Al “Verdi” il primo seno senza veli precedette le prime bombe
Era la tarda estate del 1943, le cose per Hitler non volgevano più al meglio, Mussolini era stato arrestato e poi liberato dai tedeschi con un colpo di mano, le fortezze volanti bombardavano ormai le nostre città. Fu allora che a Bolzano arrivò un film che creava un certo scompiglio. Forse come conseguenza della caduta del fascismo era avvenuto un certo allentamento nella censura cinematografica: qualche regista aveva pensato bene di concedersi allora qualche immagine un po’ osé.
Furono ben tre le attrici italiane che rivendicarono di aver esposto allora, in tre rispettivi film, sia pure solo per brevi secondi, i loro seni senza veli: Vittoria Carpi, Clara Calamai e Doris Duranti. E fu quest’ultima ad apparire per prima a Bolzano discinta nel film “Carmela” (1942), che fu proiettato al cinema-teatro “Verdi”.
Racconta Pietro David (centenario da tre settimane) nelle sue memorie (“Un giovane fortunato”) che “per passare le serate a Bolzano in quegli anni vi erano tre sale cinematografiche. Ma da non molto se ne era aperta una quarta: si trattava del piccolo ma pregiato teatro Giuseppe Verdi, che sorgeva al centro dei giardini antistanti la stazione ed era stato adattato a sala cinematografica. In quel periodo era frequentatissimo, perché vi si proiettava un nuovo film italiano, che pareva contenesse una scena scabrosa. L’ultimo giorno di proiezione (1° settembre, ndr) mi ero deciso anch’io ed ero entrato per la proiezione delle 22. La platea e il loggione erano stracolmi di maschi di tutte le età e, nonostante il film fosse piuttosto banale e monotono, regnavano l’attenzione e il silenzio in attesa della fatidica scena. Eravamo già a pochi minuti dalla fine quando, finalmente, la bella attrice Doris Duranti affrontando il partner con grinta e dicendo ‘Brutta io? Guardami’ si era strappata con decisione la camicetta mettendo per pochi istanti a nudo due piccolissimi seni. Un paio di minuti più tardi il film era terminato e tutti gli spettatori, piuttosto delusi, stavano sciamando per le vie circostanti, quando dal vicino campanile del duomo si udirono i rintocchi della mezzanotte. Dodici ore e quaranta minuti più tardi – prosegue il racconto - una squadriglia di 25 bombardieri Liberator B-24 arrivati all’improvviso sulla città sganciarono il loro micidiale carico d bombe nella zona della stazione. Due di quelle bombe centrarono e iniziarono la progressiva demolizione del caro, vecchio, storico teatro”.
Fu il primo bombardamento su Bolzano. Alla fine della guerra tra danneggiati e demoliti fu interessato ben il 62 per cento degli edifici della nostra città, la percentuale più alta in tutta Italia. Io all’epoca ero sfollato al Colle, e comunque avevo solo otto anni, ma ricordo l’analoga curiosità collettiva quando, negli anni Cinquanta, fu prodotto in Francia il film “Caroline Chérie”, con Martine Carol.
A Bolzano fu proiettato al cinema “Centrale”: ressa di pubblico in assoluta prevalenza maschile. Io ci andai e ne raccontai a mia madre che – curiosissima – mi chiese di accompagnarcela. E io, maggiorenne e già in disponibilità di denaro (avevo incominciato a lavorare) acquistai per noi due la disponibilità di un palchetto. E così mi rividi il rapido balenare di una sciabola (si era ai tempi della Rivoluzione francese) che in un baleno aprì la camicetta dell’attrice. Un secondo o due. Tutto lì. Ma mi sentii inorgoglito della mia natura di trasgressore, avvallata dal lassez faire di una mamma assolutamente moderna.