una società unica in italia 

Il cuore granata batte tra i ricordi dei suoi grandi eroi

TORINO. La storia del Torino è la storia dell’Italia calcistica. O almeno una parte, una grossa parte. E si perché del Torino non parlano soltanto i sette scudetti vinti, o le cinque coppe Italia o...

TORINO. La storia del Torino è la storia dell’Italia calcistica. O almeno una parte, una grossa parte. E si perché del Torino non parlano soltanto i sette scudetti vinti, o le cinque coppe Italia o la Mitropa Cup, ma a parlare del Torino è la passione di un popolo che dalle Alpi alle Madonie si è lasciato affascinare dalla magia di quella maglia granata e dei suoi protagonisti. Maglia che quasi agli albori del secolo, siamo nel 1887, fu coniata rossonera per poi diventare granata nel 1906, quando in una birreria di via Pietro Micca del capoluogo piemontese “esplose” l’idea della fusione tra un gruppo di giocatori dissidenti della Juventus ed i colleghi della Torinese, fondando così il Fc Torino. Il campo da gioco fu da subito quel Filadelfia che, dopo i fasti calcistici pre-conflitto mondiale, conobbe un lento decadimento prima del definitivo restauro completato lo scorso anno. Parlare del Torino vuol dire descrivere epopee calcistiche che hanno fatto innamorare intere generazioni di calciofili, ed anche di semplici sportivi. Dal fox trot degli anni trenta, ritmato in chiave calcistica dal trio delle meraviglie Baloncieri-Libonatti-Rossetti le cui imprese contribuirono a far cucire sul petto il primo triangolino tricolore (1928), è facile arrivare all’epopea del Grande Torino. Il Torino di Valentino Mazzola, Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola e Ossola: una squadra imbattibile che seppe conquistare cinque scudetti consecutivi, il cui ciclo si interruppe tragicamente il 4 maggio del 1949, quando l'aereo che trasportava l'intera squadra, di ritorno da una amichevole con il Benfica a Lisbona, s’infranse contro la Basilica di Superga. Sciagura aerea in cui perì l’intera formazione granata e che cancellò i sogni di una intera generazione. Lo scudetto del Toro è intriso di lacrime di felicità ma anche di sgomento, come quelle versate il 15 ottobre 1967 per la scomparsa di un altro talento cristallino del calcio italiano in maglia granata che rispondeva al nome di Gigi Meroni: la “farfalla granata” le cui ali furono spezzate da un incidente automobilistico avvenuto nel centro sabaudo. I talenti nel Torino comunque fiorirono anno dopo anno. Nella stagione ’75-’76 i gemelli del gol Pulici-Graziani, i funambolismi del poeta del gol Claudio Sala, la rocciosità di Eraldo Pecci, le parate di Castellini contribuirono alla conquista del sesto titolo italiano, sopravanzando i cugini della Juventus. Negli anni novanta il Torino conobbe l’emozione di una finale di coppa Uefa persa con l’Ajax, ma anche la delusione della retrocessione in serie B. (f.r.)