogative dei film di Peele è che è amato anche da chi non ama il genere horror: "Anche questa volta ho cercato di stemperare la tensione con l'umorismo. Se dai al pubblico una valvola di scarico, si diverte di più. E comunque, chi dice di non amare gli horror è perché ha guardato l'horror sbagliato. E' molto importante per me raccontare storie che qualsiasi audience possa amare. Tutto dipende dall'efficacia della storia. Se il racconto è forte, allora puoi spingere il confine un po' più in là e così promuovere una più vasta rappresentazione sul grande schermo. E questo è il mio obiettivo".

Rolling Stones cancellano tour Usa, Jagger sta male

(ANSA) - NEW YORK, 30 MAR - I Rolling Stones hanno cancellato il loro tour americano perche' Mick Jagger ha problemi di salute. "I medici gli hanno consigliato di non andare in tournée in questo momento perche' ha bisogno di cure", ha detto un portavoce del leggendario complesso rock. Nessuna indicazione sulla natura della malattia che ha indotto la band a prendere la decisione di cancellare le date di concerti già in programma se non che "i medici hanno detto a Jagger che guarira' completamente in modo da tornare sul palco appena possibile", ha aggiunto il portavoce. (ANSA).

E' morta la regista belga Agnes Varda

PARIGI, 29 MAR - E' morta all'età di 90 anni la regista belga Agnes Varda, decana del cinema francese e bandiera della Nouvelle Vague. Lo ha annunciato la famiglia ai media a Parigi dove viveva da sempre. In un ambiente molto maschile la Varda è stata sempre in prima fila sul tema femminile e anche all'ultimo Cannes 2018, quello della marcia del #metoo, avanti a tutte c'era lei, combattiva e indomabile, con la sua energia e i suoi capelli bicolori. Era nata a Ixelles, un comune alle porte di Bruxelles, nel 1928. Tantissimi i suoi film, tra i più noti Senza tetto né legge con una giovane Sandrine Bonnaire, Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia. È stata la prima donna a ricevere l'Oscar alla carriera ed essere candidata all'Academy Award nello stesso anno per il suo doc Visages Villages., mentre il festival di Cannes di cui era appassionata frequentatrice le ha conferito la Palma d'oro alla carriera nel 2015. Infaticabile, a Berlino ha presentato il suo ultimo film, quasi un testamento: Varda par Agnès - Causerie.

David: sbanca Dogman di Garrone con nove statuette

(di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 28 MAR - Sbanca DOGMAN di Matteo Garrone che ottiene non solo il premio come miglior film, ma anche regia, attore non protagonista (Edoardo Pesce), sceneggiatura originale, fotografia, scenografia, montaggio, trucco e suono alla 64/ma edizione dei David di Donatello, premi consegnati stasera a Roma in diretta tv su Rai1 con la conduzione di Carlo Conti. Delude CAPRI-REVOLUTION di Mario Martone, alla vigilia diretto concorrente del film di Garrone, che ottiene solo il David per musica e costumi. Bene, invece, SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini, film coraggioso sulla vicenda di Stefano Cucchi che ottiene ben quattro statuette: quella per il regista esordiente, il David Giovani, miglior produttore e il premio miglior attore protagonista andato ad Alessandro Borghi. A LORO di Paolo Sorrentino (assente in sala) va invece il premio alla miglior attrice protagonista, Elena Sofia Ricci che nel film vestiva i panni di Veronica Lario e, infine, il David al miglior acconciatore. Miglior documentario poi SANTIAGO ITALIA di Nanni Moretti . A CHIAMAMI COL TUO NOME di Luca Guadagnino, infine, il premio alla canzone " Mistery of Love di Sufjan STEVENS e quello alla sceneggiatura non originale. Delusione per le due donne in corsa per la regia e miglior film, ovvero Alice Roarwacher (LAZZARO FELICE) e Valeria Golino (EUFORIA). Tra i momenti più belli della serata il riconoscimento (il David for Cinematic Excellence 2019) andato al regista visionario americano Tim Burton. Per lui è standing ovation e consegna dei premio da parte di Roberto Benigni che lo definisce "un italiano come noi". E ancora, nel segno della commozione, il duetto tra Andrea Bocelli con il figlio Matteo in "Fall On Me". Ma vera star è l'altissima e bella Uma Thurman vestita di nero e pajettes a cui viene consegnato un Premio speciale, lo stesso andato all'introverso e commosso maestro dell'horror Dario Argento che non aveva mai ricevuto un David in quaranta anni di carriera. A CASA TUTTI BENE di Gabriele Muccino ottiene il premio del pubblico. Il regista lo riceve con ringraziamenti troppo prolungati e confusi a cui mette fine unamaterna Stefania Sandrelli che gli toglie il microfono. È memorial poi per i grandi attori e regista recentemente scomparsi, da Bernardo Bertolucci a Bruno Ganz, da Ennio Fantastichini a Carlo Vanzina.(ANSA).

Auguri Terence Hill 80 anni da western a don Matteo

Pugilato, ginnastica artistica e la Roma sono le sue passioni. Registrato all'anagrafe come Mario Girotti è nato il 29 marzo casualmente a Venezia nel 1939 da padre chimico (originario di Amelia dove il piccolo Mario trascorse gli ultimi giorni della guerra mondiale) e da madre tedesca (Hildegard Thieme una sassone e nella sua casa vicino a Dresda il futuro Don Matteo vide da vicino i più terrificanti bombardamenti alleati sulla Germania). Auguri Terence Hill, l'uomo dagli occhi di ghiaccio e dal fisico che sembra non invecchiare mai, spegne 80 candeline. Tantissimi i suoi personaggi: da quando iniziò a recitare in una serie di fortunati spaghetti western alla fine degli anni '60, fino al rinnovato successo nei panni di Don Matteo, non ha mai smesso di essere una figura centrale nell'immaginario collettivo italiano, un'icona della cultura popolare. Non solo in Italia: anche nel resto d'Europa, anche in Germania dove i film realizzati in coppia con Bud Spencer sono celeberrimi. Per mantenersi agli studi (liceo e poi Lettere all'Università di Roma) e poter correre in moto, accettò di recitare nonostante una iniziale ritrosia per la sua timidezza. Dino Risi lo aveva notato, ad appena 12 anni durante una gara di nuoto, e lo aveva fatto debuttare in Vacanze con gangster. Oltre un film all'anno, diretto dai più grandi registi. Oggi deve la sua notorietà al filone comico del western-spaghetti e poi alle fiction televisive, ma in gioventu' ebbe maestri come Pabst, Pontecorvo, Steno, Matarazzo, Bragaglia, fino a firmare negli anni '60 un lucroso contratto in Germania mettendo a frutto il suo perfetto tedesco. Nonostante tutto non andava fiero dei suoi successi, finche' Luchino Visconti non lo volle per la parte del Tenente Cavriaghi nel Gattopardo (1962). Cinque anni dopo, con lo pseudonimo di Terence Hill, entro' dalla porta di servizio (ebbe la parte perchè il protagonista si ruppe una gamba) nel mondo del western-spaghetti con Dio perdona, io no di Giuseppe Colizzi. Sullo stesso set recitava (ma i due non si incontrarono mai) anche Bud Spencer (al secolo Carlo Pedersoli), mentre Girotti vi trovava il suo nome d'arte (lo scelse in meno di 24 ore perche' ''suonava bene e aveva le stesse iniziali di mia madre''), nonchè la moglie Lori Zwicklbauer, allora segretaria di edizione. Nel 1970 un altro colpo di fortuna: E.B. Clucher (alias Enzo Barboni) cerca un protagonista per Lo chiamavano Trinita' e l'interprete designato, Franco Nero, rifiuta perche' impegnato sul set di Camelot. Il regista sceglie allora il giovane Terence per la sua somiglianza con Franco Nero. E' un trionfo immediato, il varo di una coppia inossidabile con Bud Spencer (18 film tra il 1967 e il 2004), la chiamata a Hollywood (dove reciterà con Gene Hackman e Valerie Perrine). Nel frattempo, Hill si è trasferito con la moglie americana Lori Zwicklbauer (conosciuta sul set di Dio perdona... io no!) negli Stati Uniti. Il sodalizio con Bud Spencer è giunto ormai al tramonto dopo quasi vent'anni: le ultime cartucce sono i divertenti Nati con la camicia e Non c'è due senza quattro, seguiti dal debole Miami Supercops. Nel 1987 tocca a E.B. Clucher chiudere un decennio e dire addio a un modo tutto italiano di fare cinema in America: il regista di Trinità dirige Hill in Renegade - Un osso troppo duro, road movie dove recita accanto al figlio adottivo Ross. Il ragazzo morirà due anni dopo in un incidente d'auto a sedici anni, sprofondando il padre in una depressione da cui si riprende solo lavorando. Nel 1991 dirige se stesso in Lucky Luke, adattamento dei fumetti del belga Morris. Il film fa da pilota a una serie TV di buon successo. Poi torna in Italia: comincia la stagione trionfale in tv con il ruolo di Don Matteo, ma anche del forestale di Un Passo dal Cielo girata a San Candido (ruolo poi abbandonato dall'attore dopo qualche stagione perchè era faticoso stare praticamente sul set quasi tutto l'anno con le due fiction). Don Matteo gli cambia la vita fino a farlo trasferire definitivamente dagli Stati Uniti insieme alla moglie, a Gubbio e poi a Spoleto, luoghi in cui si gira la serie. Nel 2018, Hill dirige se stesso in un film Il mio nome è Thomas. Una storia on the road fra Italia e Spagna che richiama le atmosfere western, genere per il quale e' diventato un volto iconico grazie a titoli come I quattro dell'Ave Maria, Il mio nome e' Nessuno e Lo chiamavano Trinità, uno dei molti film interpretati in coppia con l'amico Bud Spencer. E proprio a lui Terence Hill ha dedicato il lungometraggio girato in parte nel deserto dell'Almeria. Alla morte di Bud Spencer disse "non abbiamo mai litigato". La fiction di Rai1 Don Matteo targata Lux Video è sempre stata un successo di ascolti si aspetta la messa in onda della 12a, forse l'ultima.

Roma nella camera oscura, oltre 300 foto

(ANSA) - ROMA, 26 MAR - Un raro dagherrotipo con il ritratto di un gentiluomo di metà '800; le stampe all'albumina con i monumenti capitolini più famosi; il Tevere e la campagna romana; la folla in piazza San Pietro sotto gli ombrelli per la stesura dei Patti Lateranensi nel 1929; i bombardamenti di Porta Pia e l'inizio della modernità; il colonnato dell'Eur e l'architettura razionalista negli anni del Fascismo; infine la Città Eterna vista con lo sguardo dei grandi fotografi, da Berengo Gardin a Ghirri e Basilico. La storia della Capitale si intreccia con quella della fotografia che compie 180 anni nella grande mostra "Roma nella camera oscura", ospitata a Palazzo Braschi dal 27 marzo al 22 settembre, a cura di Flavia Pesci e Simonetta Tozzi. Con circa 320 immagini provenienti dall'Archivio Fotografico del museo, l'esposizione offre un viaggio che dal 1800 giunge fino a oggi: un percorso rigorosamente analogico dal sapore antico, ricchissimo di suggestioni, grazie a un allestimento curato nei minimi dettagli.