La storia

Hans Cassonetto: il clochard ecologista morto la notte di Natale, vivo nel cuore degli artisti 

La proposta: gli street artist del Collettivo Fx pronti a rifare il murale ormai andato distrutto a dieci anni dalla tragedia di piazza del Grano a Bolzano. Hansele morì arso vivo dal fuoco che aveva acceso per riscaldarsi. Rifiutò l'eredità milionaria


Luca Fregona


BOLZANO. Hans Cassonetto è sparito anche dal murale di via Fiume. Giovanni, Johann Valentin, il matto. Detto “cassonetto” perché soprattutto di notte, facendo smadonnare il vicinato, ma anche di giorno, spuntava dai bidoni dell’immondizia sbattendo i coperchi come i piatti dell’orchestra. Si tuffava nei cassoni, ravanava, risaliva come un ragno dopo aver liberato da quello schifo quanto, secondo lui, andava salvato. Stipava il “tesoro” in sacchetti di plastica che poi nascondeva in mille rifugi tra le frasche del Talvera e le cantine dimenticate del centro. Con una logica solo a lui nota.

Hans Cassonetto, Hansele il reietto, il “parassita”, come lo definì una consigliera di circoscrizione della Lega. Che si lavava le ascelle nella fontana di piazza Dodiciville e i piedi in quella delle Rane sbattendosene di chi aveva intorno. Che parlava solo tra sé. Il mozzicone di sigaretta raccattato in terra perennamene acceso, appeso all’angolo della bocca.

Hans Cassonetto che si calava dagli oblò nelle campane del vetro e della plastica. Che correggeva la differenziata “fatta male”. La carta va con la carta. Il vetro col vetro, kristo santo.

Hans Cassonetto arso vivo la notte di Natale del 2011, esattamente 10 anni fa, mentre tentava di difendersi dal freddo con un fuoco acceso in piazza del Grano, dopo essere andato alla messa di mezzanotte in Duomo.

Hansele, piccolo, sporco e puzzolente, coi capelli increspati di grasso, uscito dai bassifondi infernali di un libro di Dickens.

Hansele, eroe ecologista e del riciclo, celebrato dopo la morte con centinaia di candele tremolanti sul luogo della tragedia, dove oggi ci sono i tavolini del Waag Cafè. Non vittima del capitalismo, ma suo “indomito avversario”. Si scoprì, infatti, che aveva rifiutato un’eredità milionaria composta, nell’ordine, da: una villa, svariati appartamenti, terreni, boschi, e un conto in banca a sette zeri. Una storia incredibile. Fissata nell’istantanea dello splendido murale di via Fiume verso il LungoTalvera, realizzato pochi mesi dopo la morte dagli street artist del Collettivo FX di Reggio Emilia.

Oggi, però, l’Hansele dipinto mentre viene fuori da un bidone con una lente da detective, è praticamente scomparso. I colori sbiaditi e ricoperti da scritte, il volto scrostato, butterato da fori, sputi e martellate. Ma, così, svanisce anche la sua storia. «Che andrebbe raccontata di nuovo - rilancia Simone Ferrarini del Collettivo Fx -. Perché lui era un vero rivoluzionario.

Ha rifiutato i soldi per vivere in strada di quello che noi buttiamo. Fa riflettere sul mondo che ci gira intorno. Il capitalismo cannibale dei consumi. Hansi ha capovolto tutto. Un’etica tutta sua, da “matto” che vedeva lontano». Un tot di anni prima di Greta, della differenziata spinta, dell’ecologicamente corretto, del sapone fatto in casa, del veganesimo... «Un precursore, sicuro, ma senza farlo diventare quello che non era. Era un visionario inconsapevole». Il punto, ora, è fare un nuovo murale, resuscitare la storia.

«Noi ci siamo - dice Ferrarini - ma serve un posto diverso. Più dignitoso. Più protetto. Non chissà cosa, non la facciata intera di un palazzo. Basta anche un piccolo muro. Un angolo visibile al riparo da vandalismi e intemperie». Non sarebbe male la Casa della Pesa, lì dov’è bruciato vivo. Bolzano, se ci sei, batti un colpo. Hansi, in fondo, è figlio tuo. Delle paranoie di una società conservatrice che classificava così, “matto”, chi non ci stava dentro e deragliava, salvo poi santificarlo con tappeti di lumini e fiori.

Mariasilvia. Matto, Hansele, come “matta” era Mariasilvia Spolato. Altra “irregolare”, che si trascinava dietro buste zeppe di cianfrusaglie, libri e pile di settimane-enigmistiche da riempire con una punta di matita. Pensavamo fosse una tipa un po’ originale, un po’ fuori di testa. Passava le giornate in biblioteca, dormiva sull’Espresso Notte per Roma. Avanti e indietro. Il maglione anche d’agosto, l’insistenza nel chiedere una sigaretta ma mai soldi. Una matta burbera e inoffensiva.

Dopo la morte (anno 2018), abbiamo scoperto invece che era stata la prima donna a dichiarare pubblicamente in Italia (anno 1971) di essere lesbica. Compagna di lotta di Mario Mieli e del poeta Dario Bellezza. Laureata 110 e lode in matematica, docente universitaria, autrice di manuali pubblicati da Fabbri e Zanichelli. Colpevole di amare un’altra donna, e, per questo, espulsa dalla cerchia accademica e ripudiata dalla famiglia. Anche lei troppo in anticipo sui tempi. Persino le femministe l’avevano dimenticata.

«Abbiamo un disegno pronto per Mariasilvia - rilancia Ferrarini -. Una specie di risarcimento ex post». Il Comune dovrebbe farci un pensierino, sull’offerta. Il Collettivo Fx è la Ferrari della street art in Italia. Gente con un forte codice etico, che vede ancora l’arte imprescindibile dall’impegno sociale.

Avete presente i carri merci con le figure di migranti (bambini, uomini, donne) dipinti stesi sulle fiancate, con la scritta “Attenti non ha i documenti”, “Vorsicht er/sie hat keine Papiere”? Fanno la spola sulla linea del Brennero tra l’Italia e al Germania, spesso sono fermi in stazione. Opera loro.

Quei vagoni vanno a prendere l’argilla in Renania per le aziende di ceramica emiliane: la stessa rotta dei migranti che clandestinamente cercano di attraversare il confine per il nord Europa. «Solo che le merci passano, gli esseri umani no». Magari ci tentano, gli esseri umani, nascosti dentro e sotto quei carri. Molti sono morti provando a saltarci sopra, come Abeil Temesgen, 17 anni, eritreo travolto sui binari in zona Siberia (21.11.2016). O B. Abbas 19 anni, Gambia, investito da un merci (31.10.2017). Qualcuno è stato salvato: Anthony, 5 anni, Sierra Leone, abbandonato nella tormenta a -10 su una bisarca alla stazione di Brennero (13.11.2017). Testimonianze che gli artisti del Collettivo Fx hanno raccolto a Bolzano, grazie all’attivista Federica Franchi di Spazio77 che li ha messi in contatto con uomini e donne in fuga dalla fame e dalle guerre. “Patrioti”, per usare una parola tornata di moda, della nazione oscura della paura, dello stupro e delle botte ma non degni di cittadinanza in Europa. Vite ignorate da tramandare solo su un muro. O sul fianco di un treno.

















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