Ciao Piergiorgio Cattani, editorialista e amico prezioso

Era già morto alcune volte, Piergiorgio Cattani. E ci scherzava. Perché - e la frase non sembri sacrilega - risorgeva sempre. Al punto che al suo ultimo viaggio di andata e ritorno aveva persino dedicato un libro da leggere d’un fiato: “Guarigione”. In quei giorni - per noi drammatici, per lui pieni di insegnamenti, di spunti, di suggestioni - mi chiese di poter leggere il suo “coccodrillo”: nei giornali chiamiamo così l’articolo che si scrive in anticipo per i personaggi famosi, preparandosi al peggio. Ma al peggio non ci siamo preparati. E infatti non avevo scritto nulla. Anche perché a un certo punto, il mitico e inarrivabile  Piergiorgio, ci ha dato la sensazione di poter imporre il suo pensiero (una delle sue specialità, per grinta e capacità di persuasione) anche ai piani alti. E mi piace pensare che abbia fatto di testa sua anche ieri mattina, quando il suo cuore - così pieno, così ricco, così generoso e forte - s’è fermato mentre stava per scrivere un articolo (e su questo giornale avete letto tanti suoi editoriali, negli anni), mentre faceva la cosa che gli veniva meglio: pensare e dare corpo, voce, colore, profondità, intensità e sapore ai pensieri. Era un arcobaleno, Piergiorgio. Colori netti, vividi, decisi; senza sfumature. Difficile fargli cambiare idea. Ma fantastico anche solo provarci. I ricordi, oggi, sono un po’ come i testi affastellati nella sua preziosa libreria: tutti da ascoltare, tutti pieni di parole che restano, di incontri e confronti sempre franchi, di intuizioni, di consigli (perentori, ovviamente). Era un vero intellettuale, Piergiorgio: la malattia gli aveva tolto l’agilità che in un certo senso s’era tutta rifugiata in quella sua testa piena di idee, di voglia di fare, di progetti, di impegno, di politica, intesa sempre come sforzo per far crescere la comunità. Ogni giorno - almeno nelle sue intenzioni - faceva qualcosa per migliorare il mondo. E il mondo l’ha visto migliorare già sabato sera, alla vittoria definitiva di Biden. Piergiorgio ha tirato un sospiro di sollievo, dicendo ai suoi cari - che l’hanno sempre “tenuto” come un aquilone, permettendogli di volare leggero anche nelle giornate senza vento - che non avrebbe potuto vivere altri quattro anni aspettando che se ne andasse Trump. Noi invece volevamo restasse qui con noi Piergiorgio Cattani. Anche per dargli torto, anche per discutere con lui, anche per non dargliela vinta, anche e soprattutto per permettergli di contagiarci, perché la sua intelligenza era davvero contagiosa e travolgente. Come l’imprevedibile silenzio che si respirava ieri a casa sua, all’improvviso.