IN VIA DEL CAMPO A GENOVA, DOVE “DAL LETAME NASCONO I FIOR”
Fra pochi giorni, se fosse ancora in vita, Faber, Fabrizio De André, festeggerebbe il compleanno. Era nato a Pegli il 18 febbraio di 1940. Sono andato a Genova per “respirare” i suoi luoghi e per...
Fra pochi giorni, se fosse ancora in vita, Faber, Fabrizio De André, festeggerebbe il compleanno. Era nato a Pegli il 18 febbraio di 1940. Sono andato a Genova per “respirare” i suoi luoghi e per fare una passeggiata ideale con un cantante che accompagnato la mia gioventù. In di Via del Campo, là dove lo stretto caruggio si apre in un angusto spiazzo, oggi c’è una piccola targa su cui si legge “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.
Sono le due righe conclusive di una delle più belle poesie dell’intera letteratura italiana del XX secolo. Nove parole in cui è racchiusa tutta una filosofia, una Weltanschauung (cosi si diceva in quegli anni), una visione ideale del mondo, un modello comportamentale e valoriale evaporato troppo presto. In quelle parole c’erano i codici che sono appartenuti ad una generazione che - ormai - ha lasciato il posto ad una società ben lontana da quei “sognanti” e utopici contenuti ideali.
Sono versi, scritti negli anni Sessanta del secolo scorso, non sono opera di un Ungaretti o di un Quasimodo, ma di un giovane e tormentato poeta (prima ancora che cantante di “canzonette”) di rara sensibilità. Tutti lo ricordiamo però ancora per essere stato un cantautore che raccontava storie d’amore accompagnandosi al suono di una chitarra.
A Genova vale la pena ripercorrere Via del Campo accompagnati mentalmente da quella struggente colonna sonora piena di speranza e di fiducia nel futuro che Faber aveva inteso soavemente dedicare a “Bocca di rosa”. Si, considero quella canzone – pardon, poesia - un dolcissimo inno alla bellezza e all’amore: “via del Campo c’è una bambina / con le labbra color rugiada / con gli occhi grigi come la strada / nascon fior dove cammina”.
Ho ripercorso via del Campo per “capire” e per immedesimarmi. Certamente oggi è un viottolo dei caruggi completamente diverso da quel disperato luogo di vite perdute raccontato con tanta umanità. A metà percorso, là dove si apre la piccola piazzetta del campo, ha aperto un piccolo museo-shop privato. Si chiama “Via del Campo 29 rosso – La casa dei cantautori”. Raccoglie e conserva alcuni cimeli che ripercorrono e ricordano gli anni genovesi di Fabrizio De André: dalle brillanti pagelle del liceo Cristoforo Colombo ai tragici mozziconi delle cicche, “reliquie” Di quelle sue “maledette” sigarette. Ci sono anche le foto in bianco e nero dei momenti sereni trascorsi assieme alla musa Nanda Pivano fino ai vecchi preziosi vinili d’antan incisi con l’amata compagna Dori.
Vale la pena entrare in quel piccolo “luogo della memoria” anche perché è l’occasione per rivivere, almeno con i ricordi e per qualche attimo, una stagione impareggiabile della canzone italiana. Lì sono conservati ed esposti con cura cimeli “mitici” di quella grande fucina di talenti che fu la “scuola genovese” (cui Faber apparteneva con orgoglio) e che tanto successo ebbe a cavallo degli anni ’60 grazie ad autori estremamente raffinati ed intelligenti tra i quali Umberto Bindi, Luigi Tenco, Gino Paoli, Bruno Lauzi e Daniele Fossati.
Alla fine di via del Campo, là dove il vicolo sfocia nella sempre vivace e bella piazza del Fossatello, basta svoltare a sinistra e percorrere pochi passi di via Lomellini per imbattersi nella casa natale di un altro grande… sognatore. Meglio dire: di un visionario assai discusso che è stato costretto più volte a fuggire dall’Italia per poter esprimere le proprie idee di libertà, di democrazia e di giustizia. Mi riferisco a Giuseppe Mazzini che lì era nato nel 1805. Nell’elegante edificio di via Lomellini 11 - oltre a poter riflettere un attimo sui contenuti ideali e politici repubblicani di quello scomodo “spirito libero” (o, per dirla alla von Metternich, di quel “brigante italiano”) e vedere anche l’amata chitarra che Pippo (così era chiamato in famiglia) amava suonare - è ospitato anche un piccolo, ma interessante Museo del Risorgimento.