Libri

Il fuoco della madre. Così Franchini ti manda al tappeto 



Il mantra dei corsi di scrittura creativa è che la scrittura autobiografica o memorialistica per essere davvero efficace debba essere sincera fino in fondo, e per spiegarlo si adoperano metafore del tipo “deve affondare come un bisturi”, sottintendendo che sia molto difficile raggiungere certi livelli di sincerità. A me pare che non lo sia più così tanto, e che mai come ora gli autori di romanzi “affondino”, e non un bisturi, coltellacci. Prendete l’ultimo di Antonio Franchini, “Il fuoco che ti porti dentro” (Marsilio), che mette al centro la figura della madre. L’incipit, ad esempio, sembra studiato apposta per schifare il lettore (schifo è un termine che ritorna continuamente in queste pagine): «Benché sia considerata da molti una bella donna, mia madre puzza». Poco più in là abbiamo: «Forse è la vasta cicatrice slabbrata, che come un cratere di carne devasta il suo ventre operato poco dopo la mia nascita, a giustificare il marcio che le fermenta dentro...». Una descrizione terrificante, che fa il paio con quelle del lavoro in macelleria collocate da Dario Voltolini in apertura del suo romanzo dedicato, in quel caso, non alla madre, e una madre morente, ma ad un padre, anche lui morente.

Insomma, negli ultimi romanzi italiani in corsa per i più importanti premi nazionali, Strega e Campiello, il rapporto con i genitori è uno dei temi più gettonati. Anche l’ultimo Emanuele Trevi parla del padre, ma per lo meno lì il padre è un mago (cioè uno psicanalista). Nel libro di Franchini la madre non è oggetto d’amore, è forse metafora della Napoli che conosciamo dai tempi di Rea e Malaparte, la Napoli fetida, che macera nei suoi miasmi, in ogni modo è una donna che “ha avuto una vita di merda”. Sono stato un ammiratore precoce di Franchini.

L’ho scoperto con il suo libro d'esordio, “Camerati - quattro novelle sul diventare grandi”, una raccolta che raccontava un apprendistato alla vita, alla politica e al lavoro editoriale, all’insegna del rifiuto del conformismo, con il linguaggio assieme diretto e finemente cesellato di tanti scrittori del Sud. L'ho apprezzato anche di più con il suo secondo lavoro, “Quando vi ucciderete, maestro?”, che raccontava della fascinazione dell'autore per le arti marziali, e dove comunque ritornava una certa Napoli (le palestre sudate, i combattimenti fra cani). Poi l'ho un po’ perso per strada, seguendolo a tratti lungo una carriera letteraria interessante ma forse discontinua, mentre quella di editor procedeva alla grande, portandolo nella plancia di comando di Mondadori. Il ritratto della madre proposto da Franchini è spietato: “Mi ha dato un'educazione a rovescio: i valori ai quali si ispira o li esprime in una forma riprovevole o sono disvalori veri e propri”.

È una madre sannita, una madre inferocita dalla vita, che odia e disprezza le altre donne, ma che non stima per questo in maniera particolare gli uomini, tranne rispettare quelli che esercitano del potere. Una madre impegnata, come anche la sua, di madre, ovvero la nonna del narratore, a sopravvivere, senza cedimenti, senza mollezze. “Per loro l’incanto esiste solo davanti a un piatto di frittura”. Ed infatti delle cose che le piacciono, questa donna non ne nomina una che apra uno spiraglio sulla sua natura sentimentale, sono tutte materiali, in particolare cibi. Eccola, insomma, la vita nuda e cruda.

Tutta questa crudezza può sconcertare un poco il lettore mitteleuropeo, che pure ha già conosciuto la madre di Peter Handke in "Infelicità senza desideri", che certo non era un petalo di rosa. Ma tant'è. La letteratura di Franchini sa colpire con precisione ed efficacia. Come un diretto di uno dei suoi amati pugili. E anche in questo romanzo alla fine non si può che finire al tappeto.

 













Altre notizie

Attualità

la tragedia

Incendio in un'autofficina a Milano: tre morti e tre feriti

E' accaduto tra via Fra Galgario 8 e via Anguissola. Le vittime si trovavano all'interno di un appartamento al terzo piano dell'edificio di 6 piani in cui è sviluppato il rogo. Sarebbero un'anziana, un cittadino italiano e un'altra persona di origini straniere. Tra i feriti anche un addetto dell'officina da cui sono partite le fiamme (foto Ansa)