«Il ciclismo altoatesino vive un momento d’oro» 

Il presidente del Comitato Fci fotografa lo stato di salute della disciplina

di Daniele Magagnin

BOLZANO. Un illustre cantore del ciclismo epico del secolo scorso scrisse: “Lo sport è cultura, il ciclismo è arte e cultura insieme”. Nelle sue varie tipologie e specialità la disciplina della bicicletta è tra le più popolari in assoluto in campo internazionale. Il gesto atletico, unito alla capacità di sopportare la fatica sono gli aspetti che danno sostegno alla popolarità del ciclismo: una scuola di vita in cui si fondono la volontà e la passione, la forza, velocità, resistenza, tecnica esecutiva e destrezza. Quello delle due ruote in provincia di Bolzano è un movimento che ha portato e sta portando, con straordinaria costanza, risultati eccezionali a livello internazionale. Il ciclismo non ha un impianto dedicato, neanche una struttura per l’avviamento all’uso della bicicletta, si svolge su strada, o fuoristrada su sentieri, più o meno accessibili e, da sempre, quando servono i velodromi i virtuosi della pista sono costretti a compiere lunghe trasferte, anche solo per svolgere un allenamento, comunque, anche in questo caso arrivando a risultati eccezionali.

Il presidente del Comitato altoatesino della Federciclismo, Antonio “Nino” Lazzarotto, si affida ai numeri oggettivi per fare il check-up al movimento: “Dal 2005 ad oggi contiamo 25 medaglie mondiali, di cui 9 ori, 10 argenti e 6 bronzi, 30 medaglie europee, di cui 8 ori, 14 argenti e 9 bronzi, 4 medaglie ai Giochi Europei, tre ori e un argento e una raffica di titoli italiani, ben 137 a cui si aggiungono i 115 argenti e i 129 bronzi tricolori, 13 successi in Coppa Italia con 4 ori, 3 argenti e 6 bronzi, 78 titoli triveneti e 115 atleti in azzurro, che hanno preso parte a campionati mondiali ed europei”.

Numeri straordinari per un movimento che allo stato attuale conta 59 società affiliate, circa duemila tesserati, di cui 1.400 atleti praticanti e 600 tra funzionari e personale di supporto tecnico, in una provincia che, dati Astat alla mano indica in 85mila le persone che utilizzano regolarmente la bicicletta per motivi sportivi, di lavoro e/o per divertimento e tra queste l’esercito di appassionati della bici da corsa o della mountain bike, che praticano attività in autonomia per passione, per il benessere fisico. Il presidente Antonio Lazzarotto parla di «un miracolo che si ripete» riferendosi ai risultati internazionali e nazionali del ciclismo altoatesino, movimento piccolo nei numeri, rispetto a tante altre realtà, ma grande nei risultati. Movimento che non dispone di strutture “protette” e che deve convivere quotidianamente con gli utenti della strada, con il “fuoristrada” spesso limitato dalle “proprietà private” o dai divieti, con le piste lontane ben oltre 150 chilometri.

“Il nostro movimento –sottolinea Nino Lazzarotto- è cresciuto in modo esponenziale, in tutte le specialità, sulle ali dei successi di Antonella Bellutti a metà anni Novanta, senza dimenticare i pionieri al maschile, ovvero coloro che sono approdati al professionismo su strada: Bruno Brasolin, Renato Marchetti, Cristiano Zanolini, Claudio Camin, Manuel Quinziato. Da diversi lustri il ciclismo altoatesino si distingue a livello internazionale, in specialità diverse e anche il 2017 è stato ricco di risultati di elevato spessore: ai mondiali 2 ori, un argento e un bronzo; un oro e un argento europei, 4 ori, 8 argenti e 12 bronzi tricolori, il bronzo nella Coppa Italia Giovanile mtb-xco, 7 titoli triveneti e 69 campioni provinciali. Un lavoro intenso e costante da parte di tutte le società, dislocate in moltissime zone della provincia di Bolzano. Un’attività certosina, spesso oscura dal punto di vista tecnico, fortunatamente meno da quello organizzativo, visto che gli eventi di assoluto spessore mondiale, anche con lunghe liste d’attesa, catturano l’attenzione generale”.

Ma cosa riesce a trasmettere il ciclismo?

“Nel ciclismo – prosegue il presidente della Fci altoatesina- si impara l’educazione, a dosare razionalmente le energie, a comprendere cosa significa fare fatica e a conviverci, fortifica e prepara ad affrontare le situazioni problematiche. Come tutti gli sport di resistenza, stimola l'attenzione, le abilità, lo spirito d'iniziativa, la reazione agli imprevisti, le valutazioni rapide; sviluppa la volontà, il coraggio, l'autodisciplina, l'abnegazione e la perseveranza”.

Nel futuro del ciclismo altoatesino cosa c’è?

“Il 2018 è iniziato con le tre maglie tricolori agli italiani di ciclocross con Eva Lechner, Jakob Dorigoni, due dei sette azzurri in gara ai mondiali di Valkenburg in Olanda, e Carmine Del Riccio. Ormai siamo abituati a risultati sorprendenti in tutti i settori. Dal punto di vista delle gare siamo in linea con il passato.”.

Nelle prossime settimane partirà il progetto: «L’educazione al buon comportamento su strada» in sinergia tra Fci e Consorzio Autoscuole Riunite, di cosa si tratta?

“Presso le autoscuole della provincia, società, atleti, tecnici potranno seguire incontri per ripassare le norme del codice della strada. Informazioni utili per allenarsi in sicurezza. Un progetto di educazione al buon comportamento in bicicletta. Riteniamo questa iniziativa molto importante per dare un segnale forte, soprattutto ai nostri tesserati, di quanto sia importante tutelare la propria sicurezza in bicicletta attraverso un comportamento consapevole ed educato. Gli incontri si terranno identificando alcune macrozone: Pusteria, Bressanone, Merano, Silandro, Naturno, Laives-Bassa Atesina e Bolzano. Potranno essere inserite anche altre località, previa richiesta delle società ciclistiche interessate. I singoli incontri, presso le sedi attrezzate delle autoscuole di riferimento, saranno curati dai docenti professionali del Consorzio Autoscuole dell’Alto Adige, in lingua tedesca o italiana a seconda delle località interessate. Il periodo previsto per il ciclo di incontri è tra la fine di febbraio e la fine di marzo in orari pomeridiani-serali”.