Sci e clima, il Wwf regionale all'attacco: «La violenza di un modello che non cambia»
Nel mirino l’ostinazione a compensare la crisi climatica con tecnologia, energia e prelievi idrici sempre maggiori. Contestata anche la frase del presidente della Marcialonga ("Noi continueremo ad utilizzare i cannoni, fino a che il mare non arriverà in Val di Fiemme"), letta come simbolo di una rimozione che scarica costi ambientali e sociali sulle comunità
BOLZANO. «La violenza dello sci». È il titolo scelto dal WWF Trentino Alto Adige / Südtirol per il comunicato diffuso il 19 gennaio 2026, un documento duro e articolato che mette in discussione il modello dello sci alpino di fronte ai cambiamenti climatici, all’uso crescente di neve artificiale e ai costi ambientali, sociali ed economici che ne derivano.
Al centro del testo, la critica a un sistema che «davanti a inverni instabili, risponde con più artificio», alimentando una «rincorsa» fondata su «acqua, energia, infrastrutture e costi» che vengono «spostati altrove». Secondo il WWF, «rivendicare questa continua rincorsa come normalità è una mancanza che rischia di condannare all’immobilismo intere vallate», trasformando lo sci da opportunità a «zavorra: un fardello strutturale che si trascina dietro costi crescenti ed una dipendenza economica sempre più manifesta».
Il comunicato cita esplicitamente una frase attribuita a Tiziano Romito, presidente della Marcialonga, definendola emblematica di questo approccio: «Noi continueremo ad utilizzare i cannoni, fino a che il mare non arriverà in Val di Fiemme». Per l’associazione ambientalista, «non è una battuta: è una confessione», perché «trasforma un problema concreto sotto gli occhi di tutti in un atto di fede tecnologica, e un territorio in un set cinematografico sacrificabile a qualunque costo».
Nel documento si sottolinea inoltre come la neve artificiale venga descritta come «un prodotto industriale», che «richiede prelievi idrici, energia, infrastrutture, manutenzioni, bacini, reti», generando una spirale in cui «ogni stagione difficile non porta a ripensare qualcosa, ma a rinforzare il passato». Il WWF richiama anche l’impatto del turismo concentrato in brevi periodi, definito «un’economia “a scatti”», vulnerabile a «un inverno anomalo, un rialzo dei costi energetici, una difficoltà idrica». In conclusione, l’associazione parla di «rimozione» e di «spettacolo desolante», avvertendo che un sistema che procede «senza mettere in discussione l’idea stessa di “normalità”» sta «accumulando debiti – ecologici, sociali, economici – che qualcun altro pagherà».