Fra conferme e anomalie determinanti



Si sa come funziona, con le elezioni. In un primo momento vincono tutti. O, meglio, alcuni vincono e altri mascherano al meglio la sconfitta: per renderla onorevole, se non addirittura dignitosa. Passato il primo momento, si scopre che gli sconfitti sono parecchi. C’è chi ha il vantaggio d’aver perso vincendo (la Lega e Forza Italia, ad esempio), per il semplice fatto d’aver corso insieme a chi ha trionfato (Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, in quest’ordine). E poi c’è chi ha perso e basta: il Pd, il centrosinistra nel suo complesso e anche il tandem Calenda-Renzi, con quello che s’è rivelato il terzo polino, surclassato persino da un vincitore senza corona o coppa (Conte, con un Movimento che ora è infatti particolarmente isolato, in fondo un po’ come ai vecchi tempi). Tutto questo - seppur in misura diversa - accade anche in Alto Adige. In un luogo in cui il voto italiano è da tempo in linea con ciò che accade nel resto del Paese, ci sono però alcune grandi anomalie. La prima riguarda una Svp che somiglia un po’ a chi vince e perde insieme. Porta infatti a casa il risultato, ma lascia per strada un mucchio di consensi. Anche di qui l’anomalo processo a Kompatscher, il presidente che per due ragioni non può che essere il successore di sé medesimo. La prima è che non c’è un erede in vista (e chi voleva costruirlo non s’è mosso per tempo), la seconda è che ormai non c’è più tempo: si vota fra un anno e la Svp, clausura o non clausura, sa bene che non c’è lo spazio necessario per spiegare una decisione del genere (l’eventuale cambio di leader) agli elettori. La seconda anomalia riguarda il centrosinistra, una coalizione che qui ha potuto contare su più forze trainanti: lo stesso Pd, i Verdi, ma anche il Team K. La vittoria di Spagnolli lo dice con chiarezza: c’è una forza politica nuova, in grado d’essere trasversale (anche dal punto di vista etnico) e capace di dare fastidio alla Svp e anche a un centrodestra che ormai è stato sostanzialmente fagocitato da Fratelli d’Italia. Non so se Vettorato e Bessone abbiano già preparato con un anno d’anticipo un paio di scatoloni, ma il loro trasloco pare inevitabile. Ad entrare in giunta, con questi numeri, saranno appunto o gli esponenti di questo nuovo e variegato centrosinistra o gli esponenti di Fratelli d’Italia. Numeri alla mano, la Svp lo l’ha già capito. Del resto, sulla mobilità del voto italiano ormai si potrebbero scrivere trattati. Con la prefazione di Prodi o Berlusconi, di Renzi o Salvini, di Letta o Di Maio. E in tutti il finale sarebbe analogo: ad esprimere la prima donna alla guida di un governo italiano sarà il centrodestra (o destracentro). Come nel Regno Unito, dove ora è in carica la terza donna (espressa, come le altre, dai conservatori). Un ulteriore smacco per una sinistra che predica alla grande ma che razzola male, portando in parlamento (non al governo...) pochissime donne. Qui c’è poi Vita, l’imprevedibile movimento legato al mondo (tedesco) No Vax. La verità è che per molti, in ambito italiano, è già tempo di rifondazione. Palesemente non comunista.

















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