Giocatore,speaker,arbitro una vita sul ghiaccio 

Dal 1996 è presidente dei direttori di gara italiani e dirigente internazionale

di Daniele Magagnin



È al vertice del movimento arbitrale dell’hockey su ghiaccio italiano, il G.A.H.G (Gruppo Arbitri Hockey Ghiaccio) dal 1996 ed è stato riconfermato nei giorni scorsi per il prossimo quadriennio. Renzo Stenico è anche un autorevole esponente del settore a livello internazionale. E’ cresciuto con l’hockey su ghiaccio nel dna e non poteva essere altrimenti visto che il babbo Bruno è stato tra i fondatori della Federazione Italiana Sport Ghiaccio e dell’Hockey Club Bolzano, oltre che arbitro di lungo corso e dirigente sportivo. Buon sangue non mente! Renzo Stenico prima di indossare, quasi per caso, la giacchetta bianconera di referee ha giocato a lungo.

“Ho iniziato l'attività agonistica - ricorda - nel ruolo di attaccante, nel 1960 con la squadra Allievi dell'Hockey Club Bolzano, vincendo 3 titoli Italiani consecutivi 1961, 1962 e 1963. Nel 1966 sono stato inserito nella squadra maggiore dell'Hockey Club Bolzano disputando 4 campionati di serie A ed uno di serie B con la Latemar, il vivaio biancorosso. Dal 1971 al 1973 ho giocato in serie A con il Merano dal 1973 al 1974 e con l'Hockey Club Diavoli di Milano, terminando la mia attività di giocatore nel 1975 con il Merano. In totale nella massima divisione nazionale ho disputato 314 incontri segnando 23 reti. Ho disputato inoltre 47 incontri con la nazionale Juniores e la nazionale Olimpica, di cui sono stato per tre anni capitano, segnando 7 reti”.

Cosa ricorda degli inizi in biancorosso e delle successive esperienze?

“A Bolzano sono cresciuto in un settore giovanile ricco di talenti, con quei ragazzi che poi sono diventati adulti e hanno fatto per anni la storia del Bolzano. Sono soddisfatto dell’esperienza e prima squadra e delle belle stagioni trascorse a Merano e a Milano con i Diavoli”.

Appesi al chiodo stecca e guantoni, Renzo Stenico, giusto per continuare a coltivare la passione per il “disco su ghiaccio” accettò l’invito dell’avvocato Adriano Secchi di condurre una trasmissione a Radio Spitfire, ben presto decise però di provare ad arbitrare. Correva l’anno 1980.

“Ho intrapreso l'attività di arbitro la Commissione Nazionale Arbitri Hockey Ghiaccio, nel 1983 dalla Federazione Internazionale Hockey Ghiaccio (I.I.H.F.) sono stato nominato Arbitro Internazionale, partecipando a dieci Campionati del Mondo e 3 Coppe dei Campioni. Nel 1985 il Campionato del Mondo U18 a Sofia in Bulgaria, l’anno dopo il mondiale U18, ad Aosta, quindi nel 1987 in mondiale gruppo B a Canazei e nell’88 il torneo iridato U20 a Belluno e Feltre e, a seguire, il mondiali 1989 U20 Londra in Gran Bretagna, 1990 ancora U20 a Sofia in Bulgaria, 1991 gruppo B a Lubiana nell’allora Yugoslavia, 1992 gruppo B a Klagenfurt e Villach, 1993 U20 a Lillehammer in Norvegia per chiudere nel 1994 con il mondiale gruppo A in Italia, a Milano, Bolzano e Canazei. Ho diretto 1376 incontri di cui 87 Internazionali”.

Qual’è stata l’esperienza più bella?

“Indubbiamente il mondiale italiano, da referee, a coronamento della carriera. Una grande emozione, al termine della carriera, un evento memorabile, pietra miliare nella storia dell’hockey italiano e ricordo indelebile per il sottoscritto”.

E quella peggiore?

“Se vogliamo parlare di recriminazioni, allora posso dire che mi spiace non aver diretto una finale di campionato italiano, soprattutto per la costante presenza del Bolzano che lo impediva ad un referee bolzanino. Nel 1989 fui designato per la finale scudetto Varese-Fassa, ma all’ultimo momento mi venne tolta la soddisfazione a causa di una partita di serie B che per una serie di motivi non si concluse nel migliore dei modi. Persi così l’unica finale tricolore”.

Dall’arbitraggio attivo a quello dietro la scrivania...

“Nel 1996, terminata l'attività di arbitro, sono stato eletto Presidente del Gruppo Arbitri Hockey Ghiaccio (G.A.H.G.) della Federazione Italiana, carica che ricopro a tutt'oggi. Nel 2000 la Federazione Internazionale Hockey Ghiaccio (I.I.H.F ) mi ha nominato Referee Supervisor, designandomi annualmente quale supervisore degli arbitri Internazionali durante la disputa dei vari campionati del Mondo. A tutt’oggi sono stato designato in 33 campionati mondiali tra senior e junior, tre Super Final Continental Cup e quattro tornei di finale della Coppa Campioni Femminile. Dal 1990 sono socio dell'Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d'Italia sezione di Bolzano, da 1996 nel direttivo della stessa e ricopro a tutt’oggi la carica di segretario e dal 1990 sono membro della Commissione della Associazione Olympic Aid and Sport Promotion Project con Heinz Gutweniger, Stefan Leitner, Hansi Dalvai e con la Presidenza di Stefano Podini”.

Qualche giorno fa Renzo Stenico è stato riconfermato ai vertici degli arbitri italiani. Ha avuto la meglio sull’altro candidato, Giancarlo Bosio. Il nuovo direttivo è composto da Andrea Moschen, Mauro Scanacapra, Alex Lazzeri e Karel Metelka. In questi anni, Renzo Stenico ha lavorato alla crescita del gruppo arbitri, valorizzando i giovani senza però dimenticare gli arbitri più navigati che ha sempre coinvolto attivamente, considerandoli risorse preziose. Ha vissuto e gestito momenti di importanti cambiamenti a livello federale e in campo internazionale, relazionandosi con grande atto e mestiere, a tutela e per il progresso della categoria, compreso il varo della Commissione di disciplina. Le sfide ad affrontare nel prossimo futuro non mancano.

“Partiamo da una solida base di arbitri preparati con un giusto mix tra esperti e giovani promettenti. L’obiettivo è quello di creare le condizioni migliori per portarli ai massimi livelli. Indubbiamente i campionati transfrontalieri che hanno ridisegnato la geografia del nostro hockey ci consentono di allargare gli orizzonti e maturare preziose esperienze e confronti. Un arricchimento per noi e anche per gli arbitri delle altre federazioni interessate. Un certo tempo di esperienza consente di crescere molto a livello internazionale, anche se comporta un impegno non indifferente in termini di tempo da investire nelle lunghe trasferte. Guardiamo comunque il bicchiere mezzo pieno, quindi i benefici che derivano per il movimento. Sono orgoglioso delle prestazioni di molti giovani, che ci consentono di proseguire il cambio generazionale. I rapporti con il vertici del movimento austriaco e con quello internazionale sono ottimi”.